Proposto dal Cevas, un convegno che si svolge mercoledì 10 dicembre ore 9.30-17.00 sul tema 'Governare il Welfare a Palermo: operatori e amministratori a confronto'. L'incontro è aperto al pubblico di operatori e esperti di politiche sociali e sono previsti 5 crediti formativi per assistenti sociali. La sede del convegno è indicata nella brochure che puoi scaricare qui sotto ed è presso l'Istituto Pedro Arrupe a Palermo.
BROCHURE
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martedì 9 dicembre 2014
martedì 13 maggio 2014
Pubblicate le Linee guida per la Riforma del Terzo settore. Il Governo apre un confronto con i soggetti interessati
Il Governo Renzi ha anticipato le linee guida per la Riforma del Terzo settore, in modo da aprire un confronto tra le realtà sociali che possa contribuire a migliorare gli indirizzi di riforma. Anche il volontariato è chiamato ad esprimere la propria opinione e a formulare le proprie proposte. Qui sotto il testo con cui il sito del Governo presenta il documento pubblicato il 13 maggio 2014.
«Esiste un’Italia generosa e laboriosa che tutti i giorni opera silenziosamente per migliorare la qualità della vita delle persone. È l’Italia del volontariato, della cooperazione sociale, dell’associazionismo no-profit, delle fondazioni e delle imprese sociali. Lo chiamano terzo settore, ma in realtà è il primo. Un settore che si colloca tra lo Stato e il mercato, tra la finanza e l’etica, tra l’impresa e la cooperazione, tra l’economia e l’ecologia, che dà forma e sostanza ai principi costituzionali della solidarietà e della sussidiarietà. E che alimenta quei beni relazionali che, soprattutto nei momenti di crisi, sostengono la coesione sociale e contrastano le tendenze verso la frammentazione e disgregazione del senso di appartenenza alla comunità nazionale. È a questo variegato universo che il Governo intende rivolgersi formulando le linee guida per una revisione organica della legislazione riguardante il Terzo settore. Anche in questo caso, vogliamo fare sul serio.
Per realizzare il cambiamento economico, sociale, culturale, istituzionale di cui il Paese ha bisogno è necessario che tutte le diverse componenti della società italiana convergano in un grande sforzo comune. Il mondo del terzo settore può fornire un contributo determinante a questa impresa, per la sua capacità di essere motore di partecipazione e di autorganizzazione dei cittadini, coinvolgere le persone, costruire legami sociali, mettere in rete risorse e competenze, sperimentare soluzioni innovative. Noi crediamo che profit e non profit possano oggi declinarsi in modo nuovo e complementare per rafforzare i diritti di cittadinanza attraverso la costruzione di reti solidali nelle quali lo Stato, le Regioni e i Comuni e le diverse associazioni e organizzazioni del terzo settore collaborino in modo sistematico per elevare i livelli di protezione sociale, combattere le vecchie e nuove forme di esclusione e consentire a tutti i cittadini di sviluppare le proprie potenzialità. Tra gli obiettivi principali vi è quello di costruire un nuovo Welfare partecipativo.
Un secondo obiettivo è valorizzare lo straordinario potenziale di crescita e occupazione insito nell’economia sociale e nelle attività svolte dal terzo settore. Il terzo obiettivo della riforma è di premiare in modo sistematico con adeguati incentivi e strumenti di sostegno tutti i comportamenti donativi o comunque prosociali dei cittadini e delle imprese, finalizzati a generare coesione e responsabilità sociale. Su tutte queste proposte, il Governo vuole conoscere le opinioni di chi con altruismo opera tutti giorni nel Terzo settore, così come di tutti gli stakeholder e i cittadini sostenitori o utenti finali degli enti del no-profit».
LINEE GUIDA PER UNA RIFORMA DEL TERZO SETTORE (clicca qui per scaricare il PDF)
«Esiste un’Italia generosa e laboriosa che tutti i giorni opera silenziosamente per migliorare la qualità della vita delle persone. È l’Italia del volontariato, della cooperazione sociale, dell’associazionismo no-profit, delle fondazioni e delle imprese sociali. Lo chiamano terzo settore, ma in realtà è il primo. Un settore che si colloca tra lo Stato e il mercato, tra la finanza e l’etica, tra l’impresa e la cooperazione, tra l’economia e l’ecologia, che dà forma e sostanza ai principi costituzionali della solidarietà e della sussidiarietà. E che alimenta quei beni relazionali che, soprattutto nei momenti di crisi, sostengono la coesione sociale e contrastano le tendenze verso la frammentazione e disgregazione del senso di appartenenza alla comunità nazionale. È a questo variegato universo che il Governo intende rivolgersi formulando le linee guida per una revisione organica della legislazione riguardante il Terzo settore. Anche in questo caso, vogliamo fare sul serio.
Per realizzare il cambiamento economico, sociale, culturale, istituzionale di cui il Paese ha bisogno è necessario che tutte le diverse componenti della società italiana convergano in un grande sforzo comune. Il mondo del terzo settore può fornire un contributo determinante a questa impresa, per la sua capacità di essere motore di partecipazione e di autorganizzazione dei cittadini, coinvolgere le persone, costruire legami sociali, mettere in rete risorse e competenze, sperimentare soluzioni innovative. Noi crediamo che profit e non profit possano oggi declinarsi in modo nuovo e complementare per rafforzare i diritti di cittadinanza attraverso la costruzione di reti solidali nelle quali lo Stato, le Regioni e i Comuni e le diverse associazioni e organizzazioni del terzo settore collaborino in modo sistematico per elevare i livelli di protezione sociale, combattere le vecchie e nuove forme di esclusione e consentire a tutti i cittadini di sviluppare le proprie potenzialità. Tra gli obiettivi principali vi è quello di costruire un nuovo Welfare partecipativo.
Un secondo obiettivo è valorizzare lo straordinario potenziale di crescita e occupazione insito nell’economia sociale e nelle attività svolte dal terzo settore. Il terzo obiettivo della riforma è di premiare in modo sistematico con adeguati incentivi e strumenti di sostegno tutti i comportamenti donativi o comunque prosociali dei cittadini e delle imprese, finalizzati a generare coesione e responsabilità sociale. Su tutte queste proposte, il Governo vuole conoscere le opinioni di chi con altruismo opera tutti giorni nel Terzo settore, così come di tutti gli stakeholder e i cittadini sostenitori o utenti finali degli enti del no-profit».
LINEE GUIDA PER UNA RIFORMA DEL TERZO SETTORE (clicca qui per scaricare il PDF)
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sabato 1 marzo 2014
Fra i sottosegretari anche esponenti del Terzo settore
L'agenzia Redattore Sociale, con un lancio del 28 febbraio 2014, descrive i profili dei nuovi sottosegretari che si occuperanno di welfare nel governo Renzi (clicca sull'immagine per ingrandirla).
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lunedì 29 luglio 2013
L'Istituto Ricerca Sociale organizza un convegno nazionale sul welfare del futuro
Dall'IRS riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato:
Le sofferenze sociali generate dalla crisi in atto e i vincoli di bilancio sollecitano urgenti riforme attuabili ottimizzando l’uso delle risorse oggi disponibili. A due anni dal convegno “Disegnamo il welfare di domani”, il 26 Settembre prossimo si terrà il convegno “Costruiamo il welfare di domani” dove verranno presentate e discusse proposte di riforma delle politiche socio-assistenziali che da allora abbiamo approfondito, verificato anche con simulazioni quantitative, confrontato con pubblicazioni e con incontri e dibattiti. Autorevoli discussant (Maria Cecilia Guerra, Viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali; Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano; Lorena Rambaudi, Coordinatore Assessori alle Politiche sociali delle Regioni e Province autonome; Pietro Barbieri, Portavoce del Forum nazionale del Terzo settore) approfondiranno e commenteranno i contenuti esposti da Emanuele Ranci Ortigosa e da Bosi, e Gad Lerner modererà gli interventi. Per la pausa pranzo, verrà offerto un light lunch dagli organizzatori.
Nel pomeriggio tre workshop approfondiranno e discuteranno la proposta di riforma per tre importanti politiche sociali (Politiche di sostegno alle famiglie con figli, Politiche di sostegno alla non autosufficienza, Politiche di contrasto alla povertà e di inserimento sociale e lavorativo)
La proposta di riforma è stata sviluppata da Ars, associazione non profit, con la collaborazione dell’Irs e del Capp dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e con il patrocinio della Fondazione Cariplo. Al progetto partecipano le Regioni Emilia Romagna e Puglia.
Al convegno verrà distribuito il monografico di Prospettive Sociali e Sanitarie con il testo integrale della ricerca e delle proposte.
Per informazioni e iscrizioni (fino ad esaurimento posti) vi invitiamo a collegarvi al link http://pss.irsonline.it/convegnowelfare/ oppure a seguirci sulla pagina facebook di Prospettive sociali e sanitarie o sul nostro blog http://www.prospettivesocialiesanitarie.it/scambi/
Sono stati richiesti al CROAS Lombardia i crediti formativi per assistenti sociali. E’ previsto durante la mattinata un servizio di sottotitolatura per non udenti, a richiesta il pomeriggio.
Info: Segreteria Organizzativa 02 46 76 43 10 fpicozzi@irsonline.it
Le sofferenze sociali generate dalla crisi in atto e i vincoli di bilancio sollecitano urgenti riforme attuabili ottimizzando l’uso delle risorse oggi disponibili. A due anni dal convegno “Disegnamo il welfare di domani”, il 26 Settembre prossimo si terrà il convegno “Costruiamo il welfare di domani” dove verranno presentate e discusse proposte di riforma delle politiche socio-assistenziali che da allora abbiamo approfondito, verificato anche con simulazioni quantitative, confrontato con pubblicazioni e con incontri e dibattiti. Autorevoli discussant (Maria Cecilia Guerra, Viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali; Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano; Lorena Rambaudi, Coordinatore Assessori alle Politiche sociali delle Regioni e Province autonome; Pietro Barbieri, Portavoce del Forum nazionale del Terzo settore) approfondiranno e commenteranno i contenuti esposti da Emanuele Ranci Ortigosa e da Bosi, e Gad Lerner modererà gli interventi. Per la pausa pranzo, verrà offerto un light lunch dagli organizzatori.
Nel pomeriggio tre workshop approfondiranno e discuteranno la proposta di riforma per tre importanti politiche sociali (Politiche di sostegno alle famiglie con figli, Politiche di sostegno alla non autosufficienza, Politiche di contrasto alla povertà e di inserimento sociale e lavorativo)
La proposta di riforma è stata sviluppata da Ars, associazione non profit, con la collaborazione dell’Irs e del Capp dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e con il patrocinio della Fondazione Cariplo. Al progetto partecipano le Regioni Emilia Romagna e Puglia.
Al convegno verrà distribuito il monografico di Prospettive Sociali e Sanitarie con il testo integrale della ricerca e delle proposte.
Per informazioni e iscrizioni (fino ad esaurimento posti) vi invitiamo a collegarvi al link http://pss.irsonline.it/convegnowelfare/ oppure a seguirci sulla pagina facebook di Prospettive sociali e sanitarie o sul nostro blog http://www.prospettivesocialiesanitarie.it/scambi/
Sono stati richiesti al CROAS Lombardia i crediti formativi per assistenti sociali. E’ previsto durante la mattinata un servizio di sottotitolatura per non udenti, a richiesta il pomeriggio.
Info: Segreteria Organizzativa 02 46 76 43 10 fpicozzi@irsonline.it
mercoledì 31 ottobre 2012
A Roma la manifestazione «Cresce il welfare, cresce l’Italia»
L'Agenzia di stampa Redattore Sociale racconta la manifestazione che si è svolta davanti a Montecitorio per protestare contro gli ulteriori tagli di fondi per le politiche sociali. Ecco la cronaca della manifestazione:
ROMA – C’è una qualche speranza che la legge di stabilità contenga dopo anni di tagli quell’inversione di tendenza chiesta a gran voce dalla rete “Cresce il welfare, cresce l’Italia”. Gli organizzatori dell’iniziativa hanno infatti incontrato nel corso della mattinata, in momenti diversi, tutti i gruppi parlamentari presenti a Montecitorio e tutti i partiti hanno convenuto sull’idea che “ci vuole un segnale in questo senso”. L’ipotesi è quella di mettere a disposizione una cifra quantificata in “400 o 500 milioni di euro” complessivi, per rifinanziare almeno il Fondo per le politiche sociali e quello per la non autosufficienza. Segni di attenzione sono venuti anche riguardo alle altre richieste avanzata dalla rete, in particolare per ciò che riguarda il taglio del 10% alla sanità e l’aumento dell’Iva per le prestazioni delle cooperative sociali. “E’ un bilancio positivo – dice Paola Menetti, presidente di Legacoopsociali – e vigileremo affinché il comportamento parlamentare rifletta le parole che ci sono state dette: è vero che i vari partiti hanno espresso modalità differenti attraverso cui arrivare al segnale di un rifinanziamento dei fondi sociali, ma è altrettanto vero che l’obiettivo da raggiungere è stato da tutti condiviso”.
In ordine cronologico, mentre in piazza Montecitorio oltre mille persone manifestavano per chiedere a governo e parlamento un’inversione di tendenza, la delegazione di “Cresce il welfare, cresce l’Italia” ha incontrato anzitutto il gruppo del Pd, con il capogruppo Franceschini e alcuni parlamentari (fra di essi, Margherita Miotto, Michele Ventura e Donata Lenzi), e a seguire il gruppo dell’Udc, guidato dal segretario politico Lorenzo Cesa e dai parlamentari Antonio De Poli e Gianluca Galletti. Successivamente, è stata la volta del gruppo Lega Nord, con i deputati Gianpaolo Dozzo e Massimiliano Fedriga, cui ha fatto seguito l’incontro con il vicepresidente del gruppo di Italia dei valori alla Camera Antonio Borghesi. Infine, è stata la volta prima del Pdl, con il capogruppo Fabrizio Cicchitto e alcuni parlamentari (fra di essi, Melania Rizzoli e Barbara Saltamartini) e a chiudere la mattinata il confronto con Benedetto della Vedova per il gruppo di Futuro e Libertà. A rappresentare la rete del welfare c’erano Paola Menetti di Legacoopsociali, Pietro Barbieri della Fish, Fausto Casini dell’Anpas, Stefano Daneri della Cgil e Filippo Fossati della Uisp.
In conferenza stampa, mentre ancora l’incontro con Fli è in corso, Paola Menetti fa il punto della situazione: “E’ da sottolineare, perché non era scontato, che vi sia stato l’incontro con i gruppi parlamentari e che tutti abbiano condiviso il fatto che occorre dare un segnale di inversione di tendenza”. La cifra che si ipotizza, 400 o 500 milioni, “non è certo sufficiente in termini generali, ma dopo anni di segno negativo l’importanza di avere un segno più nella colonna dei finanziamenti ai fondi sociali sarebbe importantissima”. La rete ha presentato poi anche altri punti, ad iniziare dalla richiesta di eliminazione di tagli per gli acquisti di beni e servizi sanitari nella misura del 10%: “Molti gruppi parlamentari hanno annunciato di aver presentato emendamenti sul tema o di volere farlo entro la chiusura dei termini prevista per questa sera”. Sul tema però “molte perplessità ci sono sul fatto che si possa pensare che questa norma venga espunta dal provvedimento” – precisa Menetti – anche vista “la ferma determinazione del governo a mantenere i saldi invariati e alla difficoltà a trovare e a quantificare nuove ipotesi di copertura”. In ogni caso – continua – “abbiamo trovato attenzione alla richiesta di un non automatismo nell’applicazione della norma, perché le regioni possano modulare l’applicazione sull’intero complesso di acquisizione di beni e servizi e possano dunque fare delle scelte di priorità rispetto a quali ambiti intervenire, anche con la consultazione delle associazioni sociali del territorio”. In questo, viene precisato, non si è fatto altro che ribadire una richiesta già arrivata dalla Conferenza delle Regioni. Sull’Iva alle cooperative sociali, poi, i gruppi parlamentari hanno ugualmente avanzato numerosi emendamenti che prevedono in larga misura la soppressione di tale previsione dal provvedimento (ska, fonte Redattore Sociale 31ott12).
ROMA – C’è una qualche speranza che la legge di stabilità contenga dopo anni di tagli quell’inversione di tendenza chiesta a gran voce dalla rete “Cresce il welfare, cresce l’Italia”. Gli organizzatori dell’iniziativa hanno infatti incontrato nel corso della mattinata, in momenti diversi, tutti i gruppi parlamentari presenti a Montecitorio e tutti i partiti hanno convenuto sull’idea che “ci vuole un segnale in questo senso”. L’ipotesi è quella di mettere a disposizione una cifra quantificata in “400 o 500 milioni di euro” complessivi, per rifinanziare almeno il Fondo per le politiche sociali e quello per la non autosufficienza. Segni di attenzione sono venuti anche riguardo alle altre richieste avanzata dalla rete, in particolare per ciò che riguarda il taglio del 10% alla sanità e l’aumento dell’Iva per le prestazioni delle cooperative sociali. “E’ un bilancio positivo – dice Paola Menetti, presidente di Legacoopsociali – e vigileremo affinché il comportamento parlamentare rifletta le parole che ci sono state dette: è vero che i vari partiti hanno espresso modalità differenti attraverso cui arrivare al segnale di un rifinanziamento dei fondi sociali, ma è altrettanto vero che l’obiettivo da raggiungere è stato da tutti condiviso”.
In ordine cronologico, mentre in piazza Montecitorio oltre mille persone manifestavano per chiedere a governo e parlamento un’inversione di tendenza, la delegazione di “Cresce il welfare, cresce l’Italia” ha incontrato anzitutto il gruppo del Pd, con il capogruppo Franceschini e alcuni parlamentari (fra di essi, Margherita Miotto, Michele Ventura e Donata Lenzi), e a seguire il gruppo dell’Udc, guidato dal segretario politico Lorenzo Cesa e dai parlamentari Antonio De Poli e Gianluca Galletti. Successivamente, è stata la volta del gruppo Lega Nord, con i deputati Gianpaolo Dozzo e Massimiliano Fedriga, cui ha fatto seguito l’incontro con il vicepresidente del gruppo di Italia dei valori alla Camera Antonio Borghesi. Infine, è stata la volta prima del Pdl, con il capogruppo Fabrizio Cicchitto e alcuni parlamentari (fra di essi, Melania Rizzoli e Barbara Saltamartini) e a chiudere la mattinata il confronto con Benedetto della Vedova per il gruppo di Futuro e Libertà. A rappresentare la rete del welfare c’erano Paola Menetti di Legacoopsociali, Pietro Barbieri della Fish, Fausto Casini dell’Anpas, Stefano Daneri della Cgil e Filippo Fossati della Uisp.
In conferenza stampa, mentre ancora l’incontro con Fli è in corso, Paola Menetti fa il punto della situazione: “E’ da sottolineare, perché non era scontato, che vi sia stato l’incontro con i gruppi parlamentari e che tutti abbiano condiviso il fatto che occorre dare un segnale di inversione di tendenza”. La cifra che si ipotizza, 400 o 500 milioni, “non è certo sufficiente in termini generali, ma dopo anni di segno negativo l’importanza di avere un segno più nella colonna dei finanziamenti ai fondi sociali sarebbe importantissima”. La rete ha presentato poi anche altri punti, ad iniziare dalla richiesta di eliminazione di tagli per gli acquisti di beni e servizi sanitari nella misura del 10%: “Molti gruppi parlamentari hanno annunciato di aver presentato emendamenti sul tema o di volere farlo entro la chiusura dei termini prevista per questa sera”. Sul tema però “molte perplessità ci sono sul fatto che si possa pensare che questa norma venga espunta dal provvedimento” – precisa Menetti – anche vista “la ferma determinazione del governo a mantenere i saldi invariati e alla difficoltà a trovare e a quantificare nuove ipotesi di copertura”. In ogni caso – continua – “abbiamo trovato attenzione alla richiesta di un non automatismo nell’applicazione della norma, perché le regioni possano modulare l’applicazione sull’intero complesso di acquisizione di beni e servizi e possano dunque fare delle scelte di priorità rispetto a quali ambiti intervenire, anche con la consultazione delle associazioni sociali del territorio”. In questo, viene precisato, non si è fatto altro che ribadire una richiesta già arrivata dalla Conferenza delle Regioni. Sull’Iva alle cooperative sociali, poi, i gruppi parlamentari hanno ugualmente avanzato numerosi emendamenti che prevedono in larga misura la soppressione di tale previsione dal provvedimento (ska, fonte Redattore Sociale 31ott12).
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sabato 20 ottobre 2012
Rapporto sulla povertà. Caritas Italiana mette sotto esame lo stato del welfare italiano
LA DENUNCIA
Dispersione delle misure economiche, ritardi nell’attivazione delle stesse e un progressivo restringimento delle disponibilità finanziarie nel settore socio-assistenziale: sono questi alcuni dei fattori che secondo la Caritas Italiana sottolineano “l’evidente incapacità dell’attuale sistema di welfare a farsi carico delle nuove forme di povertà, delle nuove emergenze sociali derivanti dalla crisi economico-finanziaria”. Secondo il Rapporto sulla povertà 2012, infatti, l’attuale sistema di welfare è un “percorso a ostacoli, dotato di irrazionale logica, in cui la presenza di barriere e veti incrociati rende quasi impossibile l’esigibilità dei diritti e la fruizione tempestiva del servizio, anche in presenza di oggettive situazioni di bisogno”. Un sistema caratterizzato da diversi limiti. Primo fra tutti quello della “dispersione delle misure economiche su un gran numero di provvedimenti nazionali, regionali, locali, gestiti da enti e organismi di diversa natura, al di fuori da qualsiasi tipo di regia e coordinamento complessivo”. Ulteriore ostacolo è “l’estremo ritardo con cui vengono attivate le misure di sostegno economico, soprattutto quelle legate alla perdita del lavoro e alla perdita di autonomia psico-fisica”. A non permettere risposte efficaci anche l’estrema varietà nella definizione del livello di reddito della famiglia, necessario per poter usufruire di determinate prestazioni, spesso calcolato sulle condizioni socio-economiche dell’anno precedente e la varietà di soglie e i criteri di accesso alle varie opportunità assistenziali che spesso creano “vicoli ciechi spesso difficili da prevedere all’avvio dell’iter di richiesta della misura”. Infine, preoccupa, “il progressivo restringimento delle disponibilità finanziarie nel settore socio-assistenziale” che secondo quanto afferma il rapporto della Caritas “sta determinando la chiusura o la negazione repentina dei diritti ad una serie di fasce sociali che, fino a poco tempo prima, erano state beneficiarie dell’intervento”.
I DATI
Cresce il numero degli italiani che si rivolgono alla Caritas per chiedere aiuto, soprattutto se anziani, casalinghe o pensionati, mentre diminuiscono i disoccupati e gli analfabeti. Sono queste le principali tendenze inquadrate dal Rapporto sulla povertà 2012 pubblicato oggi dalla Caritas Italiana, per la prima volta senza il supporto della Fondazione Zancan. Il rapporto analizza i dati raccolti da 191 Centri d’ascolto di 28 diocesi sparse sul territorio nazionale, che rappresentano il 6,7% del totale di 2.832 Centri presenti nel territorio nazionale.
Dalle rilevazioni emerge come nei Centri di ascolto presi in considerazione, nel corso del 2011, si sono rivolte 31.335 persone. Di queste, il 57% vive nelle regioni del Nord, seguito dal Centro (29%) e dal Mezzogiorno (14%). Una distribuzione, chiarisce la Caritas, che non rispecchia l’incidenza della povertà nei territori considerati ma dipende dal numero di Centri che hanno aderito al sistema di raccolta dati, nelle diverse regioni italiane. A livello complessivo si conferma la presenza di una quota maggioritaria di stranieri (20.448, pari al 70,7%) rispetto agli italiani (8.348, pari al 28,9%), tuttavia “le testimonianze a disposizione narrano di un deciso incremento degli utenti italiani – spiega il rapporto -, registrato negli ultimi due anni, a partire dall’esplosione della crisi economico finanziaria nel nostro paese”. L’incidenza degli stranieri raggiunge i valori massimi nel Centro e nel Nord Italia (74,7 e 73,5%) mentre, a causa di un elevato numero di poveri italiani, appare più bassa nel Mezzogiorno (51,4%).
L’utenza media dei Centri di ascolto, spiega la Caritas, non coincide necessariamente con emarginati gravi e soggetti senza dimora. “Si tratta in prevalenza di donne (53,4%), di soggetti coniugati (49,9%), di persone con domicilio (83,2%). Rispetto al 2009, si osserva un forte incremento della componente demografica in età avanzata: +51,3% di anziani; +177,8% di casalinghe; +65,6% di pensionati”. Dai dati raccolti dai centri di ascolto emerge anche un incremento degli utenti con figli minori conviventi (+52,9%) e una sostanziale stabilità nel numero di persone separate o divorziate (+5,5%). Diminuiscono invece le persone disoccupate (-16,2%) e soprattutto di analfabeti (-58,2%) che si sono rivolti ai centri. “Entrambi i dati confermano la progressiva “normalizzazione sociale” dell’utenza Caritas”, tuttavia, spiega il rapporto, le situazioni di grave indigenza non sono da sottovalutare. “Anche se si assiste ad una “normalizzazione” nel profilo dell’utenza – aggiunge il rapporto - si registra parimenti un peggioramento di chi stava già male: aumentano in percentuale le situazioni di povertà estrema, che coesistono tuttavia con una vita apparentemente normale, magari vissuta all’interno di un’abitazione di proprietà”. (fonte Redattore sociale)
Dispersione delle misure economiche, ritardi nell’attivazione delle stesse e un progressivo restringimento delle disponibilità finanziarie nel settore socio-assistenziale: sono questi alcuni dei fattori che secondo la Caritas Italiana sottolineano “l’evidente incapacità dell’attuale sistema di welfare a farsi carico delle nuove forme di povertà, delle nuove emergenze sociali derivanti dalla crisi economico-finanziaria”. Secondo il Rapporto sulla povertà 2012, infatti, l’attuale sistema di welfare è un “percorso a ostacoli, dotato di irrazionale logica, in cui la presenza di barriere e veti incrociati rende quasi impossibile l’esigibilità dei diritti e la fruizione tempestiva del servizio, anche in presenza di oggettive situazioni di bisogno”. Un sistema caratterizzato da diversi limiti. Primo fra tutti quello della “dispersione delle misure economiche su un gran numero di provvedimenti nazionali, regionali, locali, gestiti da enti e organismi di diversa natura, al di fuori da qualsiasi tipo di regia e coordinamento complessivo”. Ulteriore ostacolo è “l’estremo ritardo con cui vengono attivate le misure di sostegno economico, soprattutto quelle legate alla perdita del lavoro e alla perdita di autonomia psico-fisica”. A non permettere risposte efficaci anche l’estrema varietà nella definizione del livello di reddito della famiglia, necessario per poter usufruire di determinate prestazioni, spesso calcolato sulle condizioni socio-economiche dell’anno precedente e la varietà di soglie e i criteri di accesso alle varie opportunità assistenziali che spesso creano “vicoli ciechi spesso difficili da prevedere all’avvio dell’iter di richiesta della misura”. Infine, preoccupa, “il progressivo restringimento delle disponibilità finanziarie nel settore socio-assistenziale” che secondo quanto afferma il rapporto della Caritas “sta determinando la chiusura o la negazione repentina dei diritti ad una serie di fasce sociali che, fino a poco tempo prima, erano state beneficiarie dell’intervento”.
I DATI
Cresce il numero degli italiani che si rivolgono alla Caritas per chiedere aiuto, soprattutto se anziani, casalinghe o pensionati, mentre diminuiscono i disoccupati e gli analfabeti. Sono queste le principali tendenze inquadrate dal Rapporto sulla povertà 2012 pubblicato oggi dalla Caritas Italiana, per la prima volta senza il supporto della Fondazione Zancan. Il rapporto analizza i dati raccolti da 191 Centri d’ascolto di 28 diocesi sparse sul territorio nazionale, che rappresentano il 6,7% del totale di 2.832 Centri presenti nel territorio nazionale.
Dalle rilevazioni emerge come nei Centri di ascolto presi in considerazione, nel corso del 2011, si sono rivolte 31.335 persone. Di queste, il 57% vive nelle regioni del Nord, seguito dal Centro (29%) e dal Mezzogiorno (14%). Una distribuzione, chiarisce la Caritas, che non rispecchia l’incidenza della povertà nei territori considerati ma dipende dal numero di Centri che hanno aderito al sistema di raccolta dati, nelle diverse regioni italiane. A livello complessivo si conferma la presenza di una quota maggioritaria di stranieri (20.448, pari al 70,7%) rispetto agli italiani (8.348, pari al 28,9%), tuttavia “le testimonianze a disposizione narrano di un deciso incremento degli utenti italiani – spiega il rapporto -, registrato negli ultimi due anni, a partire dall’esplosione della crisi economico finanziaria nel nostro paese”. L’incidenza degli stranieri raggiunge i valori massimi nel Centro e nel Nord Italia (74,7 e 73,5%) mentre, a causa di un elevato numero di poveri italiani, appare più bassa nel Mezzogiorno (51,4%).
L’utenza media dei Centri di ascolto, spiega la Caritas, non coincide necessariamente con emarginati gravi e soggetti senza dimora. “Si tratta in prevalenza di donne (53,4%), di soggetti coniugati (49,9%), di persone con domicilio (83,2%). Rispetto al 2009, si osserva un forte incremento della componente demografica in età avanzata: +51,3% di anziani; +177,8% di casalinghe; +65,6% di pensionati”. Dai dati raccolti dai centri di ascolto emerge anche un incremento degli utenti con figli minori conviventi (+52,9%) e una sostanziale stabilità nel numero di persone separate o divorziate (+5,5%). Diminuiscono invece le persone disoccupate (-16,2%) e soprattutto di analfabeti (-58,2%) che si sono rivolti ai centri. “Entrambi i dati confermano la progressiva “normalizzazione sociale” dell’utenza Caritas”, tuttavia, spiega il rapporto, le situazioni di grave indigenza non sono da sottovalutare. “Anche se si assiste ad una “normalizzazione” nel profilo dell’utenza – aggiunge il rapporto - si registra parimenti un peggioramento di chi stava già male: aumentano in percentuale le situazioni di povertà estrema, che coesistono tuttavia con una vita apparentemente normale, magari vissuta all’interno di un’abitazione di proprietà”. (fonte Redattore sociale)
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venerdì 17 febbraio 2012
Il welfare in Italia tra crisi e trasformazioni, un convegno a Messina
Il 24 febbraio 2012 alle ore 9.00 nella sede del CeSV Messina, in Via G. La Farina, 7.
L’iniziativa nasce dall’esigenza di proseguire una riflessione che il CeSV Messina in diverse occasioni ha avviato sui temi della crisi del welfare e sul senso ed il significato dell’impegno volontario.
Nella crisi economica e finanziaria quali sono le prospettive per ridisegnare welfare locali inclusivi e comunitari e qual è il ruolo del terzo settore ed in particolare del volontariato?
Nel condurre questa riflessione ci aiuterà il Prof. Ugo Ascoli, docente di sociologia nell’Università politecnica delle Marche, tra i principali ispiratori della legge di riordino del sistema socio assistenziale in Italia (legge 328/2000) e curatore di una recente pubblicazione “Il welfare in Italia” ed. Il Mulino.
Programma
Introduce i lavori
Prof. Antonino Mantineo Presidente CESV Messina
Interventi programmati a cura dei volontari e degli operatori del settore
• Domanda di solidarietà ed azione volontaria
• Welfare e politiche educative
• Welfare e politiche dell’immigrazione
• Le politiche assistenziali e l’integrazione dei servizi
Conclude i lavori
Prof. Ugo Ascoli, Università politecnica delle Marche
Il Welfare in Italia
Discussant
Prof. Antonino Anastasi. Università degli studi Messina
L’iniziativa nasce dall’esigenza di proseguire una riflessione che il CeSV Messina in diverse occasioni ha avviato sui temi della crisi del welfare e sul senso ed il significato dell’impegno volontario.
Nella crisi economica e finanziaria quali sono le prospettive per ridisegnare welfare locali inclusivi e comunitari e qual è il ruolo del terzo settore ed in particolare del volontariato?
Nel condurre questa riflessione ci aiuterà il Prof. Ugo Ascoli, docente di sociologia nell’Università politecnica delle Marche, tra i principali ispiratori della legge di riordino del sistema socio assistenziale in Italia (legge 328/2000) e curatore di una recente pubblicazione “Il welfare in Italia” ed. Il Mulino.
Programma
Introduce i lavori
Prof. Antonino Mantineo Presidente CESV Messina
Interventi programmati a cura dei volontari e degli operatori del settore
• Domanda di solidarietà ed azione volontaria
• Welfare e politiche educative
• Welfare e politiche dell’immigrazione
• Le politiche assistenziali e l’integrazione dei servizi
Conclude i lavori
Prof. Ugo Ascoli, Università politecnica delle Marche
Il Welfare in Italia
Discussant
Prof. Antonino Anastasi. Università degli studi Messina
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venerdì 25 novembre 2011
«Quali politiche di welfare in Sicilia?». Convegno dei CSV siciliani a Messina
I Centri di Servizio e il volontariato si interrogano sul tema a 10 anni dalla loro istituzione nella giornata di sabato 26 novembre, dalle 9 alle ore 17.30, presso il Palazzo della Cultura “Antonello da Messina”. Con il patrocinio della Regione Siciliana.
Intervengono, con il presidente del CeSV Antonino Mantineo, anche gli onorevoli Giovanni Ardizzone, Giuseppe Laccoto e Antonino Beninati. Alle 17 le conclusioni sono affidate ad Andrea Piraino, assessore alla Famiglia e alle Politiche sociali della Regione Sicilia
Nell’Anno Europeo del Volontariato, e a 10 anni dall’istituzione dei Centri di Servizio per il Volontariato , il Cesv – Centro Servizi per il Volontariato di Messina, in collaborazione con gli altri Csv della Sicilia (Cesvop di Palermo e Csv Etneo) e con il Co.Ge. – Comitato di Gestione del Fondo Speciale per il Volontariato Regione Sicilia, e con il patrocinio della Regione Siciliana, promuove, nella giornata di sabato 26 novembre, dalle 9 alle ore 17.30, presso il Palazzo della Cultura “Antonello da Messina”, un momento di riflessione e di confronto sullo stato delle politiche di welfare nella regione Sicilia.
“Lo stato di attuazione della legge n. 328/2000 sul volontariato in Sicilia, l’applicazione della legge regionale sul volontariato (la n. 22/94), l’esigenza di inserire finalmente nell’agenda politica regionale il recepimento della legge 383/2000, quella sull’associazionismo di promozione sociale, e ancora la ricostituzione dell’Osservatorio regionale del Volontariato e l’indizione della Conferenza provinciale del volontariato. Tutti questi sono temi importanti per dare dignità e il giusto ruolo agli organismi del volontariato e del Terzo settore in Sicilia, in un momento particolarmente delicato a causa della crisi che attraversa lo Stato sociale”, sottolinea il docente universitario Antonino Mantineo, presidente del Cesv Messina.
Dopo un breve video, a cura del volontario e fotoreporter Dino Sturiale, dedicato ai tragici avvenimenti che hanno colpito (in seguito al maltempo) la provincia di Messina, dalle ore 9.15, sabato 26 novembre, al Palacultura “Antonello”, dopo la registrazione dei partecipanti, interverranno sul tema “Il welfare in Sicilia: tra crisi e nuovi modelli”, in un dibattito coordinato da Maria Lucia Serio, consulente Cesv per la formazione, Guido Memo (Centro Studi Res Polis), Luciano Squillaci, vicepresidente di CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato) e Vito Puccio, presidente del Co.Ge. Sicilia – Comitato di Gestione del Fondo Speciale per il Volontariato Regione Sicilia. Alle 11.30 è prevista la seconda sessione, coordinata da Rosario Ceraolo, direttore del Cesv Messina, sul “Ruolo e funzione del Volontariato per la costruzione di un welfare comunitario”, con esperienze e proposte dei volontari Domenico Alfonzo (presidente dell'Avis Sicilia), Giuseppe Di Natale (Auser), Maria Grazia Turconi Lo Iacono (Avulss), Santi Mondello (Misericordie e vicepresidente del Cesv), e gli interventi programmati di Giuseppe Bucalo (Associazione Penelope), Franco Ferro (Misericordie di San Piero Patti), Saro Visicaro (Osservatorio per i diritti dei minori “Lucia Natoli”), Alfredo Di Stefano (Federmisericordie Sicilia), Alessandro D’Angelo (Misericordie -responsabile Area Sanità Settore Protezione civile), sui seguenti temi: Volontariato e non autosufficienza, Volontariato e integrazione di culture e comunità, Volontariato e sanità e integrazione sociale, La sfida educativa per il volontariato, Volontariato e beni comuni: Arte, territorio, ambiente. Il programma continua alle 15.30, per la terza sessione dei lavori, con una tavola rotonda su “Le politiche di welfare nella Regione Sicilia”, coordinata dal docente universitario Antonino Mantineo, presidente del Cesv Messina, e con gli interventi degli onorevoli Giovanni Ardizzone, Giuseppe Laccoto e Antonino Beninati.
Alle 17 le conclusioni sono affidate ad Andrea Piraino, assessore alla Famiglia e alle Politiche sociali della Regione Sicilia. “Questa iniziativa si pone in continuità con il lavoro che i Centri di Servizio per il Volontariato della Sicilia – aggiunge il presidente del Cesv Messina Mantineo - stanno svolgendo nei territori in preparazione della II Convention regionale del volontariato, che si terrà a Palermo nel 2012. In particolare, in questi mesi, in tutte le province della Sicilia, il volontariato è impegnato a riflettere e dibattere sulle questioni qualificanti il proprio impegno. Da qui le cinque tematiche che saranno affrontate al Palacultura, mediante un coinvolgimento attivo dei volontari, e sulle quali il volontariato siciliano sta promuovendo analisi, elaborando proposte e costruendo percorsi di lavoro condiviso”, evidenzia il presidente del Cesv Messina.
Per informazioni: Cesv, Centro Servizi per il Volontariato di Messina, Via G. La Farina n. 7, tel. 090/6409598, fax 090/6011825, e-mail info@cesvmessina.it e segreteria@cesvmessina.it, sito Internet www.cesvmessina.it.
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lunedì 14 novembre 2011
Quali politiche di welfare in Sicilia? Convegno a Messina
Nell’anno europeo del volontariato e a 10 anni dall’istituzione dei Centri di servizio per il volontariato, il CeSV Messina in collaborazione con gli altri CSV della Sicilia promuove un convegno per il 26 novembre 2011. Le associazioni di volontariato della Sicilia occidentale che vogliono partecipare possono contattare la segreteria del CeSVoP (091331970 int. 201 - segreteria@cesvop.org).Il momento di confronto sullo stato delle politiche di welfare nella regione Sicilia si svolge a Messina nel Palazzo della Cultura Antonello da Messina in Viale Boccetta.
Programma
Scheda di iscrizione
sabato 5 novembre 2011
Il “Libro Nero sul welfare italiano”: il Governo ha fallito, dalla crisi si esce con un nuovo modello sociale


Il dossier è stato presentato oggi al Senato dalla campagna “I diritti alzano la voce” e dalla campagna “Sbilanciamoci!”
«Annichilire le politiche sociali in Italia – come sta facendo il Governo da tempo – non ci farà uscire dalla crisi, ma aggraverà la situazione della nostra economia». È questo il giudizio espresso oggi da Pietro Barbieri, della campagna "I diritti alzano la voce", e da Giulio Marcon, portavoce della campagna "Sbilanciamoci!" in occasione della presentazione, presso il Senato, del Libro Nero sul Welfare italiano, un’iniziativa realizzata congiuntamente dalle due campagne.Il documento – un vero e proprio dossier, ricco di dati e informazioni dettagliate – porta il sottotitolo Come il Governo italiano – con le manovre economico-finanziarie e la legge delega fiscale e assistenziale – sta distruggendo le politiche sociali e azzerando la spesa per i diritti. Il testo, infatti, analizza nel dettaglia i tagli al sociale e alla sanità previsti nella legge di stabilità e nelle manovre correttive del 2011, valuta gli impatti dei tagli sugli enti locali e i servizi ai cittadini, esamina la delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale. Il giudizio sull’operato dell’esecutivo è del tutto negativo: «I provvedimenti adottati», notano le organizzazioni promotrici, «sono stati socialmente iniqui – colpendo le classi a basso e medio reddito e non toccando i privilegi e le ricchezze –, puramente di facciata per quanto riguarda il rilancio dell’economia, pesantissimi nel campo delle politiche sociali, lasciando così il paese ancora più indifeso ed esposto alla crisi».
Il prospetto dei tagli alle politiche sociali è impressionante: tra il 2007 e il 2013 si prevede una riduzione degli stanziamenti a favore dei fondi nazionali da 1.594 a 144 milioni di euro! Il fondo più importante, quello per le Politiche sociali, passerebbe da 1 miliardo a 45 milioni di euro. Il fondo Politiche per la famiglia da 220 milioni a 31. Azzerati il fondo per la non autosufficienza e quello per l’inclusione degli immigrati. Il fondo per le politiche giovanili verrebbe ridotto dai 130 milioni del 2007 agli 11 previsti per il 2013. Il fondo per le pari opportunità da 50 a 17 milioni. Anche il Fondo per l’Infanzia e l’Adolescenza perde qualcosa, passando da 44 a 40 milioni. Dinanzi a una situazione drammatica – per il paese come per il welfare italiano – le due campagne avanzano una serie di proposte corredate da un prospetto delle entrate e delle uscite. È ineludibile la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali, che determinano i diritti esigibili e dunque i servizi che vanno garantiti su tutto il territorio nazionale; aumentare la dotazione dei fondi nazionali per le politiche sociali; introdurre il Reddito minimo di inserimento (2 miliardi di euro); stanziare un miliardo di euro per l’avvio di almeno 3.000 asili nido nel 2012; istituire un fondo di 800 milioni di euro per garantire un’indennità di disoccupazione ai lavoratori precari; prevedere uno stanziamento di 200 milioni per il sostegno sociale all’affitto per i meno abbienti e di 300 milioni aggiuntivi per il canone agevolato; alzare dai 113 milioni di euro del 2011 (erano 266 nel 2008) a 300 milioni lo stanziamento per il servizio civile, permettendo così a 50mila giovani di poter fare quest’esperienza.
Queste e altre proposte andranno finanziate attraverso una tassa patrimoniale, una revisione della tassazione sulle rendite finanziarie, il ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan, la rinuncia al programma di produzione di 131 cacciabombardieri F35, la chiusura dei Centri di identificazione ed espulsione (113 milioni da destinare all’integrazione dei migranti), la revisione delle convenzioni con le strutture sanitarie private. «Il Governo ha fallito», concludono Barbieri e Marcon. «Siamo convinti che questa crisi può essere un’occasione straordinaria per rivedere i nostri modelli economici e culturali e modificare gli stili di vita, mettendo finalmente da parte le teorie che hanno causato il disastro in cui siamo oggi. Chiediamo alle forze sociali ed economiche di unirsi in questa azione di cambiamento – fondata sulla riconversione ecologica dell’economia, i beni comuni materiali e immateriali, le pratiche innovative di rigenerazione urbana – che rilancerebbe l’economia e produrrebbe più benessere per tutti.» (testo del comunicato stampa ufficiale)
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lunedì 13 giugno 2011
Ancora a proposito di Welfare in "liquidazione"
Tante le denunce e le prese di posizione. Dal Forum del Terzo settore agli aderenti della campagna "I diritti alzano la voce". Insomma, la situazione diviene sempre più critica, soprattutto a guardarla dal punto di vista sociale e della tutela dei più deboli. Qui sotto trovi il lancio dell'agenzia Redattore Sociale dedicato al "j'accuse" delle organizzazioni no profit.domenica 12 giugno 2011
Uno studio della CGIL traccia il profilo dello stato sociale in Italia
Dal sindacato una serie di dati sui tagli che il cosiddetto welfare ha subito in questi ultimi anni. Per chi opera in ambito sociale una serie di elementi molto interessanti che, però, non incoraggiano. Qui sotto puoi leggere la sintesi riportata dal giornale "Il fatto quotidiano".
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