"La questione centrale che anche dal nostro “osservatorio” emerge come necessità assolutamente prioritaria è quella relativa al disagio sociale ed economico... Il volontariato ed il terzo settore sono impegnati quotidianamente a cercare di fornire una risposta a questa vera e propria emergenza, ma è compito delle istituzioni affrontare questa grave situazione in termini strutturali e duraturi". Questo è uno dei passaggi dell'intervista che Filippo Maritato, presidente del MoVI di Caltanissetta e responsabile della locale Casa delle Culture e del Volontariato, ha rilasciato all'emittete RadioCL1.
Per ascoltare l'intervista clicca qui
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martedì 24 luglio 2018
martedì 6 marzo 2018
Intervista a Serge Latouche nell'ambito delle giornate di forazione di FQTS2020
Il sociologo francese (famoso per la teoria della decrescita felice) ha rilasciato un'intervista nell'ambito delle giornate di formazione che si sono svolte a Salerno dal 22 al 25 febbraio 2018. Qui sotto le sue risposte.
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domenica 5 giugno 2016
Volontariato in Sicilia e a Palermo, ne parla la presidente del CeSVoP
Giuditta Petrillo è stata intervistata da Radio Giornale di Sicilia il 4 giugno 2016 e il Giornale di Sicilia del 5 giugno riporta il testo dell'intervento della presidente del CeSVoP che si è soffermata su ruolo e valore del volontariato nelle sue svariate forme (clicca sull'immagine per ingrandirla).
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giovedì 28 maggio 2015
Povertà in Sicilia, il ruolo del volontariato
Buongiorno, a seguito di un intervento a RGS (clicca qui per ascoltarlo), la radio del Giornale di Sicilia, il quotidiano palermitano del 28 maggio 2015 pubblica un'intervista a Ferdinando Siringo, presidente del CeSVoP, sulla povertà e il ruolo del volontariato. Qui sotto l'articolo firmato da Anna Sampino (clicca sull'immagine per ingrandirla).
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venerdì 22 maggio 2015
Povertà in Sicilia
Dal Giornale di Sicilia del 22 maggio 2015, una lunga intervista al responsabile regionale del Banco Alimentare che fotografa il grave disagio sociale che si sta vivendo in Sicilia, regione in cui la povertà è ancora in espansione (clicca sull'immagine per ingrandirla).
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mercoledì 3 dicembre 2014
Il volontariato che supplisce. Intervista del Giornale di Sicilia al presidente del CeSVoP
Il Giornale di Sicilia del 3 dicembre 2014 dedica un ampio spazio a tematiche di carattere sociale e alla cronaca di iniziative di solidarietà. Fra l'altro, con Ferdinando Siringo, presidente del CeSVoP e portavoce del Coordinamento dei CSV di Sicilia, il giornale affronta le questioni riguardanti il ruolo di supplenza a cui, sempre più spesso, è chiamato il volontariato. Qui sotto l'intervista (clicca sull'immagine per ingrandirla).
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mercoledì 6 agosto 2014
Cosa Nostra, radiografia del momento attuale
Il magistrato De Lucia in un'intervista al Giornale di Sicilia del 6 agosto 2014 fotografa la situazione attuale di Cosa Nostra e delle nuove vie per combatterla (clicca sull'immagine per ingrandirla).
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giovedì 29 novembre 2012
Intervista al Ministro Andrea Riccardi sul rapporto tra Volontariato e Politica
A proposito di crisi della politica, della disaffezione dei cittadini verso l'impegno e la partecipazione, della cosiddetta "antipolitica" che attraversa anche il Volontariato e il Terzo Settore, abbiamo posto alcune domande ad Andrea Riccardi, tra i fondatori della Comunità di S. Egidio e attuale Ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione. Qui di seguito l'intervista rilasciata a Nunzio Bruno dell'Area comunicazione e informazione del CeSVoP.
Prof. Riccardi, in un periodo di grande disaffezione, soffia il vento della cosiddetta «antipolitica» e la diffidenza verso l’attuale ceto politico sembra attraversare anche gli operatori sociali, le realtà del Terzo settore e il volontariato. Dal suo punto di osservazione, che risvolti sta avendo questo fenomeno tra le fila del volontariato. E quali riflessioni le suscita?
C’è bisogno di un rinnovamento dei partiti e della politica, unico argine all' onda di populismo che rischia di travolgere tutto. C’è un «ethos democratico» da ricostruire attraverso la politica, nella convinzione che i partiti siano decisivi per la democrazia. Sì, l'antipolitica mi preoccupa molto e preoccupa molti. Il rischio dell'antipolitica c'è. Ma il governo tecnico non ha mai inteso cavalcarla. Né ha mai considerato la politica democratica uno stanco rito cui sottoporsi. Credo che questo Paese abbia bisogno di più politica, di una politica diffusa e partecipata dalla gente. E parlo di partecipazione attiva, non solo attraverso il voto. Quel tipo di partecipazione che caratterizza il lavoro degli operatori sociali, del Terzo settore e del volontariato, per questo più sensibili al tema. L'antidoto all'antipolitica è una buona politica. E’ quella che stiamo cercando di praticare sin d’ora, rivolgendo l’attenzione proprio al volontariato, a chi ci osserva con gli occhi di crede ancora in valori come quello della gratuità.
A chi è impegnato sul fronte della solidarietà organizzata è proprio necessaria la mediazione politica? Non si potrebbero eventualmente ridisegnare i rapporti con i soggetti economici, sociali e culturali, direttamente, senza alcuna mediazione?
La mediazione come accoglienza delle istanze fondamentali che vengono dal basso e rielaborazione in termini di proposte sostenibili resta a mio avviso fondamentale. In quest’ottica, i partiti restano strumenti essenziali per raccogliere idee e passioni senza le quali non si costruisce nulla. Ma devono essere in grado di far fiorire e fruttare queste idee e queste passioni, attraverso una grande apertura alla società civile.
Ministro Riccardi, dal punto di vista di uno dei fondatori della Comunità di S. Egidio, adesso impegnato in alte cariche istituzionali, quali sono gli aspetti cruciali della crisi della politica, i suoi mali di fondo?
Sant'Egidio ha preso le mosse nel Sessantotto, il grande anno della rivoluzione - chiamiamola così - antropologica. Quello del Sessantotto era un tempo escatologico: c'era un'ansia di cambiamento, di futuro, un'ansia utopica, di chi è convinto di poter costruire il futuro. Le cose sono molto cambiate da allora. La crisi della politica ha molto a che fare con la sua incapacità a rapportarsi con il Tempo. La sensazione è che siamo in un tempo in cui conta solo il presente. Karol Wojtyla, in un verso dei difficili anni polacchi, diceva: «L'uomo soffre soprattutto per mancanza di visione». Manca, alla nostra politica, una visione del futuro, qualcosa verso cui andare, a cui aspirare. Ma manca anche la giusta memoria del passato.
Il Terzo settore e, in particolare, il volontariato quale ruolo «politico» possono giocare nell'attuale contesto socio-economico e culturale?
Nell’attuale contesto questo settore sembra quello che – nonostante qualche segnale di crisi - funziona meglio, forse perché più motivato. Il suo ruolo politico può essere quello di impegnarsi direttamente e nelle diverse forme associative per il conseguimento di alcuni obiettivi, ma anche quello di indicare una strada da percorrere, sia ai partiti sia a chi governa. Secondo l’ultima indagine multiscopo dell’Istat questo momento storico vede una chiara disaffezione da parte dei giovani nei confronti di una politica percepita come qualcosa di incomprensibile e inaffidabile. Mentre, per quanto riguarda la partecipazione alle attività di volontariato, associative e culturali, si evidenzia una buona risposta giovanile (con il coinvolgimento di più di un giovane su dieci). Appare dunque chiaro, che oltre alla necessità di riabilitare la politica agli occhi dei giovani, vi è anche quella di premiare quei settori in cui i giovani si sentono invece a proprio agio.
Ministro, qual è la linea politica del governo Monti nei riguardi della tutela dei diritti e delle fasce deboli della popolazione?
Il Governo Monti è stato chiamato in un momento di gravissima crisi per evitare che l’Italia sprofondasse nel baratro. Il rischio, alla fine dello scorso anno, era che non si potessero pagare più gli stipendi statali e le pensioni. Questo ha comportato una politica di tagli anche molto dolorosi e l’aumento della pressione fiscale. Bisogna essere chiari: è difficile fare politiche sociali senza fondi. Il criterio che ha guidato il governo è stato quello di tagliare cercando di spalmare i sacrifici sul più alto numero di cittadini. L’Italia ha un cancro: quello dell’evasione fiscale. Se non ci fosse questa piaga, non ci sarebbe bisogno di rigore e di tagli. In queste condizioni oggettivamente difficili, siamo però riusciti a dare dei segnali significativi. Penso ai fondi per gli asili nido e per l’assistenza domiciliare agli anziani, i finanziamenti alle imprese giovanili e così via.
Quale futuro avrà lo stato sociale dopo la «cura» del governo Monti?
Credo che al Governo Monti dovrà essere riconosciuto il merito di aver evitato il fallimento dello Stato e di aver posto le basi imprescindibili per la ripresa economica. Chi verrà dopo avrà il compito di coniugare sviluppo e solidarietà e di rilanciare la crescita ma non potrà, mi auguro, tornare alla politica della spesa allegra, del clientelismo, degli sprechi (nunzio bruno, 13 novembre 2012).
Prof. Riccardi, in un periodo di grande disaffezione, soffia il vento della cosiddetta «antipolitica» e la diffidenza verso l’attuale ceto politico sembra attraversare anche gli operatori sociali, le realtà del Terzo settore e il volontariato. Dal suo punto di osservazione, che risvolti sta avendo questo fenomeno tra le fila del volontariato. E quali riflessioni le suscita?
C’è bisogno di un rinnovamento dei partiti e della politica, unico argine all' onda di populismo che rischia di travolgere tutto. C’è un «ethos democratico» da ricostruire attraverso la politica, nella convinzione che i partiti siano decisivi per la democrazia. Sì, l'antipolitica mi preoccupa molto e preoccupa molti. Il rischio dell'antipolitica c'è. Ma il governo tecnico non ha mai inteso cavalcarla. Né ha mai considerato la politica democratica uno stanco rito cui sottoporsi. Credo che questo Paese abbia bisogno di più politica, di una politica diffusa e partecipata dalla gente. E parlo di partecipazione attiva, non solo attraverso il voto. Quel tipo di partecipazione che caratterizza il lavoro degli operatori sociali, del Terzo settore e del volontariato, per questo più sensibili al tema. L'antidoto all'antipolitica è una buona politica. E’ quella che stiamo cercando di praticare sin d’ora, rivolgendo l’attenzione proprio al volontariato, a chi ci osserva con gli occhi di crede ancora in valori come quello della gratuità.
A chi è impegnato sul fronte della solidarietà organizzata è proprio necessaria la mediazione politica? Non si potrebbero eventualmente ridisegnare i rapporti con i soggetti economici, sociali e culturali, direttamente, senza alcuna mediazione?
La mediazione come accoglienza delle istanze fondamentali che vengono dal basso e rielaborazione in termini di proposte sostenibili resta a mio avviso fondamentale. In quest’ottica, i partiti restano strumenti essenziali per raccogliere idee e passioni senza le quali non si costruisce nulla. Ma devono essere in grado di far fiorire e fruttare queste idee e queste passioni, attraverso una grande apertura alla società civile.
Ministro Riccardi, dal punto di vista di uno dei fondatori della Comunità di S. Egidio, adesso impegnato in alte cariche istituzionali, quali sono gli aspetti cruciali della crisi della politica, i suoi mali di fondo?
Sant'Egidio ha preso le mosse nel Sessantotto, il grande anno della rivoluzione - chiamiamola così - antropologica. Quello del Sessantotto era un tempo escatologico: c'era un'ansia di cambiamento, di futuro, un'ansia utopica, di chi è convinto di poter costruire il futuro. Le cose sono molto cambiate da allora. La crisi della politica ha molto a che fare con la sua incapacità a rapportarsi con il Tempo. La sensazione è che siamo in un tempo in cui conta solo il presente. Karol Wojtyla, in un verso dei difficili anni polacchi, diceva: «L'uomo soffre soprattutto per mancanza di visione». Manca, alla nostra politica, una visione del futuro, qualcosa verso cui andare, a cui aspirare. Ma manca anche la giusta memoria del passato.
Il Terzo settore e, in particolare, il volontariato quale ruolo «politico» possono giocare nell'attuale contesto socio-economico e culturale?
Nell’attuale contesto questo settore sembra quello che – nonostante qualche segnale di crisi - funziona meglio, forse perché più motivato. Il suo ruolo politico può essere quello di impegnarsi direttamente e nelle diverse forme associative per il conseguimento di alcuni obiettivi, ma anche quello di indicare una strada da percorrere, sia ai partiti sia a chi governa. Secondo l’ultima indagine multiscopo dell’Istat questo momento storico vede una chiara disaffezione da parte dei giovani nei confronti di una politica percepita come qualcosa di incomprensibile e inaffidabile. Mentre, per quanto riguarda la partecipazione alle attività di volontariato, associative e culturali, si evidenzia una buona risposta giovanile (con il coinvolgimento di più di un giovane su dieci). Appare dunque chiaro, che oltre alla necessità di riabilitare la politica agli occhi dei giovani, vi è anche quella di premiare quei settori in cui i giovani si sentono invece a proprio agio.
Ministro, qual è la linea politica del governo Monti nei riguardi della tutela dei diritti e delle fasce deboli della popolazione?
Il Governo Monti è stato chiamato in un momento di gravissima crisi per evitare che l’Italia sprofondasse nel baratro. Il rischio, alla fine dello scorso anno, era che non si potessero pagare più gli stipendi statali e le pensioni. Questo ha comportato una politica di tagli anche molto dolorosi e l’aumento della pressione fiscale. Bisogna essere chiari: è difficile fare politiche sociali senza fondi. Il criterio che ha guidato il governo è stato quello di tagliare cercando di spalmare i sacrifici sul più alto numero di cittadini. L’Italia ha un cancro: quello dell’evasione fiscale. Se non ci fosse questa piaga, non ci sarebbe bisogno di rigore e di tagli. In queste condizioni oggettivamente difficili, siamo però riusciti a dare dei segnali significativi. Penso ai fondi per gli asili nido e per l’assistenza domiciliare agli anziani, i finanziamenti alle imprese giovanili e così via.
Quale futuro avrà lo stato sociale dopo la «cura» del governo Monti?
Credo che al Governo Monti dovrà essere riconosciuto il merito di aver evitato il fallimento dello Stato e di aver posto le basi imprescindibili per la ripresa economica. Chi verrà dopo avrà il compito di coniugare sviluppo e solidarietà e di rilanciare la crescita ma non potrà, mi auguro, tornare alla politica della spesa allegra, del clientelismo, degli sprechi (nunzio bruno, 13 novembre 2012).
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martedì 23 ottobre 2012
Dal Giornale di Sicilia un'intervista allo psichiatra Luigi Cancrini
Luigi Cancrini presenta a Palermo il suo nuovo libro «La cura delle infanzie infelici» dedicato alle difficoltà dei bambini e ai bambini in difficoltà. L'appuntamento è per il 23 ottobre 2012 alle ore 17 a Palazzo della Aquile (Sala delle Lapidi). Per l'occasione il Giornale di Sicilia ha pubblicato un'intervista all'autore. La riportiamo qui sotto (Giornale di Sicilia 23ott12, pag. 13)
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lunedì 25 aprile 2011
Pasqua e pasquetta... c'è un po' più di tempo per riflettere

A chi in questi giorni di Pasqua ha qualche minuto di tempo libero proponiamo questa intervista che Lilli Gruber ha fatto a Don Ciotti (Gruppo Abele e Libera) nella puntata di «Otto e Mezzo» dello scorso Venerdì santo.
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lunedì 13 dicembre 2010
L'intervento del presidente del CeSVoP a Buongiorno Regione Sicilia
Ferdinando Siringo stamattina è stato ospite della Rai e della redazione della TGR Sicilia. In particolare nel magazine informativo del primo mattino, Buongiorno Regione. Ecco il suo intervento.
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mercoledì 8 dicembre 2010
Ferdinando Siringo al Forum del Quotidiano di Sicilia
Il presidente del CeSVoP, in vista della Giornata internazionale del Volontariato (5 dicembre) è stato invitato dalla redazione del Quotidiano di Sicilia ad un Forum per approfondire i temi del volontariato siciliano e del ruolo dei CSV. Dall'incontro è scaturita l'intervista che ti proponiamo.
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