venerdì 14 dicembre 2012

Donne in ogni fase della vita. Benessere, affettività, rischio povertà e violenza nella vita delle donne anziane

Essere donna anziana oggi, che percezione si ha del proprio corpo e dello stato di salute; quanto conta il pregiudizio di chi pensa che affettività e sesso non sono per gli anziani; le violenze psicologiche e fisiche dalle donne anziane; quanto l’età anziana femminile è esposta a situazioni di disagio economico e di povertà. Tutti questi aspetti sono stati esplorati da Auser Nazionale in sei focus group, realizzati in 6 diverse città italiane (Ancona, Genova, Napoli, Pescara, Rovigo e Udine) nel periodo compreso tra maggio e settembre 2012. Sono state coinvolte circa 100 donne volontarie Auser con prevalenza delle ultra60enni, circa il 70%, mentre la restante quota era costituita soprattutto da over 50.
I risultati di questa indagine qualitativa di carattere sperimentale, verranno presentati a Roma in occasione di un convegno nazionale lunedì 17 dicembre a partire dalle ore 14 presso il Centro Congressi delle Carte Geografiche.
Parteciperanno, fra gli altri: Maria Cecilia Guerra, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; Claudia Bassanino medico chirurgo e ginecologa; Carla Cantone segretario generale Spi Cgil; Vera Lamonica segretario nazionale Cgil.
Conclude i lavori Michele Mangano, presidente nazionale Auser.
L’obiettivo era quello di acquisire elementi conoscitivi su alcune tematiche che l’Auser considera prioritarie per mettere in campo e promuovere iniziative di sensibilizzazione.
Le donne anziane oggi: attive in famiglia e presenti nel volontariato; vivono più a lungo ed hanno un reddito più basso rispetto agli uomini
Nelle poche ricerche disponibili, per diversi aspetti le donne anziane italiane risultano attive nella rete familiare, centrali nei flussi di scambio fra le generazioni, presenti nelle attività di volontariato, facendo emergere i contorni di un’età anziana più disponibile a fornire piuttosto che a ricevere aiuto. Nel 2009, si calcola che sono state prestate 3 miliardi di ore di aiuto informale, 2,2 miliardi delle quali sono state prestate da donne.
Le donne anziane sono mediamente poco scolarizzate, caratteristica che non sarà prevalente in coloro che saranno in quelle classi di età fra vent’anni; hanno aspettative di vita maggiori ma anche più anni di vita afflitti da disabilità rispetto agli uomini (5 anni con gravi disabilità rispetto ai 2 degli uomini). Presentano un reddito molto più basso di quello degli uomini; inoltre, le abitazioni delle donne anziane italiane sono molto modeste e spesso più insoddisfacenti di quelle degli uomini anziani.
La violenza alle donne anziane, fenomeno in preoccupante crescita
In Italia non disponiamo ancora di un quadro preciso del fenomeno della violenza contro le persone anziane e le donne nello specifico. Tuttavia vi sono diverse fonti indirette, di natura istituzionale e provenienti dal patrimonio dell’associazionismo femminile (centri anti violenza e Casa delle donne), che delineano il fenomeno come diffuso e in continua espansione (condotte attive ma anche omissive) in relazione a diverse cause e variabili. Limitazioni, maltrattamenti e forme di esclusione nelle condizioni di vita femminile anziana trovano molti silenzi e reticenze nella rappresentazione sociale e nelle culture professionali ancora intrise di stereotipi di genere, di pregiudizi sulla vecchiaia e, data la scarsità di risorse pubbliche, di forti obbligazioni familiari.
I risultati emersi in alcune indagini, tuttavia, sottolineano alcune preoccupanti recenti linee di tendenza. le donne anziane sono un gruppo vulnerabile perché hanno più difficoltà nel difendersi, nel chiedere aiuto, meno consapevoli dei loro diritti e spesso molto spaventate da progettare una vita lontane da chi le aggredisce frequentemente. Sono anche poco consapevoli di che cosa sia la violenza, dal momento che hanno spesso considerato il maltrattamento dei familiari come una modalità relazionale, proprio in quanto donne.
C’è il rischio inoltre che la recessione economica e i tagli alle politiche di Welfare aumentino la pressione economica sulle famiglie incrementando il rischio della vulnerabilità delle persone anziane e con esso il rischio di maltrattamento. Le diseguaglianze sociali possono aumentare le discriminazioni di genere anche tra le persone anziane causando differenti tipi di violenze.
I risultati dei focus group “Abbiamo dentro una enorme energia positiva”
Le testimonianze hanno lasciato intravedere che la donna anziana ha enormi potenzialità in termini di energia fisica e psichica e di sviluppo di relazioni sociali e affettive con gli altri e con il partner. In tante testimonianze, le partecipanti hanno sostenuto che quando si è anziane si può avere "un’enorme energia positiva", utile a se stesse e agli altri; più di una ha affermato che "la donna anziana è più affettuosa e sensibile rispetto al passato". Allo stesso modo c’è stato accordo sulla importanza della sessualità per la vita della donna anziana. “Si vive in modo diverso rispetto al passato, magari con qualche cautela e accorgimento in più, ma è parte integrante della mia vita, in certi casi è appagamento”, ha spiegato Francesca, 67 anni. Per le partecipanti, la sessualità è un tema “naturale” della donna, anche di quella anziana. Dice Marilena, 64 anni, “l’affettività alle persone anziane manca molto, siamo abituati a pensare che l’amore o l’affetto sia destinato solo ai giovani, il bisogno di affetto non finisce mai, quanto è importante allungare la mano e trovare la persona”. E' emerso, però, che quando energia e consapevolezza sono presenti, allora è più facile che la donna possieda un buon livello di scolarizzazione oppure abbia alle spalle un'attività lavorativa o esperienze socio-culturali che le hanno consentito di sviluppare percorsi di vita interiore "autonomi".
Le relazioni con i figli
Non c’è una comunicazione piena, in senso bidirezionale, tra genitori anziani e figli. "Vieni ascoltata davvero solo se stai male, per il resto devi essere utile, me ne accorgo quando in famiglia si devono prendere decisioni importanti, non vengo coinvolta”, sostiene una donna. Un’altra: “In casa spesso la donna anziana è apprezzata solo come sostegno per i figli e i nipoti, le sue opinioni contano poco”. Spesso i figli non accettano i bisogni della madre anziana, “non vedono di buon occhio che la madre vedova possa rifarsi una vita, è una questione di soldi ma anche puro egoismo”. Ha detto Tiziana, 58 anni: “penso sempre alla storia di mia madre, in famiglia ormai non ha voce in capitolo, ma è una persona saggia. Infine, il rapporto con i figli è vissuto con preoccupazione anche per il fatto che numerosi giovani, in gran parte appartenenti ai nuclei familiari di origine, non lavorano o sono disoccupati per effetto dei recenti processi di crisi.
Le condizioni di povertà e la donna anziana
“E’ il problema più grave in questo momento”, hanno sostenuto in molte. Povertà e stenti economici caratterizzano fortemente la condizione attuale della donna anziana, poco protetta dal sistema previdenziale a causa delle forti ineguaglianze interne alla struttura occupazionale. Si è posto l’accento sulle donne anziane istituzionalizzate, ma anche sugli effetti che la povertà può avere sulla percezione di sé della donna. La povertà è più che una semplice mancanza di reddito: è anche mancanza di sicurezza, di voce, di scelte. La voce delle donne povere, specie se anziane, raramente viene ascoltata. La povertà si manifesta in diverse forme e colpisce le persone in maniera differente. Le donne subiscono gli effetti della povertà in maniera particolare a causa del loro ruolo nella società, nella comunità e nella famiglia.
In generale, tuttavia, dagli incontri è emersa in ogni momento la consapevolezza che la donna anziana, in quanto donna, ha in sé molte risorse per far fronte ai problemi della vita e ai condizionamenti culturali. “Si tratta di aiutare le altre donne a far uscir fuori questa consapevolezza”. Si tratta di dar vita a un nuovo modo di rappresentare le donne anziane e di fare volontariato, volto a far crescere consapevolezza e responsabilità dentro e fuori dell'organizzazione. Le donne anziane non sono vittime passive. Possono essere cittadine partecipi e attiviste, possono organizzarsi, chiedendo giustizia e riconoscimento delle responsabilità. Secondo Amnesty le donne spesso sono gli agenti del cambiamento più affidabili e di successo, non solo per famiglie e comunità ma per tutta la società. Gli esempi di questo cambiamento positivo possono essere trovati in ogni parte del mondo.

giovedì 13 dicembre 2012

Generazione T(ablet), a Palermo presentazione del progetto

Il 20 dicembre 2012 alle ore 10, nell'aula multimedia dell'Ospedale Civico di Palermo, l'ASLTI (Associazione Siciliana Lotta contro le Leucemie e i Tumori Infantili) e l'ARNAS Civico-Di Cristina-Benfratelli organizzano una conferenza stampa di presentazione della Piattaforma didattica e del progetto Generazione T(ablet).
INVITO
LOCANDINA

Deceduta dopo un scippo. Cordoglio del volontariato per la famiglia «I delinquenti vanno trovati e assegnati alla giustizia ma c'è una responsabilità educativa di tutti»

Dal Coordinamento del Volontariato di Gela ci arriva un comunicato che volentieri pubblichiamo:

Le trenta associazioni che aderiscono al Coordinamento del Volontariato di Gela si stringono al dolore dei famigliari della signora Teresa Pagano, deceduta a causa dei traumi a seguito di uno scippo avvenuto qualche giorno fa, ma nello stesso tempo lanciano un monito alle istituzioni e a tutta la comunità affermando che «tutti dobbiamo sentirci responsabili di ciò che accade nella nostra città, ma ciascuno, per il ruolo che ricopre, se non si adopera al meglio, non è solo responsabile ma complice di strade che portano all'imbarbarimento di una comunità. Come cittadini e volontari, siamo a fianco di tutte le Forze dell'Ordine che con spirito di servizio e abnegazione garantiscono la sicurezza nella città di Gela. Ma la battaglia contro la delinquenza minorile non è una battaglia tra guardie e ladri, di mezzo c'è una comunità che deve assumersi la responsabilità di governare questo territorio attraverso azioni educative mirate. Ci appelliamo al senso civico di questa città invitando chiunque abbia visto o riconosciuto i responsabili di informare le autorità preposte. Ma denunciamo anche la precarietà delle azioni educative di questo territorio e l'inadeguatezza delle risorse umane ed economiche messe a disposizione per i servizi educativi. La crisi non sia un alibi all'assenza di una strategia educativa. Ogni quartiere dovrebbe avere una comunità educativa con educatori di strada capaci di arrivare ai bambini più difficili che potenzialmente sono dei futuri delinquenti. Non esistono ragazzi cattivi o delinquenti per nascita, ma bambini e ragazzi che non hanno incontrato persone capaci di proporre loro valori di giustizia e vita. Non è con iniziative mediatiche o di promozione che cambia la vita di un ragazzo ma con adulti capaci di educarli e l'educazione è un processo serio e lungo che richiede percorsi di rete. Occorre aiutare le famiglie e le scuole nel loro compito educativo. Come cittadini e volontari, proviamo a contribuire con il nostro piccolo impegno a costruire una città più civile ma pensiamo che la questione delinquenziale vada affrontata con un piano almeno triennale con una cabina di regia condivisa e con maggiore competenza. Ci sono due strade da percorrere e da conoscere senza le quali ci restano solo i comunicati stampa e iniziative effimere: la povertà minorile e le sue conseguenze sul benessere dei minori, e la debolezza della comunità educante, a partire dal ruolo centrale della famiglia e della scuola, delle istituzioni formali, delle parrocchie e delle associazioni, che concorrono, oppure no, a formare i bambini. Non vogliamo polemizzare o accusare nessuno ma vogliamo aprire un dibattito serio perché può capitare, che la crisi, faccia dimenticare a chi amministra come la povertà materiale e di opportunità educative produce sull'infanzia effetti permanenti e non più recuperabili; una politica che continua a considerare le politiche sociali solo per i deboli e non, come sarebbe giusto e corretto, come azioni e interventi rivolti al benessere della comunità nel suo insieme, non fa bene il proprio lavoro. La nostra città ha bisogno di un maggior controllo del territorio e di una comunità educante che chi amministra deve provare a costruire. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo. Siamo di fronte ad una grave emergenza delinquenziale che deve essere affrontata subito e con determinazione».
Firmato
Il Coordinamento delle Associazioni di Volontariato di Gela

mercoledì 12 dicembre 2012

«Diversamente Giovane». Un convegno a Favara su Anziani e Volontariato

La delegazione CeSVoP di Agrigento, in occasione dell’Anno Europeo dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà tra Generazioni, propone un momento di riflessione sul volontariato delle persone anziane. In particolare, l’associazione Alzheimer di Agrigento, l’associazione Amici dell’Anffas e l’Anffas Onlus di Favara organizzano il convegno «Diversamente Giovane» che si svolge al Castello Chiaramonte di Favara (AG) il 15 dicembre 2012 alle ore 9,30.
L’incontro ha lo scopo di incoraggiare e sollecitare i responsabili politici e le parti interessate a intraprendere, a ogni livello, azioni volte a migliorare le possibilità di invecchiare restando attivi e a potenziare la solidarietà tra le generazioni. Inoltre, in questo modo si vuole diffondere fra i cittadini la cultura dell'invecchiamento attivo, evidenziando la partecipazione e il contributo che gli anziani danno alla società, anche attraverso il volontariato.
Fra gli altri, intervengono: Mariella Schifano, responsabile ass. Amici dell’Anffas di Favara; Angela Parisi, presidente ass. Alzheimer Agrigento; Alfredo Zambuto, ASP1 di Agrigento; Rosario Manganella, sindaco di Favara; Marco Zambuto, sindaco di Agrigento; Adriana Bacchi, dottore in economia e istituzioni per l’integrazione europea e internazionale; Carmelina Mandracchia, docente all’Università degli Studi del Piemonte Orientale; Salvatore Sciortino, poeta; Filippo Muscià, direttore sanitario dell’ASP Enna; Nino Bellomo, attore; Carlo Gelo, docente all’Università degli Studi di Pavia.
L’evento ha ricevuto il patrocinio dei Comuni di Agrigento e Favara, dell’ASP 1 e della Consulta Anziani di Agrigento.

martedì 11 dicembre 2012

Dal Comune di Palermo un invito per il volontariato di protezione civile

In vista dell'aggiornamento del Piano comunale PC, l'assessorato di protezione civile del Comune di Palermo invita le OdV iscritte al Registro del Dipartimento Regionale di PC ad un incontro mercoledì 12 dicembre alle ore 16 all'ex Centro Stampa (Pallone) di via Del Fante, 9/C a Palermo.

lunedì 10 dicembre 2012

Le proposte dell'Unione Italiana Ciechi di Palermo per la festa di Santa Lucia

In occasione della festività di S. Lucia, protettrice della vista, la sezione provinciale UIC di Palermo propone delle iniziative mirate a far conoscere meglio il mondo dei non vedenti e degli ipovedenti, in una realtà sociale sempre più complessa e spesso disattenta ai problemi della disabilità.
In particolare, il 13 dicembre 2012 alle ore 10 si celebrerà una messa presso la chiesa di Santa Lucia (via Albanese), Santa protettrice degli occhi; alle 11 si svolgerà una sfilata di costumi storici in stile barocco, ideata e curata dallo scenografo Calogero Armato. A sfilare tra i figuranti ci saranno una decina di giovani ciechi ed ipovedenti. Il corteo partirà da Palazzo delle Aquile per raggiungere la Cattedrale dove i partecipanti riceveranno la benedizione del Vescovo ausiliario di Palermo Carmelo Cuttitta.
Il 16 dicembre 2012, alle ore 11, la sfilata viene ripetuta con un percorso diverso: Teatro Massimo – Piazza Delle Croci e ritorno.
Il 19 dicembre 2012, alle 15.30, infine, uno spettacolo teatrale e musicale, presso il teatro Colosseum, con la partecipazione dei ragazzi frequentanti le varie attività extrascolastiche ed aggregative organizzate dalla Sezione palermitana dell'Unione Italiana Ciechi per l’anno scolastico 2012-2013.
“Con queste iniziative vogliamo mettere l'accento sull'importanza dell'integrazione fra persone cieche ed ipovedenti e persone normodotate; allo stesso tempo vogliamo contribuire alla crescita culturale della città” sottolinea il prof. Giuseppe Scaccia, presidente della sezione palermitana dell'Unione italiana dei ciechi. In occasione della giornata di Santa Lucia, santa protettrice della vista, Scaccia lancia anche un appello agli amministratori comunali affinché rinnovino le due convenzioni che da una decina d'anni il Comune stipula con l'Uic. Grazie a queste due convenzioni, infatti, in questi anni l'Uic è riuscito ad offrire una serie di servizi a favore dei ciechi e degli ipovedenti della città. “Attraverso 'Oltre gli ostacoli', abbiamo assistito nel centro di via Molara una trentina di ragazzi ciechi pluriminorati - illustra Scaccia -; mentre con 'cittadini come gli altri' dei lettori hanno letto libri o ricette mediche a centinaia di bambini e anziani”.

La crisi nel Rapporto Censis: il soccorso delle reti familiari e la malapolitica

Quasi il 60 per cento delle famiglie intervistate nel 2012 ha dichiarato di aver dato o ricevuto nell’ultimo anno almeno una forma di aiuto ad altri nuclei.
Le reti familiari hanno salvato gli italiani dal baratro della crisi. È quanto evidenzia il Censis nel suo Rapporto sulla situazione sociale del Paese. «Complessivamente il 59,4% delle famiglie intervistate dal Censis nel 2012 ha dichiarato di aver dato o ricevuto nell’ultimo anno almeno una forma di aiuto ad altre famiglie – spiega il rapporto - (le quote più alte del campione fanno riferimento al tenere i bambini, 17,3%, e a fare compagnia a persone sole o malate, 15,9%) partecipando alla rete informale di supporto famigliare». Le famiglie, però, giocano un ruolo soprattutto come «agenti della redistribuzione interna di risorse» a supporto dei componenti più vulnerabili: figli che stentano a rendersi completamente autonomi e chi necessita di assistenza. «Si tratta di un’autogestione e autoregolazione che in molti casi risulta efficace – spiega il Censis –, ma che mostra evidentemente delle criticità, dal momento che una quota rilevante delle risorse che le famiglie dedicano al welfare familiare proviene con ogni probabilità da redditi pensionistici: da un lato i redditi dei pensionati saranno sensibilmente più contenuti in futuro, dall’altro va considerata la forte differenziazione tra le famiglie, per cui le più vulnerabili hanno accesso a prestazioni pensionistiche di livello basso, che non consentono strategie redistributive autonome».
«Nella graduatoria delle cause della crisi piu' citate, il 43,1% degli italiani indica la crisi morale della politica e la corruzione, il 26,6% il debito pubblico legato a sprechi e clientele, il 26,4% l'evasione fiscale. Solo al quinto posto di questa sorta di graduatoria di fattori determinanti, dal 18% circa viene richiamata la politica europea e l'euro, mentre i problemi delle banche italiane sono piu' citati anche rispetto alle temute speculazioni della famigerata finanza internazionale». Lo scrive il Censis nel Rapporto 2012 sulla situazione sociale del Paese.
Il sentimento più diffuso in questo momento di evidente difficoltà del Paese «è la rabbia, che accomuna il 52,3% degli italiani, frutto della consapevolezza che la situazione drammatica che oggi impone ineludibili interventi "tecnici", fortemente penalizzanti per ampie quote di popolazione, è addebitabile a scelte irresponsabili assunte nel passato e anche oggi senza conseguenze per chi ne è stato l'artefice. Seguono la paura (21,4%), la voglia di reagire (20,1%), il senso di frustrazione (11,8%). Un segnale di come la gravità della crisi stia lentamente ma inesorabilmente acquisendo un posto centrale tra le preoccupazioni degli italiani è il fatto che, interrogati sulle proprie personali paure per il futuro, stilano una graduatoria in cui si citano innanzitutto malattia (35,9%) e non autosufficienza (27%), subito dopo il futuro dei figli (26,6%, in crescita rispetto a un anno fa), la situazione economica generale (25,5%, in crescita), la disoccupazione e la perdita del lavoro (25,2%)» (fonte DIRE Redattore sociale, 7dic12).

Dal Rapporto Censis appena pubblicato emerge un Centro-Sud in ginocchio

Il Centro-Nord ha sofferto maggiormente gli effetti della crisi, rispetto al Sud Italia che continua a soffrire di un disagio sociale generalizzato. È quanto emerge dal Rapporto sulla situazione sociale del Paese del Censis. «La graduatoria provinciale fondata sull’indicatore del disagio generato nella crisi (periodo 2008-2011), elaborato dal Censis, è per molti aspetti sorprendente, con al suo vertice le province di Pesaro e Urbino, Livorno, Rieti, Varese e Novara. Nelle prime venti province ve ne sono 11 del Centro, 5 del Sud e 4 del Nord”. Ma sul disagio in generale non ci sono dubbi: “al vertice si collocano le province di Caltanissetta, Catania, Napoli, Palermo e Siracusa. Tra le prime venti province della graduatoria, ben 17 sono del Sud. Caserta, Napoli, Ragusa, Prato e Oristano sono le province a più alta emergenza da disagio sociale. Tra le prime venti province della graduatoria si registrano 10 province del Sud, 7 del Centro e 3 del Nord».
La cartografia dei gruppi sociali più colpiti dalla crisi non è meno complessa, spiega il Censis. «Nel rapporto con il lavoro hanno subito i più alti impatti negativi i maschi (-46mila attivi, -438mila occupati), le persone con basso titolo di studio (oltre 927mila occupati in meno con al massimo il diploma di media inferiore) e i residenti nel Sud (-129mila attivi, -300mila occupati). Sotto il profilo del reddito disponibile, più a rischio sono ovviamente le famiglie marginali, tra le quali vanno sicuramente annoverate quelle che escono dal rischio povertà solo grazie ai trasferimenti pubblici, oggi così minacciati”. Il rapporto mette in evidenza inoltre che, secondo dati Eurostat, più del 5% degli italiani è a rischio povertà senza i trasferimenti pubblici. “È vero che l’Italia non è tra i Paesi europei dove è più alta la quota di cittadini che i trasferimenti pubblici tengono lontani dal rischio povertà (nel Regno Unito è quasi il 14% dei cittadini, in Francia l’11,5%, in Germania il 6,6%), esiste però il fondato rischio che i tagli ai trasferimenti pubblici esercitino un effetto domino sulle famiglie, tenuto conto di un’altra caratteristica tipicamente italiana: per tante famiglie contano i trasferimenti orizzontali, quelli intra-familiari» (fonte Redattore Sociale, 7dic12).

Firmata la Carta di intenti della rete educativa regionale Sicilia Educa

Domenica 9 dicembre a Scoglitti (RG) - sede del sesto Meeting del volontariato per l'educazione Star&Go - è stata siglata la Carta di intenti che avvia la nascita della Conferenza regionale per l'educazione Sicilia Educa. I promotori sono MoVI, Arciragazzi, Libera e la CESI - Conferenza Episcopale Sicilana. Vi è l'intenzione di completare presto le adesioni con altre reti regionali e locali educative e di avviare una serie di iniziative.
Qui sotto la breve del Giornale di Sicilia e l'articolo apparso sul quotidiano Avvenire domenica 9 dicembre.

SOS della Missione Speranza e Carità di Palermo

La situazione della Missione, fondata e animata da Biagio Conte che accoglie quasi mille ospiti tra senza tetto, immigrati e poveri a Palermo, è ormai critica. Ecco come il Giornale di Sicilia del 10 dicembre 2012 racconta la situazione d'emergenza della Missione.