Il Giornale di Sicilia, edizione provincia di Caltanissetta, ha pubblicato l'appello che l'associazione di volontariato per la famiglia ha lanciato ai politici impegnati nelle elezioni del 28 ottobre. Qui sotto l'articolo tratto dal giornale (24ott12 pag. 24).
mercoledì 24 ottobre 2012
Il 27 ottobre all'Unità Operativa ISIL di Via La Loggia a Palermo si parla di Burn-out e volontariato
Dall'associazione MiscelArti di Palermo riceviamo questo invito che volentieri pubblichiamo:
Da tempo è comprovato che la sindrome da BURN-OUT riguarda tutte le professioni d’aiuto, il volontariato pur essendo una scelta non è immune da questo fenomeno.
Il convegno si offre come spunto di riflessione per avviare un percorso di consapevolezza attraverso l’utilizzo dell’arte terapia, e riappropriarsi della creatività come mezzo per miglio-rare il proprio lavoro.
Vogliamo sostenere gli operatori di volontaria-to di qualsiasi ente del terzo settore prima ancora che l’utenza, poiché è condizione di base che il supporto che le associazioni danno a chi ne ha bisogno sia positivo e funzionale, non deviato quindi da stanchezza o frustrazioni personali
Il workshop pomeridiano offre, inoltre, uno spazio reale e concreto ai volontari per sperimentare un’esperienza di arteterapia, nell’ottica del benessere e dell’attivazione e riscoperta delle risorse personali.
Il benessere è un diritto di tutti e il volontario sano è una risorsa per la collettività.
INTRODUCE E MODERA
Serena Riina – Psicologa e Arteterapeuta
Ore 8,30 REGISTRAZIONE ED ACCOGLIENZA
Ore 9,00 SALUTI INIZIALI
Antonella di Leonardo - Dirigente psicologo ASP 6 Palermo
Giorgio Serio Direttore del Dipartimento di Salute Mentale ASP 6 Palermo
Ore 9,20 LA COLLBORAZIONE TRA VOLONTARIATO E LE ISTITUZIONI
Alberto Giampino – Direttore CeSVoP (Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo)
Ore 9,40 BURN– OUT E VOLONTARIATO E ARTE TERAPIA COME STRUMENTO DI SOSTEGNO E PREVENZIONE Serena Riina – Psicologa e Arteterapeuta
Ore 10,00 SINDROME DA BURN-OUT NELLE CURE PALLIATIVE
Nicola Davide Girelli - Psicoterapeuta, psico- oncologo LILT ONLUS, Palermo
Ore 10,20 IL RUOLO DEL MEDICO COMPETENTE NELLA PREVENZIONE
Paola De Marchis - Medico chirurgo specialista sta in medicina del lavoro titolare di assegno di ricerca presso
il Dipartimento di Scienze per la Promozione della Salute “G. D’Alessandro”
Ore 10,40 MOTIVAZIONE E COMPETENZE NEL VOLONTARIATO: LA NECESSITA’ DI UNA FORMAZIONE PERMANENTE
Ilenia Trifirò - Psico-oncologo presso l’ A.I.L. (Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma)
Ore 11,00 COFFE’ BREACK
Ore 11,20 ARTETERAPIA E VOLONTARIATO: LA CREATIVITA’ COME RISORSA
Simona Italia - Psicoterapeuta espressiva, psico-oncologa
Ore 12,00 PARLANO LE ASSOCIAZIONI: ESPERIENZE A CONFRONTO MODERA
Gabriella Cinà - psicologa e Arteterapeuta
SISM (segretariato Italiano Studenti di Medicina)
Agedo
Meravigliosamente
Ass. Diabetici Vincenzo Castelli
Ore 13,30 CHIUSURA DEI LAVORI
Ore 15,30-18,30 WORKSHOP DI ARTETERAPIA
Condotto da Gabriella Cinà e Serena Riina
gratuito per le organizzazioni di volontariato CeSVoP
PER INFO miscelarti@gmail.com oppure formazione@cesvop.org
evento facebook https://www.facebook.com/events/318604928246343/
L'associazione MISCELARTI ha sede a Palermo e nasce dall’idea di unire tutte e arti espressive: musica, teatro, scultura, pittura e fotografia mettendole al servizio della collettività come mezzo e strumento utile all’espressione delle proprie emozioni, problematiche, pensieri in modo da trovare soluzioni, cure o semplicemente condivisione, poiché portare in superficie una questione è il primo passo per la sua risoluzione, ed è il fondamento della nostra idea di cittadinanza partecipata.
Ci contraddistingue una forte e profonda volontà di ESSERCI, che si identifica nel concetto di cittadinanza attiva, di promozione del benessere a 360°, e dalla consapevolezza che l’unico modo per uscire da questa grossa crisi valoriale ed eco-nomica sia riappropriarsi della dimensione umana delle relazioni
Abbiamo fondato “Radio L@V..e “ (www.radiolav.it) Legalità, Ambiente e Volontariato al servizio della gente che da settembre sarà attiva on line, e proporrà pro-grammi di informazione e intrattenimento tematici, ideati e condotti da ragazzi dai 14 ai 25 anni, che prevedono il coinvolgimento diretto della popolazione che segnalerà e condividerà le proprie idee, gli eventi, i propositi e noi ci faremo per loro porta-voce per una cittadinanza realmente attiva.
PER PRENOTARSI AL WORKSHOP
http://www.cesvop.org/index.php?option=com_content&task=view&id=3708&Itemid=1
Da tempo è comprovato che la sindrome da BURN-OUT riguarda tutte le professioni d’aiuto, il volontariato pur essendo una scelta non è immune da questo fenomeno.
Il convegno si offre come spunto di riflessione per avviare un percorso di consapevolezza attraverso l’utilizzo dell’arte terapia, e riappropriarsi della creatività come mezzo per miglio-rare il proprio lavoro.
Vogliamo sostenere gli operatori di volontaria-to di qualsiasi ente del terzo settore prima ancora che l’utenza, poiché è condizione di base che il supporto che le associazioni danno a chi ne ha bisogno sia positivo e funzionale, non deviato quindi da stanchezza o frustrazioni personali
Il workshop pomeridiano offre, inoltre, uno spazio reale e concreto ai volontari per sperimentare un’esperienza di arteterapia, nell’ottica del benessere e dell’attivazione e riscoperta delle risorse personali.
Il benessere è un diritto di tutti e il volontario sano è una risorsa per la collettività.
INTRODUCE E MODERA
Serena Riina – Psicologa e Arteterapeuta
Ore 8,30 REGISTRAZIONE ED ACCOGLIENZA
Ore 9,00 SALUTI INIZIALI
Antonella di Leonardo - Dirigente psicologo ASP 6 Palermo
Giorgio Serio Direttore del Dipartimento di Salute Mentale ASP 6 Palermo
Ore 9,20 LA COLLBORAZIONE TRA VOLONTARIATO E LE ISTITUZIONI
Alberto Giampino – Direttore CeSVoP (Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo)
Ore 9,40 BURN– OUT E VOLONTARIATO E ARTE TERAPIA COME STRUMENTO DI SOSTEGNO E PREVENZIONE Serena Riina – Psicologa e Arteterapeuta
Ore 10,00 SINDROME DA BURN-OUT NELLE CURE PALLIATIVE
Nicola Davide Girelli - Psicoterapeuta, psico- oncologo LILT ONLUS, Palermo
Ore 10,20 IL RUOLO DEL MEDICO COMPETENTE NELLA PREVENZIONE
Paola De Marchis - Medico chirurgo specialista sta in medicina del lavoro titolare di assegno di ricerca presso
il Dipartimento di Scienze per la Promozione della Salute “G. D’Alessandro”
Ore 10,40 MOTIVAZIONE E COMPETENZE NEL VOLONTARIATO: LA NECESSITA’ DI UNA FORMAZIONE PERMANENTE
Ilenia Trifirò - Psico-oncologo presso l’ A.I.L. (Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma)
Ore 11,00 COFFE’ BREACK
Ore 11,20 ARTETERAPIA E VOLONTARIATO: LA CREATIVITA’ COME RISORSA
Simona Italia - Psicoterapeuta espressiva, psico-oncologa
Ore 12,00 PARLANO LE ASSOCIAZIONI: ESPERIENZE A CONFRONTO MODERA
Gabriella Cinà - psicologa e Arteterapeuta
SISM (segretariato Italiano Studenti di Medicina)
Agedo
Meravigliosamente
Ass. Diabetici Vincenzo Castelli
Ore 13,30 CHIUSURA DEI LAVORI
Ore 15,30-18,30 WORKSHOP DI ARTETERAPIA
Condotto da Gabriella Cinà e Serena Riina
gratuito per le organizzazioni di volontariato CeSVoP
PER INFO miscelarti@gmail.com oppure formazione@cesvop.org
evento facebook https://www.facebook.com/events/318604928246343/
L'associazione MISCELARTI ha sede a Palermo e nasce dall’idea di unire tutte e arti espressive: musica, teatro, scultura, pittura e fotografia mettendole al servizio della collettività come mezzo e strumento utile all’espressione delle proprie emozioni, problematiche, pensieri in modo da trovare soluzioni, cure o semplicemente condivisione, poiché portare in superficie una questione è il primo passo per la sua risoluzione, ed è il fondamento della nostra idea di cittadinanza partecipata.
Ci contraddistingue una forte e profonda volontà di ESSERCI, che si identifica nel concetto di cittadinanza attiva, di promozione del benessere a 360°, e dalla consapevolezza che l’unico modo per uscire da questa grossa crisi valoriale ed eco-nomica sia riappropriarsi della dimensione umana delle relazioni
Abbiamo fondato “Radio L@V..e “ (www.radiolav.it) Legalità, Ambiente e Volontariato al servizio della gente che da settembre sarà attiva on line, e proporrà pro-grammi di informazione e intrattenimento tematici, ideati e condotti da ragazzi dai 14 ai 25 anni, che prevedono il coinvolgimento diretto della popolazione che segnalerà e condividerà le proprie idee, gli eventi, i propositi e noi ci faremo per loro porta-voce per una cittadinanza realmente attiva.
PER PRENOTARSI AL WORKSHOP
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martedì 23 ottobre 2012
Nell'agrigentino autunno all'insegna del volontariato
«Arte come strumento di
diffusione della cultura dell’integrazione» è il titolo del progetto che la
Delegazione CeSVoP di Agrigento realizza a partire dal mese di ottobre.
Il progetto vedrà coinvolte le associazioni di volontariato dell’agrigentino che si sono cooordinate in rete proprio per realizzare questo percorso nei loro territori. In dettaglio si tratta di: Associazione Alzheimer Agrigento, Gruppi Volontariato Vincenziano (GVV) provinciale di Agrigento, GVV di Aragona, Amici dell’Anffas di Favara e Anffas di Favara.
L’Associazione Alzheimer propone il Laboratorio «Narrazione di Storie» che è iniziato l’8 ottobre e si conclude il 3 dicembre. Il Laboratorio si svolge ogni lunedì dalle ore 17 alle 19,30 nei locali dell’Associazione Alzheimer in via Dante, 63 e vede coinvolti circa 20 anziani affetti da Alzheimer in attività di racconti di vecchi aneddoti, storielle d’altri tempi e canzoni con lo scopo di mantenere viva quella parte della memoria non intaccata dalla patologia (memoria a lungo termine).
L’associazione GVV di Aragona ha attivato dal 24 settembre un Laboratorio di teatroterapia che si svolge fino al 5 dicembre.
Le attività che si svolgono ogni martedì e venerdì dalle ore 16 alle 18 nei locali del Palazzo Principe di Aragona, sono rivolte ad un gruppo di circa 20 bambini e 10 adulti coinvolti in un percorso di lettura animata della «Divina Avventura», una rielaborazione della Divina Commedia di Dante Alighieri in chiave ironica. Attraverso diverse attività ludiche il gruppo prepara la messa in scena teatrale del testo.
La stessa associazione è impegnata in un Laboratorio di danzaterapia dall’1 ottobre al 6 dicembre, con cadenza bisettimanale (ogni lunedì e mercoledì dalle 16 alle 18) presso il Palazzo Principe di Aragona. Il laboratorio è rivolto a un gruppo di 20 bambine che realizzano in tal modo il sogno di “fare danza”, come la maggior parte dei bambini di oggi che possono permetterselo. Saranno proposti giochi ed esercizi provenienti dal patrimonio della danzamovimentoterapia, dell’arteterapia e dell’animazione teatrale. Le tecniche verranno calibrate di volta in volta, in risposta ai bisogni individuali e gruppali rilevati e alle dinamiche in corso. Sarà data importanza sia all’esplorazione che alla strutturazione (attraverso rielaborazioni coreografiche, strutture ritmiche…).
L’associazione Amici dell’Anffas di Favara propone un Laboratorio di arteterapia che inizia il 9 ottobre per concludersi il 22 novembre e si svolgerà il martedì e il giovedì dalle 16 alle 19 presso la sede dell’Anffas, via Berlinguer 23 a Favara. Il laboratorio coinvolgerà circa 25 ragazzi diversamente abili per due volte la settimana in attività manuali quali decorazione vetro, decoupage, lavorazione della creta e della ceramica, ecc…
Sempre l’associazione di Favara propone un Laboratorio sulla figura del caregiver che è iniziato il 10 ottobre e si conclude il 23 novembre. Le attività saranno svolte presso i locali dell’Anffas (via Berlinguer, 23 a Favara) nelle giornate di mercoledì e venerdì dalle ore 16 alle 19. Il laboratorio è rivolto ai genitori, familiari e a quanti si occupano di ragazzi diversamente abili; attraverso la messa in atto di dinamiche di gruppo e giochi di ruolo, si cercherà di favorire la condivisione delle problematiche e dei vissuti emotivi sperimentati quotidianamente.
Medesimo Laboratorio sulla figura del caregiver è svolto dall’associazione Alzheimer di Agrigento: avviato il 12 ottobre, si conclude il 14 dicembre e le attività si svolgono ogni venerdì dalle ore 17 alle 19,30 presso i locali dell’Associazione Alzheimer in via Dante, 63 ad Agrigento. Il laboratorio è rivolto a quanti, a vario titolo, si occupano della cura delle persone affette da Alzheimer; attraverso la messa in atto di dinamiche di gruppo e giochi di ruolo, si punta a favorire la condivisione delle problematiche e dei vissuti emotivi sperimentati quotidianamente.
Il progetto vedrà coinvolte le associazioni di volontariato dell’agrigentino che si sono cooordinate in rete proprio per realizzare questo percorso nei loro territori. In dettaglio si tratta di: Associazione Alzheimer Agrigento, Gruppi Volontariato Vincenziano (GVV) provinciale di Agrigento, GVV di Aragona, Amici dell’Anffas di Favara e Anffas di Favara.
L’Associazione Alzheimer propone il Laboratorio «Narrazione di Storie» che è iniziato l’8 ottobre e si conclude il 3 dicembre. Il Laboratorio si svolge ogni lunedì dalle ore 17 alle 19,30 nei locali dell’Associazione Alzheimer in via Dante, 63 e vede coinvolti circa 20 anziani affetti da Alzheimer in attività di racconti di vecchi aneddoti, storielle d’altri tempi e canzoni con lo scopo di mantenere viva quella parte della memoria non intaccata dalla patologia (memoria a lungo termine).
L’associazione GVV di Aragona ha attivato dal 24 settembre un Laboratorio di teatroterapia che si svolge fino al 5 dicembre.
Le attività che si svolgono ogni martedì e venerdì dalle ore 16 alle 18 nei locali del Palazzo Principe di Aragona, sono rivolte ad un gruppo di circa 20 bambini e 10 adulti coinvolti in un percorso di lettura animata della «Divina Avventura», una rielaborazione della Divina Commedia di Dante Alighieri in chiave ironica. Attraverso diverse attività ludiche il gruppo prepara la messa in scena teatrale del testo.
La stessa associazione è impegnata in un Laboratorio di danzaterapia dall’1 ottobre al 6 dicembre, con cadenza bisettimanale (ogni lunedì e mercoledì dalle 16 alle 18) presso il Palazzo Principe di Aragona. Il laboratorio è rivolto a un gruppo di 20 bambine che realizzano in tal modo il sogno di “fare danza”, come la maggior parte dei bambini di oggi che possono permetterselo. Saranno proposti giochi ed esercizi provenienti dal patrimonio della danzamovimentoterapia, dell’arteterapia e dell’animazione teatrale. Le tecniche verranno calibrate di volta in volta, in risposta ai bisogni individuali e gruppali rilevati e alle dinamiche in corso. Sarà data importanza sia all’esplorazione che alla strutturazione (attraverso rielaborazioni coreografiche, strutture ritmiche…).
L’associazione Amici dell’Anffas di Favara propone un Laboratorio di arteterapia che inizia il 9 ottobre per concludersi il 22 novembre e si svolgerà il martedì e il giovedì dalle 16 alle 19 presso la sede dell’Anffas, via Berlinguer 23 a Favara. Il laboratorio coinvolgerà circa 25 ragazzi diversamente abili per due volte la settimana in attività manuali quali decorazione vetro, decoupage, lavorazione della creta e della ceramica, ecc…
Sempre l’associazione di Favara propone un Laboratorio sulla figura del caregiver che è iniziato il 10 ottobre e si conclude il 23 novembre. Le attività saranno svolte presso i locali dell’Anffas (via Berlinguer, 23 a Favara) nelle giornate di mercoledì e venerdì dalle ore 16 alle 19. Il laboratorio è rivolto ai genitori, familiari e a quanti si occupano di ragazzi diversamente abili; attraverso la messa in atto di dinamiche di gruppo e giochi di ruolo, si cercherà di favorire la condivisione delle problematiche e dei vissuti emotivi sperimentati quotidianamente.
Medesimo Laboratorio sulla figura del caregiver è svolto dall’associazione Alzheimer di Agrigento: avviato il 12 ottobre, si conclude il 14 dicembre e le attività si svolgono ogni venerdì dalle ore 17 alle 19,30 presso i locali dell’Associazione Alzheimer in via Dante, 63 ad Agrigento. Il laboratorio è rivolto a quanti, a vario titolo, si occupano della cura delle persone affette da Alzheimer; attraverso la messa in atto di dinamiche di gruppo e giochi di ruolo, si punta a favorire la condivisione delle problematiche e dei vissuti emotivi sperimentati quotidianamente.
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Dal Giornale di Sicilia un'intervista allo psichiatra Luigi Cancrini
Luigi Cancrini presenta a Palermo il suo nuovo libro «La cura delle infanzie infelici» dedicato alle difficoltà dei bambini e ai bambini in difficoltà. L'appuntamento è per il 23 ottobre 2012 alle ore 17 a Palazzo della Aquile (Sala delle Lapidi). Per l'occasione il Giornale di Sicilia ha pubblicato un'intervista all'autore. La riportiamo qui sotto (Giornale di Sicilia 23ott12, pag. 13)
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Presentazione del nuovo volume del gesuita p. Sorge
«Oltre le mura del tempio. Cristiani tra obbedienza e profezia» è il titolo dell’ultima fatica letteraria di p. Bartolomeo Sorge SJ. Intervistato dal vaticanista del Tg 1 Aldo Maria Valli, il gesuita, profondo conoscitore della realtà sociale, politica e culturale italiana nonché fondatore dell’Istituto Arrupe, affronta temi che animano l’attuale dibattito culturale e religioso: il ruolo dei movimenti ecclesiali, la questione dei preti sposati e del sacerdozio femminile, il rapporto tra cristiani e atei, la formazione dei seminaristi.
Il volume verrà presentato nel corso di un incontro organizzato dall’Istituto Arrupe, l’Università di Palermo, il Centro Educativo Ignaziano (CEI), le Edizioni Paoline, l’Associazione Vespri Siciliani (AVS) e l’Associazione ex Alunni “Gonzaga – CEI” in programma mercoledì 24 ottobre 2012 presso la sala delle Capriate di Palazzo Steri di Palermo con inizio alle ore 17.30.
La presentazione è introdotta da p. Francesco Beneduce SJ, rettore del CEI; intervengono Roberto Lagalla, rettore dell’Università di Palermo e p. Gianfranco Matarazzo SJ, direttore dell’Istituto Arrupe. Interviene l’autore.
Il volume verrà presentato nel corso di un incontro organizzato dall’Istituto Arrupe, l’Università di Palermo, il Centro Educativo Ignaziano (CEI), le Edizioni Paoline, l’Associazione Vespri Siciliani (AVS) e l’Associazione ex Alunni “Gonzaga – CEI” in programma mercoledì 24 ottobre 2012 presso la sala delle Capriate di Palazzo Steri di Palermo con inizio alle ore 17.30.
La presentazione è introdotta da p. Francesco Beneduce SJ, rettore del CEI; intervengono Roberto Lagalla, rettore dell’Università di Palermo e p. Gianfranco Matarazzo SJ, direttore dell’Istituto Arrupe. Interviene l’autore.
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sabato 20 ottobre 2012
Rapporto sulla povertà. Caritas Italiana mette sotto esame lo stato del welfare italiano
LA DENUNCIA
Dispersione delle misure economiche, ritardi nell’attivazione delle stesse e un progressivo restringimento delle disponibilità finanziarie nel settore socio-assistenziale: sono questi alcuni dei fattori che secondo la Caritas Italiana sottolineano “l’evidente incapacità dell’attuale sistema di welfare a farsi carico delle nuove forme di povertà, delle nuove emergenze sociali derivanti dalla crisi economico-finanziaria”. Secondo il Rapporto sulla povertà 2012, infatti, l’attuale sistema di welfare è un “percorso a ostacoli, dotato di irrazionale logica, in cui la presenza di barriere e veti incrociati rende quasi impossibile l’esigibilità dei diritti e la fruizione tempestiva del servizio, anche in presenza di oggettive situazioni di bisogno”. Un sistema caratterizzato da diversi limiti. Primo fra tutti quello della “dispersione delle misure economiche su un gran numero di provvedimenti nazionali, regionali, locali, gestiti da enti e organismi di diversa natura, al di fuori da qualsiasi tipo di regia e coordinamento complessivo”. Ulteriore ostacolo è “l’estremo ritardo con cui vengono attivate le misure di sostegno economico, soprattutto quelle legate alla perdita del lavoro e alla perdita di autonomia psico-fisica”. A non permettere risposte efficaci anche l’estrema varietà nella definizione del livello di reddito della famiglia, necessario per poter usufruire di determinate prestazioni, spesso calcolato sulle condizioni socio-economiche dell’anno precedente e la varietà di soglie e i criteri di accesso alle varie opportunità assistenziali che spesso creano “vicoli ciechi spesso difficili da prevedere all’avvio dell’iter di richiesta della misura”. Infine, preoccupa, “il progressivo restringimento delle disponibilità finanziarie nel settore socio-assistenziale” che secondo quanto afferma il rapporto della Caritas “sta determinando la chiusura o la negazione repentina dei diritti ad una serie di fasce sociali che, fino a poco tempo prima, erano state beneficiarie dell’intervento”.
I DATI
Cresce il numero degli italiani che si rivolgono alla Caritas per chiedere aiuto, soprattutto se anziani, casalinghe o pensionati, mentre diminuiscono i disoccupati e gli analfabeti. Sono queste le principali tendenze inquadrate dal Rapporto sulla povertà 2012 pubblicato oggi dalla Caritas Italiana, per la prima volta senza il supporto della Fondazione Zancan. Il rapporto analizza i dati raccolti da 191 Centri d’ascolto di 28 diocesi sparse sul territorio nazionale, che rappresentano il 6,7% del totale di 2.832 Centri presenti nel territorio nazionale.
Dalle rilevazioni emerge come nei Centri di ascolto presi in considerazione, nel corso del 2011, si sono rivolte 31.335 persone. Di queste, il 57% vive nelle regioni del Nord, seguito dal Centro (29%) e dal Mezzogiorno (14%). Una distribuzione, chiarisce la Caritas, che non rispecchia l’incidenza della povertà nei territori considerati ma dipende dal numero di Centri che hanno aderito al sistema di raccolta dati, nelle diverse regioni italiane. A livello complessivo si conferma la presenza di una quota maggioritaria di stranieri (20.448, pari al 70,7%) rispetto agli italiani (8.348, pari al 28,9%), tuttavia “le testimonianze a disposizione narrano di un deciso incremento degli utenti italiani – spiega il rapporto -, registrato negli ultimi due anni, a partire dall’esplosione della crisi economico finanziaria nel nostro paese”. L’incidenza degli stranieri raggiunge i valori massimi nel Centro e nel Nord Italia (74,7 e 73,5%) mentre, a causa di un elevato numero di poveri italiani, appare più bassa nel Mezzogiorno (51,4%).
L’utenza media dei Centri di ascolto, spiega la Caritas, non coincide necessariamente con emarginati gravi e soggetti senza dimora. “Si tratta in prevalenza di donne (53,4%), di soggetti coniugati (49,9%), di persone con domicilio (83,2%). Rispetto al 2009, si osserva un forte incremento della componente demografica in età avanzata: +51,3% di anziani; +177,8% di casalinghe; +65,6% di pensionati”. Dai dati raccolti dai centri di ascolto emerge anche un incremento degli utenti con figli minori conviventi (+52,9%) e una sostanziale stabilità nel numero di persone separate o divorziate (+5,5%). Diminuiscono invece le persone disoccupate (-16,2%) e soprattutto di analfabeti (-58,2%) che si sono rivolti ai centri. “Entrambi i dati confermano la progressiva “normalizzazione sociale” dell’utenza Caritas”, tuttavia, spiega il rapporto, le situazioni di grave indigenza non sono da sottovalutare. “Anche se si assiste ad una “normalizzazione” nel profilo dell’utenza – aggiunge il rapporto - si registra parimenti un peggioramento di chi stava già male: aumentano in percentuale le situazioni di povertà estrema, che coesistono tuttavia con una vita apparentemente normale, magari vissuta all’interno di un’abitazione di proprietà”. (fonte Redattore sociale)
Dispersione delle misure economiche, ritardi nell’attivazione delle stesse e un progressivo restringimento delle disponibilità finanziarie nel settore socio-assistenziale: sono questi alcuni dei fattori che secondo la Caritas Italiana sottolineano “l’evidente incapacità dell’attuale sistema di welfare a farsi carico delle nuove forme di povertà, delle nuove emergenze sociali derivanti dalla crisi economico-finanziaria”. Secondo il Rapporto sulla povertà 2012, infatti, l’attuale sistema di welfare è un “percorso a ostacoli, dotato di irrazionale logica, in cui la presenza di barriere e veti incrociati rende quasi impossibile l’esigibilità dei diritti e la fruizione tempestiva del servizio, anche in presenza di oggettive situazioni di bisogno”. Un sistema caratterizzato da diversi limiti. Primo fra tutti quello della “dispersione delle misure economiche su un gran numero di provvedimenti nazionali, regionali, locali, gestiti da enti e organismi di diversa natura, al di fuori da qualsiasi tipo di regia e coordinamento complessivo”. Ulteriore ostacolo è “l’estremo ritardo con cui vengono attivate le misure di sostegno economico, soprattutto quelle legate alla perdita del lavoro e alla perdita di autonomia psico-fisica”. A non permettere risposte efficaci anche l’estrema varietà nella definizione del livello di reddito della famiglia, necessario per poter usufruire di determinate prestazioni, spesso calcolato sulle condizioni socio-economiche dell’anno precedente e la varietà di soglie e i criteri di accesso alle varie opportunità assistenziali che spesso creano “vicoli ciechi spesso difficili da prevedere all’avvio dell’iter di richiesta della misura”. Infine, preoccupa, “il progressivo restringimento delle disponibilità finanziarie nel settore socio-assistenziale” che secondo quanto afferma il rapporto della Caritas “sta determinando la chiusura o la negazione repentina dei diritti ad una serie di fasce sociali che, fino a poco tempo prima, erano state beneficiarie dell’intervento”.
I DATI
Cresce il numero degli italiani che si rivolgono alla Caritas per chiedere aiuto, soprattutto se anziani, casalinghe o pensionati, mentre diminuiscono i disoccupati e gli analfabeti. Sono queste le principali tendenze inquadrate dal Rapporto sulla povertà 2012 pubblicato oggi dalla Caritas Italiana, per la prima volta senza il supporto della Fondazione Zancan. Il rapporto analizza i dati raccolti da 191 Centri d’ascolto di 28 diocesi sparse sul territorio nazionale, che rappresentano il 6,7% del totale di 2.832 Centri presenti nel territorio nazionale.
Dalle rilevazioni emerge come nei Centri di ascolto presi in considerazione, nel corso del 2011, si sono rivolte 31.335 persone. Di queste, il 57% vive nelle regioni del Nord, seguito dal Centro (29%) e dal Mezzogiorno (14%). Una distribuzione, chiarisce la Caritas, che non rispecchia l’incidenza della povertà nei territori considerati ma dipende dal numero di Centri che hanno aderito al sistema di raccolta dati, nelle diverse regioni italiane. A livello complessivo si conferma la presenza di una quota maggioritaria di stranieri (20.448, pari al 70,7%) rispetto agli italiani (8.348, pari al 28,9%), tuttavia “le testimonianze a disposizione narrano di un deciso incremento degli utenti italiani – spiega il rapporto -, registrato negli ultimi due anni, a partire dall’esplosione della crisi economico finanziaria nel nostro paese”. L’incidenza degli stranieri raggiunge i valori massimi nel Centro e nel Nord Italia (74,7 e 73,5%) mentre, a causa di un elevato numero di poveri italiani, appare più bassa nel Mezzogiorno (51,4%).
L’utenza media dei Centri di ascolto, spiega la Caritas, non coincide necessariamente con emarginati gravi e soggetti senza dimora. “Si tratta in prevalenza di donne (53,4%), di soggetti coniugati (49,9%), di persone con domicilio (83,2%). Rispetto al 2009, si osserva un forte incremento della componente demografica in età avanzata: +51,3% di anziani; +177,8% di casalinghe; +65,6% di pensionati”. Dai dati raccolti dai centri di ascolto emerge anche un incremento degli utenti con figli minori conviventi (+52,9%) e una sostanziale stabilità nel numero di persone separate o divorziate (+5,5%). Diminuiscono invece le persone disoccupate (-16,2%) e soprattutto di analfabeti (-58,2%) che si sono rivolti ai centri. “Entrambi i dati confermano la progressiva “normalizzazione sociale” dell’utenza Caritas”, tuttavia, spiega il rapporto, le situazioni di grave indigenza non sono da sottovalutare. “Anche se si assiste ad una “normalizzazione” nel profilo dell’utenza – aggiunge il rapporto - si registra parimenti un peggioramento di chi stava già male: aumentano in percentuale le situazioni di povertà estrema, che coesistono tuttavia con una vita apparentemente normale, magari vissuta all’interno di un’abitazione di proprietà”. (fonte Redattore sociale)
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L'amore quello vero. Musical di Cuore che vede a Palermo
Sabato 20 ottobre 2012 ale 21 al Teatro Ranchibile (Via Libertà, 199), l'associazione Cuore che Vede di Palermo, insieme all'associazione di promozione socio-culturale "Il Battello Ebbro- Laboratorio teatrale" di Marineo, mette in scena il musical "L'amore quello vero - Chiara e Francesco".
L'evento coinvolgerà 99 attori e una ventina di volontari. L'iniziativa è il risultato di una collaborazione intrapresa quest'estate fra le due associazioniri e le due parrocchie (San Giovanni Bosco di Palermo - SS. Ciro e Giorgio di Marineo). Essa risponde al bisogno di promuovere il volontariato nella città di Palermo e nel comune di Marineo, disseminando i valori fondanti del volontariato che sono gli stessi messi in scena dal musical, ovvero l'amore per gli altri e il dono gratuito di sè.
L'ingresso è libero.
L'evento coinvolgerà 99 attori e una ventina di volontari. L'iniziativa è il risultato di una collaborazione intrapresa quest'estate fra le due associazioniri e le due parrocchie (San Giovanni Bosco di Palermo - SS. Ciro e Giorgio di Marineo). Essa risponde al bisogno di promuovere il volontariato nella città di Palermo e nel comune di Marineo, disseminando i valori fondanti del volontariato che sono gli stessi messi in scena dal musical, ovvero l'amore per gli altri e il dono gratuito di sè.
L'ingresso è libero.
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La legge di Stabilità colpisce anche le donazioni. Duro il commento di CSVnet e IID che temono una progressiva diminuzione delle donazioni al no profit
Da CSVnet e dall'Istituto Italiano della Donazione un allarme circa i recenti provvedimenti del Governo Monti:
Le conseguenze reali delle misure contenute nel ddl stabilità 2013 saranno davvero gravi per il mondo del volontariato ma anche per i cittadini che lo hanno sostenuto fino ad oggi. Lo denuncia CSVnet - il Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato - insieme a IID – l’Istituto Italiano della Donazione, che esprimono in queste ore particolare preoccupazione per le proposte riguardanti soprattutto l’ambito delle donazioni per il non profit. Infatti la seconda stesura del provvedimento, che sta per essere presentata alle Commissioni del Parlamento, contiene una disposizione aggiuntiva che prevede di estendere il taglio alle deduzioni regolate dalla cosiddetta “Più dai, meno versi”(ovvero l’ art 14 del DL n. 35 del 2005) la norma che consente a privati e aziende di dedurre le donazioni a favore delle Onlus nella misura del 10% del reddito imponibile e fino a un tetto di 70 mila Euro l'anno. La misura contenuta nel disegno di legge sulla stabilità ha conseguenze allarmanti, in quanto – come per le detrazioni a Organizzazioni di Volontariato, Onlus e associazioni di promozione sociale - s’introdurrebbe una franchigia di 250 Euro per le donazioni deducibili. Un provvedimento che impatterà negativamente sulla propensione al dono dei singoli contribuenti. Dall’indagine dell’Istituto Italiano della Donazione dal titolo “I Donatori italiani e il Terzo Settore”, realizzata in collaborazione con GfK Eurisko nel maggio 2011, emerge chiaramente che i donatori italiani donano in media 142 Euro l’anno, una cifra al di sotto della franchigia di 250 Euro proposta dalla manovra di stabilità. Più nel dettaglio emerge che ben un terzo (33%) dei donatori ha donato al massimo 20 Euro, percentuale che sale al 72% se si considera chi non si è spinto oltre i 100 Euro. Se si considera inoltre che un quarto del campione (24%) ha donato tra i 100 e i 500 Euro, è facile ipotizzare che più di tre quarti dei donatori italiani in futuro non potranno beneficiare di alcuna detrazione. Secondo le statistiche del Ministero dell’Economia, la media delle erogazioni per le quali i contribuenti hanno utilizzato la “Più dai, meno versi” hanno un valore medio pari a 320 Euro. In ogni caso ad essere penalizzati saranno un numero sempre maggiore di associazioni e un milione e mezzo di contribuenti che vedranno ridotti o persino annullati i benefici fiscali delle norme assunte in questi anni per promuovere le attività sociali. “Si tratta di una vera e propria retromarcia per la promozione dello sviluppo del Volontariato e per la crescita della propensione al dono in Italia. Le decisioni prese dal Governo ci portano ancora una volta ad invocare un cambio culturale che riconosca nel volontariato e nella cittadinanza attiva una componente essenziale per lo sviluppo del nostro Paese” – commenta Stefano Tabò, il presidente di CSVnet. Aggiunge Edoardo Patriarca, presidente IID: “Esistono evidenti fonti informative che assicurano che i provvedimenti proposti incideranno profondamente sul monte donazioni. Tali fonti infatti, disponibili da tempo, dovrebbero essere tenute in maggior considerazione in occasione di interventi di tipo normativo di tale portata” (clara capponi ufficio stampa e comunicazione CSVnet)
Le conseguenze reali delle misure contenute nel ddl stabilità 2013 saranno davvero gravi per il mondo del volontariato ma anche per i cittadini che lo hanno sostenuto fino ad oggi. Lo denuncia CSVnet - il Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato - insieme a IID – l’Istituto Italiano della Donazione, che esprimono in queste ore particolare preoccupazione per le proposte riguardanti soprattutto l’ambito delle donazioni per il non profit. Infatti la seconda stesura del provvedimento, che sta per essere presentata alle Commissioni del Parlamento, contiene una disposizione aggiuntiva che prevede di estendere il taglio alle deduzioni regolate dalla cosiddetta “Più dai, meno versi”(ovvero l’ art 14 del DL n. 35 del 2005) la norma che consente a privati e aziende di dedurre le donazioni a favore delle Onlus nella misura del 10% del reddito imponibile e fino a un tetto di 70 mila Euro l'anno. La misura contenuta nel disegno di legge sulla stabilità ha conseguenze allarmanti, in quanto – come per le detrazioni a Organizzazioni di Volontariato, Onlus e associazioni di promozione sociale - s’introdurrebbe una franchigia di 250 Euro per le donazioni deducibili. Un provvedimento che impatterà negativamente sulla propensione al dono dei singoli contribuenti. Dall’indagine dell’Istituto Italiano della Donazione dal titolo “I Donatori italiani e il Terzo Settore”, realizzata in collaborazione con GfK Eurisko nel maggio 2011, emerge chiaramente che i donatori italiani donano in media 142 Euro l’anno, una cifra al di sotto della franchigia di 250 Euro proposta dalla manovra di stabilità. Più nel dettaglio emerge che ben un terzo (33%) dei donatori ha donato al massimo 20 Euro, percentuale che sale al 72% se si considera chi non si è spinto oltre i 100 Euro. Se si considera inoltre che un quarto del campione (24%) ha donato tra i 100 e i 500 Euro, è facile ipotizzare che più di tre quarti dei donatori italiani in futuro non potranno beneficiare di alcuna detrazione. Secondo le statistiche del Ministero dell’Economia, la media delle erogazioni per le quali i contribuenti hanno utilizzato la “Più dai, meno versi” hanno un valore medio pari a 320 Euro. In ogni caso ad essere penalizzati saranno un numero sempre maggiore di associazioni e un milione e mezzo di contribuenti che vedranno ridotti o persino annullati i benefici fiscali delle norme assunte in questi anni per promuovere le attività sociali. “Si tratta di una vera e propria retromarcia per la promozione dello sviluppo del Volontariato e per la crescita della propensione al dono in Italia. Le decisioni prese dal Governo ci portano ancora una volta ad invocare un cambio culturale che riconosca nel volontariato e nella cittadinanza attiva una componente essenziale per lo sviluppo del nostro Paese” – commenta Stefano Tabò, il presidente di CSVnet. Aggiunge Edoardo Patriarca, presidente IID: “Esistono evidenti fonti informative che assicurano che i provvedimenti proposti incideranno profondamente sul monte donazioni. Tali fonti infatti, disponibili da tempo, dovrebbero essere tenute in maggior considerazione in occasione di interventi di tipo normativo di tale portata” (clara capponi ufficio stampa e comunicazione CSVnet)
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venerdì 19 ottobre 2012
Un nuovo servizio per i più piccoli a Palermo
Sabato 20 ottobre alle ore 17,30 in via Resuttana, 331 a Palermo si inaugura la ludoteca «I bimbi di Pampi» che si propone di: - rivalutare l’importanza dell’attività ludica nella vita di ogni individuo e soprattutto in quella dei bambini in quanto il gioco è uno strumento fondamentale per lo sviluppo della personalità, delle capacità espressive, intellettuali e creative;
- stimolare la cooperazione tra bambini e genitori coinvolgendoli in attività ludico/ricreative; promuovere giochi semplici che sviluppano la socializzazione, il sano divertimento e l’intesa intergenerazionale evitando così la presenza invasiva di televisione e videogames che favoriscono isolamento e cattivi modelli educativi.
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lunedì 15 ottobre 2012
Seminario SEAC-CeSVoP, le denunce dei volontari che operano nel carcere
Ancora da Redattore sociale questa sintesi delle denunce del volontariato:
Sicilia, i volontari denunciano: “Ai detenuti indigenti manca tutto”
Nell'Isola non è ancora avvenuto il passaggio della sanità penitenziaria alla regione. Un fatto che pesa sulle spalle dei detenuti che non hanno redditi e non possono provvedere a se stessi
PALERMO – I problemi legati all’assistenza sanitaria dei detenuti delle carceri siciliane crescono in maniera esponenziale e nessuno se ne fa carico. A denunciarlo è l’Asvope (Associazione volontariato penitenziario) di Palermo, attraverso le parole della presidente Vanna Bonomonte, nel corso del recente convegno nazionale del Seac (Coordinamento dei gruppi di volontariato penitenziario) di Palermo. Nel convegno, in particolare, si è sottolineata la situazione anomala che vive la Sicilia dove non è stato ancora applicato il decreto del 2008 che prevede il passaggio della sanità penitenziaria dal ministero alla regione. Un mancato passaggio che pesa come un macigno sulla pelle dei detenuti e soprattutto di chi, come lamenta l’Asvope, non ha alcun reddito per provvedere a se stesso. In particolare l’associazione di volontariato che da parecchi anni è impegnata a vario livello nell’assistenza ai detenuti parte proprio da alcuni casi sanitari specifici di detenuti indigenti a cui manca tutto.
C’è il caso del recluso D.B.: è un tossicodipendente che avrebbe bisogno di assistenza psicologica ma la richiesta al Sert richiede il riconoscimento dello stato di tossicodipendenza. L’interessato non avendo questo documento, può procuraselo solo con un esame tricologico o otorinolaringogliatrico a pagamento ma non ha i soldi. La vita in carcere nell’angustia delle celle comporta alterazioni della vista. “Nell’arco di un anno, tra l’Ucciardone e Pagliarelli, abbiamo fornito una cinquantina di occhiali – dice Vanna Bonomonte -. Il numero delle richieste va salendo e le spese solo per le lenti si aggirano da 30 a più di 100 euro”. C’è’ il caso ancora più grave di G.T. che a causa di un’infezione non curata ha perso un occhio. Poiché nessuno lo ha più seguito non si sa in che condizioni è l’altro occhio.
Z.N è, invece un immigrato a cui mancano tutti i denti davanti: è giovane e di questo si vergogna, quindi parla coprendosi la bocca. Ha chiesto una protesi ma, in questo caso, si tratta di un impianto fisso che costa molto; il detenuto lavora ma non ce la fa a sostenere la spesa. Ci sono altri due detenuti, F.C. e S.B. anche loro abbastanza giovani che sono completamente sdentati: non possono mangiare il pasto normale, nutrendosi poco e male. Un dentista volontario dell’Asvope ha cercato di curarli ma occorrono le protesi mobili che costano più di mille euro. I volontari dell’Asvope, recandosi all’Asp, hanno appurato che queste vengono fornite per un costo di 425 euro. “Ci siamo chiesti perché dobbiamo pagare tre volte tanto – prosegue Vanna Bonomonte -. Forse perché nessuno porta questi detenuti nell’Asp di via La loggia oppure perché nessuno dentista di questa Asp può venire in carcere?”. C’è chi soffre di allergie e aspetta cure che tardano ad arrivare come ciò che lamenta il detenuto M.P. che, soffrendo di rinite allergica, ha richiesto un medicinale specifico che ancora non gli hanno fatto avere. Spesso l’associazione aiuta e sostiene economicamente chi non può neanche riuscire ad avere un documento perché è a pagamento come il certificato che attesta l’invalidità. Al detenuto A. C., infatti, che deve presentare un certificato del medico curante per avviare la pratica di riconoscimento dell’invalidità, gli hanno chiesto 50 euro di cui non disponeva. La richiesta in questo caso si è spostata all’Asvope che a sua volta si è rivolta ai patronati che si occupano dei riconoscimenti delle invalidità. Tutto naturalmente con tempi notevolmente lunghi.
“Ai detenuti indigenti manca tutto. L’elenco degli altri bisogni sanitari è lungo. Dai casi accennati si evince che i problemi sanitari vanno sempre in coppia – afferma la presidente dell’Asvope -; per ogni caso elencato c’è un diritto alla salute violato e uno stato di indigenza che blocca ogni tentativo di superare col denaro le difficoltà. Chi è benestante si può curare, nonostante in carcere, può chiedere, infatti, l’intervento di specialisti di sua fiducia. Dovrà aspettare un po’ di tempo poiché la burocrazia dell’A.P. ha tempi biblici, ma è sostenuto dalla certezza che un magistrato non gli negherà il diritto di provvedere a sue spese alla salute. Il poveraccio, invece, può solo supplicare i volontari, i quali talvolta non ce la fanno a fare supplenza alla disattenzione delle istituzioni verso i diritti della persona. Spesso per questo siamo alla ricerca di fondi per aiutare chi soffre, cercando tutte le possibili strade alternative come il ricorso alle convenzioni con altri enti. In ogni caso il volontariato non può avere tutti gli strumenti per risolvere alla radice i gravi problemi sanitari che lamentano i detenuti”. (serena termini fonte Redattore Sociale)
Sicilia, i volontari denunciano: “Ai detenuti indigenti manca tutto”
Nell'Isola non è ancora avvenuto il passaggio della sanità penitenziaria alla regione. Un fatto che pesa sulle spalle dei detenuti che non hanno redditi e non possono provvedere a se stessi
PALERMO – I problemi legati all’assistenza sanitaria dei detenuti delle carceri siciliane crescono in maniera esponenziale e nessuno se ne fa carico. A denunciarlo è l’Asvope (Associazione volontariato penitenziario) di Palermo, attraverso le parole della presidente Vanna Bonomonte, nel corso del recente convegno nazionale del Seac (Coordinamento dei gruppi di volontariato penitenziario) di Palermo. Nel convegno, in particolare, si è sottolineata la situazione anomala che vive la Sicilia dove non è stato ancora applicato il decreto del 2008 che prevede il passaggio della sanità penitenziaria dal ministero alla regione. Un mancato passaggio che pesa come un macigno sulla pelle dei detenuti e soprattutto di chi, come lamenta l’Asvope, non ha alcun reddito per provvedere a se stesso. In particolare l’associazione di volontariato che da parecchi anni è impegnata a vario livello nell’assistenza ai detenuti parte proprio da alcuni casi sanitari specifici di detenuti indigenti a cui manca tutto.
C’è il caso del recluso D.B.: è un tossicodipendente che avrebbe bisogno di assistenza psicologica ma la richiesta al Sert richiede il riconoscimento dello stato di tossicodipendenza. L’interessato non avendo questo documento, può procuraselo solo con un esame tricologico o otorinolaringogliatrico a pagamento ma non ha i soldi. La vita in carcere nell’angustia delle celle comporta alterazioni della vista. “Nell’arco di un anno, tra l’Ucciardone e Pagliarelli, abbiamo fornito una cinquantina di occhiali – dice Vanna Bonomonte -. Il numero delle richieste va salendo e le spese solo per le lenti si aggirano da 30 a più di 100 euro”. C’è’ il caso ancora più grave di G.T. che a causa di un’infezione non curata ha perso un occhio. Poiché nessuno lo ha più seguito non si sa in che condizioni è l’altro occhio.
Z.N è, invece un immigrato a cui mancano tutti i denti davanti: è giovane e di questo si vergogna, quindi parla coprendosi la bocca. Ha chiesto una protesi ma, in questo caso, si tratta di un impianto fisso che costa molto; il detenuto lavora ma non ce la fa a sostenere la spesa. Ci sono altri due detenuti, F.C. e S.B. anche loro abbastanza giovani che sono completamente sdentati: non possono mangiare il pasto normale, nutrendosi poco e male. Un dentista volontario dell’Asvope ha cercato di curarli ma occorrono le protesi mobili che costano più di mille euro. I volontari dell’Asvope, recandosi all’Asp, hanno appurato che queste vengono fornite per un costo di 425 euro. “Ci siamo chiesti perché dobbiamo pagare tre volte tanto – prosegue Vanna Bonomonte -. Forse perché nessuno porta questi detenuti nell’Asp di via La loggia oppure perché nessuno dentista di questa Asp può venire in carcere?”. C’è chi soffre di allergie e aspetta cure che tardano ad arrivare come ciò che lamenta il detenuto M.P. che, soffrendo di rinite allergica, ha richiesto un medicinale specifico che ancora non gli hanno fatto avere. Spesso l’associazione aiuta e sostiene economicamente chi non può neanche riuscire ad avere un documento perché è a pagamento come il certificato che attesta l’invalidità. Al detenuto A. C., infatti, che deve presentare un certificato del medico curante per avviare la pratica di riconoscimento dell’invalidità, gli hanno chiesto 50 euro di cui non disponeva. La richiesta in questo caso si è spostata all’Asvope che a sua volta si è rivolta ai patronati che si occupano dei riconoscimenti delle invalidità. Tutto naturalmente con tempi notevolmente lunghi.
“Ai detenuti indigenti manca tutto. L’elenco degli altri bisogni sanitari è lungo. Dai casi accennati si evince che i problemi sanitari vanno sempre in coppia – afferma la presidente dell’Asvope -; per ogni caso elencato c’è un diritto alla salute violato e uno stato di indigenza che blocca ogni tentativo di superare col denaro le difficoltà. Chi è benestante si può curare, nonostante in carcere, può chiedere, infatti, l’intervento di specialisti di sua fiducia. Dovrà aspettare un po’ di tempo poiché la burocrazia dell’A.P. ha tempi biblici, ma è sostenuto dalla certezza che un magistrato non gli negherà il diritto di provvedere a sue spese alla salute. Il poveraccio, invece, può solo supplicare i volontari, i quali talvolta non ce la fanno a fare supplenza alla disattenzione delle istituzioni verso i diritti della persona. Spesso per questo siamo alla ricerca di fondi per aiutare chi soffre, cercando tutte le possibili strade alternative come il ricorso alle convenzioni con altri enti. In ogni caso il volontariato non può avere tutti gli strumenti per risolvere alla radice i gravi problemi sanitari che lamentano i detenuti”. (serena termini fonte Redattore Sociale)
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