martedì 12 maggio 2015

A Palermo sit-in degli "invisibili"

Giovedì 14 maggio 2015 dalle ore 10 alle ore 13 davanti a Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo, sit-in affinché “Gli Invisibili diventino Visibili!”.
La manifestazione organizzata dal Coordinamento H, dalla Rete dei Centri Socio-Educativi e da Libera ha questo come scopo prioritario, cioè di ricordare agli Organi di Governo della Città di Palermo che per le Persone con disabilità e per i Familiari viene costantemente ignorata la Convenzione ONU che sancisce i loro Diritti, soprattutto quando l’assenza o l’inadeguatezza di servizi dedicati nega il loro legittimo diritto alla Vita.
A Palermo, infatti, l’assenza di una programmazione globale e dedicata sulle politiche e i servizi essenziali per le Persone con disabilità e i loro Familiari ha, in questi ultimi anni, generato una grave e incresciosa situazione, della quale ne è esempio la vicenda degli otto Centri Socio educativi gestiti dalle organizzazioni di familiari e che compongono la Rete onlus. Nonostante siano state più volte sollecitate sia l’Amministrazione Comunale sia quella Regionale, a oggi non sono state date risposte concrete alle famiglie che si trovano a gestire gravi situazioni quotidiane in totale abbandono. In altre città d’Italia, le Persone disabili hanno una molteplicità di interventi a loro disposizione, qui a Palermo unicamente l’Assistenza Domiciliare per due ore al giorno e solamente per 100 casi gravi, e la cui erogazione è sempre di più a rischio.
Questa grave situazione continua a generare notevoli danni alle persone con disabilità e ai familiari non essendo garantiti, dal Comune di Palermo, i minimi livelli di assistenza socio sanitaria (sia i LEA sia i LEPSS). Da qui la decisione di chiedere il supporto della Cittadinanza facendo anche conoscere una realtà spesso dimenticata volutamente. Per questi e per mille altri motivi, le associazioni organizzatrici dell’evento sperano che Palermo e la Sicilia tutta possa prendere coscienza che I CITTADINI DISABILI E LE LORO FAMIGLIE NON SONO INVISIBILI, SONO IN GRADO DI FORMULARE PROPOSTE ALLE AMMINISTRAZIONI E SOPRATTUTTO PRETENDONO DI ESSERE VISIBILI.
Le Associazioni fanno appello al Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che è il Responsabile della Salute dei Cittadini, affinché intervenga immediatamente per fare sì che le persone con gravi bisogni possano avere una buona qualità di vita e garantiti i loro diritti, che ha difeso anche firmando pubblicamente, prima delle ultime elezioni, il Manifesto per i Diritti delle Persone con disabilità.
ASCOLTO + SERVIZI = DIRITTI

A Palermo un convegno sulle radici della violenza alle donne

Il 14 maggio 2015 alle ore 17 nella Real Fonderia (Piazza della Fonderia alla Cala) di Palermo si svolge l'incontro: «Violenza e Attaccamento (ovvero le radici psicologiche della violenza sulle donne)». L'iniziativa è promossa dall'ITIS "A. Volta" di Palermo e dall'associazione ARVIS, in collaborazione con l'Ufficio Scolastico Regionale di Sicilia e il Comune di Palermo. Intervengono: Franco Di Maria, Università di Palermo e Rino Cascio, giornalista Rai.

lunedì 11 maggio 2015

Ricerca regionale sui bisogni del volontariato, l'11 maggio si inizia

A partire dall'11 maggio si comincia. Inizia la spedizione del questionario on-line. Il link per aprirlo arriverà a tutte le organizzazioni di volontariato della Sicilia tramite un messaggio di posta elettronica che ha come mittente: piattaformagot@gmail.com e come oggetto: "Questionario ricerca sul volontariato". Si tratta di un link personalizzato, in modo che possa rispondere solo ed esclusivamente il destinatario dell’e-mail. Tutte le istruzioni per la compilazione e i contatti per eventuali chiarimenti li trovi CLICCANDO QUI.

sabato 9 maggio 2015

Dall'11 maggio inizia la ricerca regionale sui bisogni del volontariato siciliano

In vista della somministrazione del questionario on-line, che verrà proposto a tutte le OdV siciliane dall'11 maggio al 1 giugno 2015, comincia la campagna pubblicitaria per sensibilizzare tutte le organizzazioni a partecipare in massa alla rilevazione sui bisogni del volontariato. La ricerca è un momento importante per la riorganizzazione dei Centri di Servizio per il Volontariato siciliani, ma anche una fotografia reale dell'attuale condizione e situazione del volontariato nell'Isola.
L'indagine è promossa dal sistema composto dal Coordinamento dei Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) siciliani e dal Comitato di Gestione del Fondo speciale per il Volontariato Regione Sicilia (CoGe Sicilia), in collaborazione con il CSVnet (Coordinamento Nazionale dei CSV). L'analisi, oltre al rilevamento dei bisogni del volontariato che opera sul territorio regionale, ha pure l'intento di favorire la riprogrammazione dei servizi erogati dai CSV siciliani per il triennio 2015-17.
Per informazioni ed eventuali delucidazioni sulla compilazione del questionario si può consultare www.segnidivolo.org, oppure: il numero verde 840702999; il CeSVoP per le provincie di Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Trapani, telefono 091331970, mail ricercaregionale@cesvop.org, www.cesvop.org; il CSV Etneo per Catania, Enna, Ragusa e Siracusa, segreteria@csvetneo.org, 0954032041, www.csvetneo.org; il CeSV per la provincia di Messina, tel. 0906409598, www.cesvmessina.it e www.comunitasolidali.org, ricercaregionale@cesvmessina.it.
L'impianto e la metodologia della ricerca sono stati definiti da un Comitato Tecnico Scientifico (CTS) composto da referenti dei relativi organismi committenti e da consulenti esterni. I componenti del Comitato sono: Antonino Anastasi, Giuseppe Campana, Santo Carnazzo, Giulio Gerbino, Salvatore Greco, Giovanni Perrone, Marco Rocca, Ferdinando Siringo, Nereo Zamaro.

INDICAZIONI PRATICHE
La Ricerca regionale sui bisogni del volontariato siciliano si svolge dall'11 maggio all'1 giugno 2015 e punta a raccogliere le risposte di gran parte delle organizzazioni di volontariato (OdV) in Sicilia. Sono coinvolte tutte le realtà del volontariato organizzato attive sul territorio siciliano.
In pratica, a ciascun rappresentante legale delle OdV viene inviato  per posta elettronica (mittente: piattaformagot@gmail.com; oggetto: "Questionario ricerca sul volontariato") un link personalizzato, in modo che possa rispondere solo ed esclusivamente il destinatario dell’e-mail. Quest'ultimo, aprendo la posta, trova un messaggio («Gentile Associazione…») e cliccando sul link indicato, accede immediatamente ad un questionario online.
Per una agevole e rapida compilazione, il legale rappresentante deve procurarsi:
- il proprio codice fiscale;
- il certificato di codice fiscale della OdV;
- l'Atto costitutivo e lo Statuto;
- il Verbale dell'ultimo rinnovo delle cariche sociali;
- l'eventuale Decreto di Iscrizione al Registro regionale del volontariato e/o della Protezione civile;
- il Libro soci;
- la Prima nota o il Bilancio consuntivo/Rendiconto economico 2014 e l'eventuale Bilancio sociale;
- Libro matricola o altra documentazione pertinente eventuali dipendenti dell'associazione.
Nel questionario, vi sono campi obbligatori (necessari per andare avanti nella compilazione del questionario) e campi facoltativi. I quesiti sono a tipologia mista: campi a risposta aperta e quesiti a risposta multipla.
Il rispondente può aprire il suo invito su un computer e iniziare la compilazione, per poi eventualmente completarla in un altro momento e anche su un computer diverso, perché il link ricorda il punto dove il rispondente è uscito l’ultima volta.
Il link del questionario è personale, perché corrisponde alla propria OdV, perciò il messaggio non può essere inoltrato ad altri poiché la piattaforma che lo genera riconosce da quale indirizzo è stato compilato, nonché la zona geografica.
Per ogni informazione e delucidazione utile alla compilazione si può chiamare il numero verde 840702999.

Nota sulla privacy
Le informazioni fornite verranno raccolte nel rispetto del D. Lgs. 196/03 sulla privacy e saranno trattate con la massima riservatezza.

BROCHURE

giovedì 30 aprile 2015

Cooperazione internazionale, un corso alla sede del Cerisdi

CERISDI Palermo e COOPI Milano propongono il I Corso di Introduzione alla Cooperazione internazionale "Il mestiere del Cooperante: opportunità e sfide di una professione poco conosciuta". Il 7 e 8 maggio 2015 nella sede del Cerisdi al Castello Utveggio dalle ore 9 – 17. C'è tempo fino alle ore 14 del 5 maggio per inviare le adesioni! (clicca sull'immagine per ingrandirla)

mercoledì 22 aprile 2015

Presentata a Roma l'autoconvocazione del volontariato italiano. Si comincia il 9 maggio

“Siamo qui per presentare un evento straordinario nella storia del volontariato italiano che sta attraversando, come il Paese, una fase storica complicata.” Così ha esordito Pietro Barbieri, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, presentando l’iniziativa di auto convocazione che, a partire dall’evento del 9 maggio a Roma, proseguirà in un percorso articolato, e in costruzione, almeno fino al 5 dicembre 2015, Giornata internazionale del Volontariato.
La crisi economica, sociale, culturale e politica che investe il Paese richiama alla necessità ed al protagonismo del vasto mondo della solidarietà che raccoglie 4,5 milioni volontari ed esprime centinaia di migliaia di organizzazioni. “L’auto convocazione - ha proseguito Barbieri - vuole rappresentare un momento di impatto, un’espressione forte di quello che il volontariato vuole essere in questa fase storica. Per questo non è pensato come una sola giornata, ma come un percorso partecipato che consentirà al volontariato di essere protagonista, di esprimersi e di proporre la propria agenda. Crediamo di essere ora nel momento giusto per la realizzazione di questo percorso”.
"La proposta di legge uscita dalla Camera non tiene in alcun conto valori, richieste e proposte del volontariato organizzato" ha evidenziato Emma Cavallaro presidente della ConVol aggiungendo "Siamo stati auditi ma non siamo stati ascoltati. La Convenzione delle Nazioni Unite sulla discriminazione delle persone con disabilità si intitola «Niente su di noi senza di noi», un forte messaggio che ben rappresenta i sentimenti del volontariato organizzato. Ci sembra che il welfare si stia trasformando in un investimento su qualcuno che potrà contribuire al sistema produttivo e quindi non sia più tutela dei diritti delle persone più fragili".
“Vogliamo dare voce al volontariato, una realtà diffusa in tutto il Paese in modo eterogeneo ma capace di esprimere valori condivisi come il dono, la gratuità, la partecipazione e la responsabilità che sono il presupposto su cui costruire l’Italia che verrà. - ha dichiarato Stefano Tabò, presidente di CSVnet. Nella Riforma del Terzo Settore abbiamo visto evaporare il principio di sussidiarietà nella gestione dei Centri di Servizio; chiediamo che venga riconosciuta l’identità e l’autonomia del Volontariato, non solo la sua capacità di rispondere operativamente ai bisogni sociali”.
“Il 9 maggio - ha affermato Enzo Costa, Coordinatore della consulta del volontariato presso il Forum - il volontariato italiano alzerà la voce per dire le sue ragioni, che poi si traducono in ‘valori’, dal momento che sinora la politica italiana non lo ha fatto. Noi crediamo che il volontariato, che coinvolge milioni di cittadini, sia una pratica storica diffusa in tutto il Paese, e in quanto tale, un grandissimo patrimonio da sostenere e valorizzare. Il 9 maggio lanceremo un segnale, avremo una rappresentanza con molte facce e molte voci per dare espressione a questo Paese”.
L'auto convocazione del volontariato italiano è promossa da Forum Nazionale del Terzo Settore, Consulta del Volontariato presso il Forum, Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il volontariato (CSVnet), Conferenza permanente delle Associazioni, Federazioni e Reti di Volontariato (ConVol), Caritas Italiana e Centro Nazionale Volontariato (CNV).
L’appuntamento è per il 9 maggio, dalle ore 10.00 alle 17.00 presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza, Università di Roma (via Salaria 113).‎

Clicca qui per scaricare il documento “Il Volontariato italiano si auto convoca”

Immigrazione, l'ennesima mobilitazione spontanea dei siciliani

Tutti a ringraziare, a tessere le lodi, ad evidenziare generosità e disponibilità di Lampedusani, Siciliani, ecc. Intanto, nessun intervento di carattere "strutturale" e le emergenze vengono gestite grazie agli sforzi e alla solidarieta dei soliti "noti": associazioni di volontariato, Terzo settore, Caritas, Comitati spontanei, singoli cittadini. E se non ci fossero loro?
Qui sotto l'articolo di Repubblica Palermo del 22 aprile 2015 che racconta gli sforzi della solidarietà siciliana (clicca sull'immagine per ingrandirla).

martedì 21 aprile 2015

9 maggio, a Roma autoconvocazione del volontariato

L'iniziativa lanciata da CSVnet, Convol, Forum del Terzo settore, Caritas Italiana, Centro Nazionale per il Volontariato punta a evidenziare il ruolo fondamentale del volontariato nel sistema Italia. Qui sotto la nota di convocazione della conferenza stampa di presentazione (clicca sull'immagine per ingrandirla).

L’anello debole, 188 opere in concorso. E un premio alle campagne su web

Sono 188 le opere in concorso (su 193 pervenute) per l’edizione 2015 del premio L’anello debole. I lavori ammessi alla prima selezione sono così suddivisi nelle quattro sezioni del premio: 32 audio cortometraggi, 74 video cortometraggi della realtà, 38 video cortometraggi di fiction, 44 video “cortissimi” (realtà e fiction). Sette i paesi di provenienza delle opere: Brasile, Egitto, Francia, Germania, Grecia, Italia, Spagna. Estremamente variegati i temi affrontati nei lavori proposti, con una frequenza particolare per disabilità, carcere, immigrazione, Africa e le problematiche ambientali, tra inquinamento e sostenibilità.
La prima selezione è già in corso di svolgimento: fino alla fine di aprile una commissione formata da una trentina di persone della Comunità di Capodarco, tra cui membri della redazione di Redattore sociale, selezionerà i lavori da sottoporre alla giuria di qualità, presieduta quest’anno dal giornalista (e ideatore del premio) Giancarlo Santalmassi. In totale saranno 18 gli esperti suddivisi nelle 4 sezioni previste dal bando ai quali spetterà la scelta delle opere finaliste: oltre al presidente e al direttore artistico del premio Andrea Pellizzari, l’elenco comprende Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, Giovanni Anversa, giornalista e dirigente di Rai 3, Claudio Astorri, conduttore e consulente radiofonico, Claudio Canepari, regista, produttore e autore televisivo, Antonella Cappabianca, critica televisiva e fotografa, Massimo Cirri, conduttore radiofonico (Caterpillar), Pino Corrias, giornalista e scrittore, Daniela De Robert, giornalista Tg2, Gianluca Nicoletti, giornalista, conduttore radiofonico, Daniela Persico, critica cinematografica e regista, Fabio Rimassa, direttore de La3 Tv, Stefano Rulli, sceneggiatore e regista, Andrea Segre, regista, Daniele Segre, regista, Corrado Virgili, art director cinema d’animazione, Dario Zonta, critico cinematografico, sceneggiatore.
I giurati di qualità avranno a disposizione circa un mese per scegliere le opere finaliste, che saranno poi sottoposte alla votazione di una giuria popolare durante il Capodarco l’Altro festival, in programma dal 22 al 27 giugno 2015 sulla terrazza della Comunità di Capodarco di Fermo, nelle Marche, con un ricco cartellone di eventi. Durante lo stesso evento la giuria di qualità assegnerà due nuovi premi speciali: il primo è quello alla migliore campagna sociale che abbia utilizzato prevalentemente il web per la sua diffusione; c’è tempo fino al 28 aprile per le segnalazioni, che vanno inviate via mail alla segreteria del premio L’anello debole. Il secondo premio speciale, indetto dalla società Ecopneus, sarà per il miglior video (tra quelli selezionati per il concorso), dedicato a tematiche ambientali e in particolare alle questioni del riciclo riuso e della cosiddetta “circular economy”.
Il programma del festival è in via di definizione e l’organizzazione è a cura di Redattore sociale. Media partner dell’edizione 2015: corriere.tv e affaritaliani.it.
Informazioni: 0734.681001 info@capodarcolaltrofestival.it.

Riforma del Terzo settore. Intervista a Carlo Vimercati, Consulta nazionale dei CoGe

Dopo la prima lettura e l'approvazione del testo di Legge delega che passa al Senato, la Riforma del Terzo settore assume contorni più precisi su cui si esprime il Presidente della Consulta nazionale dei CoGe. Il testo è tratto dal sito della Conculta (www.consultacoge.it).

Con la recente approvazione alla Camera la legge delega per la riforma del Terzo settore è al giro di boa; le impostazioni di fondo e alcune risoluzioni del legislatore appaiono ormai delineate in modo compiuto e, in attesa della seconda lettura del provvedimento prevista prossimamente al Senato, si è aperto il campo a valutazioni e osservazioni da parte degli addetti ai lavori del settore. Come sempre molto articolate e di vario segno. Abbiamo incontrato Carlo Vimercati, Presidente della Consulta nazionale dei Comitati di gestione, per raccogliere una sua riflessione su quanto previsto dalla legge delega in materia di Centri di servizio e “dintorni”.
D. Presidente Vimercati, quale futuro vede per i Centri di servizio al volontariato alla luce del testo di riforma licenziato dalla Camera?
R. Per iniziare con una battuta direi che innanzitutto dovremo cambiargli il nome. Una delle novità più rilevanti della riforma in corso di approvazione è infatti l’allargamento della platea di destinatari delle attività dei Centri di servizio: non più solo le organizzazioni di volontariato ma tutti gli enti ricompresi nell'ambito del terzo settore. Quindi, stando alla definizione della stessa legge delega, un bacino di utenza ben più vasto e differenziato.
D. Un bene o un male secondo lei?
E’ difficile dare una risposta univoca. Si tratta di una decisione squisitamente politica, e come tutte le decisioni di questo tipo sottende valutazioni di priorità che possono variare a seconda del punto di vista. Certo con questa scelta, abbinata credo non a caso alla non chiara indicazione sulla titolarità della governance dei Csv (ndr: nella L. 266 questa è invece chiaramente attribuita al volontariato), si modificano alcuni equilibri tra le diverse componenti del terzo settore, con evidenti vantaggi per quelle fino ad oggi escluse dal raggio d’azione dei Csv; una parte del mondo del volontariato considera questo un arretramento per sé, e manifesta una certa inquietudine. Io non voglio entrare in questa discussione poiché penso che siano gli attori direttamente interessati a doversi confrontare per comporre le divergenti valutazioni. Osservo però, su un piano più tecnico, che l’allargamento di cui si parla implica un cambiamento di grande portata per i Csv, che ne investirà il profilo economico, organizzativo e gestionale. Io penso che non tutti i Csv siano oggi attrezzati per affrontare questo processo di trasformazione: servirà quindi un'attenta opera di supporto, accompagnamento e monitoraggio.
D. Serviranno più fondi?
Non necessariamente. La legge delega conferma il sistema di finanziamento dei Csv basato sulla contribuzione delle Fondazioni di origine bancaria in grado di assicurare, come avvenuto sino ad oggi, risorse importanti al sistema. Risorse che se gestite in modo efficiente e ben finalizzato sono più che sufficienti per una significativa azione di supporto infrastrutturale rivolta a una platea molto ampia di soggetti. Certo, in mancanza di una chiara delimitazione delle funzioni dei Csv è evidente che essi tenderebbero a espandere sempre di più la propria azione, e con essa il fabbisogno di risorse, in una rincorsa senza fine.
D. Si riferisce forse al sostegno di iniziative territoriali solidali, previsto dalla legge delega tra le finalità assegnate ai Csv?
Esattamente. Si tratta di un'espressione piuttosto ambigua … bisognerebbe precisare meglio cosa si intende per “sostegno”. In passato con questo termine si è dato spazio, in alcune regioni, a una vera e propria attività erogativa dei Csv per il finanziamento di progetti delle organizzazioni di volontariato. Un'attività che io non ho mai condiviso per tre fondamentali ragioni: per i potenziali conflitti di interesse generati all'interno dei Csv, per i rischi di uno sviamento dei Csv dalla loro naturale funzione di produttori di servizi, per l'impropria sovrapposizione con l'attività erogativa svolta dalle Fondazioni. Se con la nuova legge si intendesse avvalorare questa interpretazione sarebbe quindi a mio avviso un grave errore.
Di profilo ben diverso sarebbe invece un “sostegno” inteso come preparazione e accompagnamento delle organizzazioni alla progettazione delle proprie iniziative sul territorio. Mi auguro pertanto che nel testo finale della legge delega l'attuale formulazione sia rivista, o eliminando tout court il riferimento al sostegno di iniziative solidali tra le possibili finalità dei Csv (attività che può ben essere ricompresa tra le altre previste nel testo), o quanto meno precisandone meglio il senso in modo da escludere comunque la possibilità per i Csv di svolgere attività erogativa diretta.
D. Un altro punto cruciale della legge delega riguarda il controllo dei Csv: una funzione che tocca da vicino i Comitati di gestione. Che giudizio dà su questo punto?
Direi luci e ombre. Da un lato registro la positiva affermazione del principio che i Csv debbano essere assoggettati a un controllo “terzo”. La delega infatti affida il controllo dei Csv a organismi regionali e nazionali. Sebbene il loro profilo strutturale e organizzativo non sia meglio precisato, mi pare fuori da ogni dubbio che nella visione del legislatore questi soggetti debbano essere chiaramente distinti e autonomi rispetto agli stessi Csv. La separatezza tra la figura del controllore e quella del controllato è un principio di buona gestione pacificamente riconosciuto in qualunque ambito amministrativo e aziendale, ma in materia di Csv esso è stato spesso oggetto di contestazione in ragione di un male inteso, quando non pretestuoso e autoreferenziale, principio di autonomia del volontariato nella gestione dei fondi della L. 266. La legge delega sgombra il campo da queste posizioni, evidenziando inoltre che il controllo dovrà riguardare le attività e la gestione dei Centri, e quindi essere non meramente formalistico ma orientato a verificare il raggiungimento dei risultati attesi. Sono impostazioni che i Comitati di gestione sostengono da sempre, e sono ovviamente soddisfatto di vederle riaffermate nel disegno di riforma.
D. Ha parlato anche di ombre: quali sono?
La più evidente è la mancata indicazione della fonte di copertura degli oneri dell'attività di controllo. La legge delega esclude che questi costi possano essere imputati alle disponibilità rivenienti dal “quindicesimo” delle Fondazioni, ma non indica da quale altra provvista si debba attingere. Questa “dimenticanza”, in verità piuttosto clamorosa, rischia di vanificare quanto di positivo ho appena detto riguardo all'impostazione generale dell'attività di controllo. Il messaggio che rischia di passare è che, al di là delle affermazioni sulla carta, non vi sia reale interesse ad attivare un'efficace azione di controllo dei Csv; poiché è del tutto evidente che, pur con tutte le dovute attenzioni all'economicità degli strumenti da implementare, nessuna attività può essere compiutamente svolta senza un'adeguata dotazione di risorse. Parlo naturalmente di dotazione di risorse non per pagare compensi ai componenti dell’organismo di controllo, cosa non è mai avvenuta in tutta l’esperienza dei Coge i cui componenti operano su base volontaria (cioè totalmente gratuita), ma per coprire le spese di una pur minima struttura tecnica che è indispensabile per il serio assolvimento della funzione. Credo che su questo punto sia veramente necessario migliorare il testo uscito dalla Camera; la soluzione attualmente prevista dalla L. 266/91, che ricomprende le spese dei controlli tra le destinazioni del quindicesimo delle Fondazioni, mi sembra francamente più corretta e realistica.
D. Come si collocano i Comitati di gestione nel nuovo disegno di sistema?
In questo momento è difficile dare una risposta. Ho detto poco fa che la legge delega non qualifica in alcun modo gli organismi regionali e nazionali da preporre al controllo. Mi pare però di poter dire che nel richiamo ad organismi regionali di controllo vi sia stata un'ispirazione piuttosto forte e diretta all'esperienza dei Coge. D'altra parte una valutazione onesta e imparziale del percorso compiuto dai Csv sino ad oggi non può negare l'importante funzione di accompagnamento svolta dai Coge, e il contributo da essi dato alla maturazione e allo sviluppo dei Csv stessi. E' un'esperienza che a mio avviso non dovrebbe essere dispersa, pur con gli aggiornamenti e adattamenti del caso. Penso che la riforma possa essere l'occasione per lanciare una versione 2.0 dei Coge, e credo che i Comitati attuali siano pronti a raccogliere la sfida del cambiamento.
D. Abbiamo lo spazio per un'ultima osservazione.
Da uomo di Fondazione non posso non rilevare che ancora una volta il fondamentale contributo delle Fondazioni nel settore non viene messo della dovuta evidenza. Si tende a darlo per scontato, omologandolo a uno stanziamento della finanza pubblica e non invece, come si dovrebbe, a presentarlo come una forma di contribuzione di soggetti privati impegnati, anche attraverso questo canale, all’assolvimento di una funzione sociale di primario rilievo. Purtroppo devo constatare che nell’art. 5 del testo approvato alla Camera, che disciplina la materia di cui stiamo discorrendo, la parola Fondazioni non c'è mai scritta.