Si chiama atto di indirizzo ed è “Il primo importante provvedimento applicativo della riforma del Terzo settore”, come lo ha definito il sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali Luigi Bobba. In un comunicato in cui annuncia la firma dell’atto il 13 novembre da parte del ministro Poletti. Varato anche il Bando per progetti nazionali di organizzazione di volontariato in collaborazione con altri enti di Terzo settore. Clicca qui per la notizia dal sito ministeriale
In dettaglio: è stato pubblicato l’avviso pubblico con cui ben 44,8 di quei milioni andranno a finanziare progetti di rilevanza nazionale presentati da organizzazioni di volontariato (odv), associazioni di promozione sociale (aps) e le fondazioni del terzo settore, da soli o in partnership tra loro. Nello stesso comunicato, Bobba ha infine annunciato “altri importanti atti amministrativi riguardanti la costituzione dell'Organismo nazionale di controllo dei Centri di servizio del volontariato e l'istituzione del Consiglio Nazionale del Terzo settore. Così come, ben presto, sarà sottoscritto un protocollo d'intesa tra il Ministero del Lavoro e diverse amministrazioni territoriali e statali per l'avvio del Social bonus" (fonte CSVnet).
Leggi la notizia completa dal sito di CSVnet (clicca qui)
venerdì 17 novembre 2017
venerdì 3 novembre 2017
La bottega degli errori. A Palermo spettacolo della Compagnia Instabile
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| (clicca sull'immagine per ingrandirla) |
Sinossi Una vecchia ed impolverata Bottega contiene una quantità indescrivibile di oggetti acquistati dal generoso proprietario oramai rassegnato alla logica del mercato.
Una sfilza di venditori entrano nella Bottega proponendo affari per lo più inutili dal momento che il proprietario è sempre disposto ad accogliere ogni tipo di materiale.
Il materiale che si accumula in una catasta, che diventa sempre più informe, è la dimostrazione di come gli errori crescono senza che se ne prenda rimedio. Ma che errori sono questi? Gli errori di un acquisto compulsivo, irrefrenabile che cela il desiderio inconscio di trovare in ogni oggetto una parte di se, della propria, memoria, della propria vita.
In natura non c'è niente di inutile; nemmeno l'inutilità stessa.
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IV raduno e congresso regionale AGe Sicilia
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| Sebastiano Maggio (terzo da sinistra) e altri neoeletti |
Giorno 28 ottobre 2017, nella splendida cornice di Palazzo Butera Sala Borremans si è svolto il Congresso Regionale dell’Age Associazione Italiana Genitori della Regione Sicilia che ha visto la partecipazione di diversi nuclei familiari provenienti da tutta l’Isola. Unitamente al Congresso si è svolto il Raduno annuale dell’Associazione. Ha aperto i lavori l’ing. Filippo Cipolla presidente di AGe Bagheria salutando in modo particolare i soci provenienti da tutte le Province della Sicilia. Breve intervento dell’arciprete di Bagheria don Giovanni La Mendola che ha focalizzato il ruolo della famiglia in seno alla Società. Hanno portato il saluto il presidente di FISM Sicilia Dario Cangelosi e il presidente di AGESC Sicilia Salvatore Alicata. Il Presidente uscente di AGe Sicilia Avv. Giuseppe Russo ha svolto una dettagliata relazione sulle attività svolte nel corso del triennio ed annunciando una iniziativa che vedrà coinvolti diversi soggetti che operano nel mondo del sociale. La relazione tenuta dal prof. Gioacchino Lavanco sul tema de “L’importanza dei genitori nella scuola e nella società” ha galvanizzato tutti presenti, dimostrando, ancora una volta, che i temi della Famiglia, della Scuola e della Società sono beni da custodire e da tutelare. Ha partecipato ed è intervenuto il Segretario Generale della CISL Palermo Trapani Leonardo La Piana sottolineando il serio problema dell’Edilizia Scolastica che sta toccando un livello così basso di sicurezza da mettere in campo una serie di iniziative per porre un serio argine al degrado che vivono gli edifici scolastici di tutta la Regione. Si è passato al rinnovo degli Organi collegiali dell’associazione che ha visto l’elezione del nuovo Presidente di AGe Sicilia nella persona del dott. Sebastiano Maggio.
Sono state altresì elette la prof.ssa Angela Stallone come vice presidente, di Segretaria la sig.ra Sandy Villari Bertolotta, di Tesoriere avv. Angelo Gallo. Completano il Consiglio Direttivo Francesco La Barbera, Florinda Valenza e Santo Cipolla. Il Presidente eletto dott. Sebastiano Maggio ha ringraziato i presenti ed ha evidenziato alcuni punti che saranno oggetto di approfondimento e che saranno trattati nel prossimo Consiglio direttivo.
La giornata di domenica è stata vissuta all’insegna dell’arricchimento spirituale (Santa Messa in Chiesa Madre) e dell’arricchimento culturale con la visita della Mostra permanente delle pregevoli opere del pittore Renato Guttuso. Al momento dei saluti tra i presenti, grande gioia per aver trascorso insieme due giorni di proficuo lavoro per portare avanti le tematiche che stanno a cuore alla nostra Associazione.
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mercoledì 18 ottobre 2017
Minori Stranieri Non Accompagnati, se ne parla in un convegno a Palermo
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L’iniziativa, che si svolgerà il 19 ottobre 2017 presso l’Archivio storico di Palermo, intende essere un’occasione di confronto sulla tematica dell’accoglienza e dell’accompagnamento dei minori al fine di analizzare le vulnerabilità e le potenzialità che caratterizzano tale fenomeno per migliorare i progetti esistenti ma anche per pensare nuove modalità di accoglienza e di accompagnamento.
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martedì 17 ottobre 2017
Discorso di papa Francesco all'assemblea della FAO del 16 ottobre 2017
Alcuni spunti di riflessione molto stimolanti da parte di papa Francesco sul tema fame, povertà ed economia mondiale. Ecco il discorso del pontefice all'assemblea FAO di Roma nella Giornata mondiale dell'alimentazione.
Signor Direttore Generale,
Distinte Autorità,
Signore e Signori,
Ringrazio per l’invito e le parole di benvenuto del Direttore Generale, Prof. José Graziano da Silva, e rivolgo un caloroso saluto ai Rappresentanti degli Stati Membri e a quanti hanno la possibilità di collegarsi dalle sedi della FAO nel mondo.
Un saluto particolare va ai Ministri dell’Agricoltura del G7 qui presenti, che hanno concluso il loro Vertice, nel quale sono state discusse questioni che richiedono una responsabilità non solo verso lo sviluppo e la produzione, ma anche nei confronti della Comunità internazionale nel suo insieme.
1. La celebrazione di questa Giornata Mondiale dell’Alimentazione ci vede qui radunati per ricordare quel 16 ottobre del 1945 quando i Governi, decisi ad eliminare la fame mediante lo sviluppo del settore agricolo, istituirono la FAO. Era quello un periodo di grave insicurezza alimentare e di grandi spostamenti di popolazione, con milioni di persone alla ricerca di luoghi in cui poter sopravvivere alle miserie e alle avversità causate dalla guerra.
Dunque, riflettere su come la sicurezza alimentare può incidere sulla mobilità umana significa ripartire dall’impegno per cui la FAO è nata, per rinnovarlo. La realtà odierna domanda una maggiore responsabilità a tutti i livelli non solo per garantire la produzione necessaria o l’equa distribuzione dei frutti della terra – questo dovrebbe essere scontato – ma soprattutto per tutelare il diritto di ogni essere umano a nutrirsi a misura dei propri bisogni, partecipando altresì alle decisioni che lo riguardano e alla realizzazione delle proprie aspirazioni, senza doversi separare dai propri cari.
Di fronte a un obiettivo di tale portata è in gioco la credibilità dell’intero sistema internazionale. Sappiamo che la cooperazione è sempre più condizionata da impegni parziali, che addirittura limitano ormai anche gli aiuti nelle emergenze. Eppure la morte per fame o l’abbandono della propria terra è notizia quotidiana, che rischia di provocare indifferenza. E’ urgente dunque trovare nuove strade, per trasformare le possibilità di cui disponiamo in una garanzia che consenta ad ogni persona di guardare al futuro con fondata fiducia e non solo con qualche desiderio.
Lo scenario delle relazioni internazionali mostra una capacità crescente di dare risposte alle attese della famiglia umana, anche con l’apporto della scienza e della tecnica, le quali, studiando i problemi, propongono soluzioni adeguate. Eppure questi nuovi traguardi non riescono ad eliminare l’esclusione di gran parte della popolazione mondiale: quante sono le vittime della malnutrizione, delle guerre, dei cambiamenti climatici? Quanti mancano del lavoro e dei beni essenziali e si vedono costretti a lasciare la loro terra, esponendosi a molte e terribili forme di sfruttamento? Valorizzare la tecnologia al servizio dello sviluppo è certamente una strada da percorrere, purché si arrivi ad azioni concrete per diminuire gli affamati o per governare il fenomeno delle migrazioni forzate.
2. La relazione tra fame e migrazioni può essere affrontata solo se andiamo alla radice del problema. A questo proposito, gli studi condotti dalle Nazioni Unite, come pure da tante Organizzazioni della società civile concordano nel dire che sono due gli ostacoli principali da superare: i conflitti e i cambiamenti climatici.
Come si possono superare i conflitti? Il diritto internazionale ci indica i mezzi per prevenirli o risolverli rapidamente, evitando che si prolunghino e producano carestie e la distruzione del tessuto sociale. Pensiamo alle popolazioni martoriate da guerre che durano ormai da decenni e che potevano essere evitate o almeno fermate, e invece propagano i loro effetti disastrosi tra cui l’insicurezza alimentare e lo spostamento forzato di persone. Occorrono buona volontà e dialogo per frenare i conflitti, e bisogna impegnarsi a fondo per un disarmo graduale e sistematico, previsto dalla Carta delle Nazioni Unite, come pure per porre rimedio alla funesta piaga del traffico delle armi. A che vale denunciare che a causa dei conflitti milioni di persone sono vittime della fame e della malnutrizione, se non ci si adopera efficacemente per la pace e il disarmo?
Quanto ai cambiamenti climatici, ne vediamo tutti i giorni le conseguenze. Grazie alle conoscenze scientifiche, sappiamo come i problemi vanno affrontati; e la comunità internazionale è andata elaborando anche strumenti giuridici necessari, come per esempio l’Accordo di Parigi, dal quale, però, alcuni si stanno allontanando. Riemerge la noncuranza verso i delicati equilibri degli ecosistemi, la presunzione di manipolare e controllare le limitate risorse del pianeta, l’avidità di profitto. E’ pertanto necessario lo sforzo per un consenso concreto e fattivo se si vogliono evitare effetti più tragici, che continueranno a gravare sulle persone più povere e indifese. Siamo chiamati a proporre un cambiamento negli stili di vita, nell’uso delle risorse, nei criteri di produzione, fino ai consumi che, per quanto riguarda gli alimenti, vedono perdite e sprechi crescenti. Non possiamo rassegnarci a dire “ci penserà qualcun altro”.
Penso che questi siano i presupposti di ogni discorso serio sulla sicurezza alimentare collegata al fenomeno delle migrazioni. Certamente guerre e cambiamenti climatici determinano la fame, evitiamo dunque di presentarla come una malattia incurabile. Le stime recenti fornite dai vostri esperti prevedono un rialzo della produzione globale di cereali, a livelli che consentono di dare maggiore consistenza alle riserve mondiali. Questo lascia ben sperare e fa capire che, se si opera stando attenti ai bisogni e contrastando le speculazioni, i risultati non mancano. Infatti, le risorse alimentari non di rado vengono lasciate in balìa della speculazione, che le misura solamente in funzione della prosperità economica dei grandi produttori o in relazione alla potenzialità di consumo e non alle esigenze reali delle persone. E così si favoriscono i conflitti e gli sprechi, e aumentano le file degli ultimi della terra che cercano un futuro fuori dai loro territori di origine.
3. Di fronte a tutto questo possiamo e dobbiamo cambiare rotta (cfr Enc. Laudato si’, 53; 61; 163; 202). Di fronte all’aumento della domanda di alimenti è indispensabile che i frutti della terra siano disponibili per tutti. Per qualcuno basterebbe diminuire il numero delle bocche da sfamare e risolvere così il problema; ma è una falsa soluzione se si pensa ai livelli di spreco di alimenti e a modelli di consumo che sprecano tante risorse. Ridurre è facile, condividere invece impone una conversione, e questo è impegnativo.
Pertanto mi pongo – e vi pongo – questa domanda: è troppo pensare di introdurre nel linguaggio della cooperazione internazionale la categoria dell’amore, declinata come gratuità, parità nel trattare, solidarietà, cultura del dono, fraternità, misericordia? In effetti, queste parole esprimono il contenuto pratico del termine “umanitario”, tanto in uso nell’attività internazionale. Amare i fratelli e farlo per primi, senza attendere di essere corrisposto: è questo un principio evangelico che trova riscontro in tante culture e religioni e diventa principio di umanità nel linguaggio delle relazioni internazionali. E’ auspicabile che la diplomazia e le Istituzioni multilaterali alimentino e organizzino questa capacità di amare, perché è la via maestra che garantisce non solo la sicurezza alimentare, ma la sicurezza umana nella sua globalità. Non possiamo operare solo se lo fanno gli altri, né limitarci ad avere pietà, perché la pietà si ferma agli aiuti di emergenza, mentre l’amore ispira la giustizia ed è essenziale per realizzare un giusto ordine sociale tra realtà diverse che vogliono correre il rischio dell’incontro reciproco. Amare vuol dire contribuire affinché ogni Paese aumenti la produzione e giunga all’autosufficienza alimentare. Amare si traduce nel pensare nuovi modelli di sviluppo e di consumo, e nell’adottare politiche che non aggravino la situazione delle popolazioni meno avanzate o la loro dipendenza esterna. Amare significa non continuare a dividere la famiglia umana tra chi ha il superfluo e chi manca del necessario.
L’impegno della diplomazia ci ha dimostrato, anche in eventi recenti, che fermare il ricorso alle armi di distruzione di massa è possibile. Tutti siamo consapevoli della capacità di distruzione di tali strumenti. Ma siamo altrettanto consapevoli degli effetti della povertà e dell’esclusione? Come fermare persone disposte a rischiare tutto, intere generazioni che possono scomparire perché mancano del pane quotidiano, o sono vittime di violenza o di mutamenti climatici? Si dirigono dove vedono una luce o percepiscono una speranza di vita. Non potranno essere fermate da barriere fisiche, economiche, legislative, ideologiche: solo una coerente applicazione del principio di umanità potrà farlo. E invece diminuisce l’aiuto pubblico allo sviluppo e le Istituzioni multilaterali vengono limitate nella loro attività, mentre si ricorre ad accordi bilaterali che subordinano la cooperazione al rispetto di agende e di alleanze particolari o, più semplicemente, ad una tranquillità momentanea. Al contrario, la gestione della mobilità umana richiede un’azione intergovernativa coordinata e sistematica, condotta secondo le norme internazionali esistenti e permeata da amore e intelligenza. Il suo obiettivo è un incontro di popoli che arricchisca tutti e generi unione e dialogo, e non esclusione e vulnerabilità.
Qui permettetemi di collegarmi al dibattito sulla vulnerabilità che a livello internazionale divide quando si parla dei migranti. Vulnerabile è colui che è in condizione di inferiorità e non può difendersi, non ha mezzi, vive cioè una esclusione. E questo perché è costretto dalla violenza, da situazioni naturali o peggio ancora dall’indifferenza, dall’intolleranza e persino dall’odio. Di fronte a questa condizione è giusto identificare le cause per agire con la necessaria competenza. Ma non è accettabile, che per evitare di impegnarsi, ci si trinceri dietro a sofismi linguistici che non fanno onore alla diplomazia ma la riducono, da “arte del possibile”, a un esercizio sterile per giustificare egoismi e inattività.
E’ auspicabile che di tutto questo si tenga conto nell’elaborazione del Pacto mundial para una migración segura, regular y ordenada, in corso in questo momento in seno alle Nazioni Unite.
4. Prestiamo ascolto al grido di tanti nostri fratelli emarginati ed esclusi: “Ho fame, sono forestiero, nudo, malato, rinchiuso in un campo profughi”. È una domanda di giustizia, non una supplica o un appello di emergenza. È necessario un ampio e sincero dialogo a tutti i livelli perché emergano le soluzioni migliori e maturi una nuova relazione tra i diversi attori dello scenario internazionale, fatta di responsabilità reciproca, di solidarietà e di comunione.
Il giogo della miseria generato dagli spostamenti spesso tragici dei migranti, può essere rimosso mediante una prevenzione fatta di progetti di sviluppo che creino lavoro e capacità di riposta alle crisi climatiche e ambientali. La prevenzione costa molto meno degli effetti provocati dal degrado dei terreni o dall’inquinamento delle acque, effetti che colpiscono le zone nevralgiche del pianeta dove la povertà è la sola legge, le malattie sono in crescita e la speranza di vita diminuisce.
Sono tante e lodevoli le iniziative messe in atto. Tuttavia, non bastano; è necessario e urgente continuare ad attivare sforzi e finanziare programmi per fronteggiare in maniera ancora più efficace e promettente la fame e la miseria strutturale. Ma se l’obiettivo è favorire un’agricoltura che produca in funzione delle effettive esigenze di un Paese, allora non è lecito sottrarre le terre coltivabili alla popolazione, lasciando che il land grabbing (acaparamiento de tierras) continui a fare i suoi profitti, magari con la complicità di chi è chiamato a fare l’interesse del popolo. Occorre allontanare le tentazioni di operare a vantaggio di gruppi ristretti della popolazione, come pure di utilizzare gli apporti esterni in modo inadeguato, favorendo la corruzione, o in assenza di legalità.
La Chiesa Cattolica, con le sue istituzioni, avendo diretta e concreta conoscenza delle situazioni da affrontare e dei bisogni da colmare, vuole concorrere direttamente in questo sforzo in virtù della sua missione che la porta ad amare tutti e la obbliga anche a ricordare a quanti hanno responsabilità nazionali e internazionali il più ampio dovere di condividere le necessità dei più.
L’augurio è che ciascuno scopra, nel silenzio della propria fede o delle proprie convinzioni, le motivazioni, i principi e gli apporti per dare alla FAO e alle altre Istituzioni intergovernative il coraggio di migliorare e perseverare per il bene della famiglia umana.
Grazie!
Signor Direttore Generale,
Distinte Autorità,
Signore e Signori,
Ringrazio per l’invito e le parole di benvenuto del Direttore Generale, Prof. José Graziano da Silva, e rivolgo un caloroso saluto ai Rappresentanti degli Stati Membri e a quanti hanno la possibilità di collegarsi dalle sedi della FAO nel mondo.
Un saluto particolare va ai Ministri dell’Agricoltura del G7 qui presenti, che hanno concluso il loro Vertice, nel quale sono state discusse questioni che richiedono una responsabilità non solo verso lo sviluppo e la produzione, ma anche nei confronti della Comunità internazionale nel suo insieme.
1. La celebrazione di questa Giornata Mondiale dell’Alimentazione ci vede qui radunati per ricordare quel 16 ottobre del 1945 quando i Governi, decisi ad eliminare la fame mediante lo sviluppo del settore agricolo, istituirono la FAO. Era quello un periodo di grave insicurezza alimentare e di grandi spostamenti di popolazione, con milioni di persone alla ricerca di luoghi in cui poter sopravvivere alle miserie e alle avversità causate dalla guerra.
Dunque, riflettere su come la sicurezza alimentare può incidere sulla mobilità umana significa ripartire dall’impegno per cui la FAO è nata, per rinnovarlo. La realtà odierna domanda una maggiore responsabilità a tutti i livelli non solo per garantire la produzione necessaria o l’equa distribuzione dei frutti della terra – questo dovrebbe essere scontato – ma soprattutto per tutelare il diritto di ogni essere umano a nutrirsi a misura dei propri bisogni, partecipando altresì alle decisioni che lo riguardano e alla realizzazione delle proprie aspirazioni, senza doversi separare dai propri cari.
Di fronte a un obiettivo di tale portata è in gioco la credibilità dell’intero sistema internazionale. Sappiamo che la cooperazione è sempre più condizionata da impegni parziali, che addirittura limitano ormai anche gli aiuti nelle emergenze. Eppure la morte per fame o l’abbandono della propria terra è notizia quotidiana, che rischia di provocare indifferenza. E’ urgente dunque trovare nuove strade, per trasformare le possibilità di cui disponiamo in una garanzia che consenta ad ogni persona di guardare al futuro con fondata fiducia e non solo con qualche desiderio.
Lo scenario delle relazioni internazionali mostra una capacità crescente di dare risposte alle attese della famiglia umana, anche con l’apporto della scienza e della tecnica, le quali, studiando i problemi, propongono soluzioni adeguate. Eppure questi nuovi traguardi non riescono ad eliminare l’esclusione di gran parte della popolazione mondiale: quante sono le vittime della malnutrizione, delle guerre, dei cambiamenti climatici? Quanti mancano del lavoro e dei beni essenziali e si vedono costretti a lasciare la loro terra, esponendosi a molte e terribili forme di sfruttamento? Valorizzare la tecnologia al servizio dello sviluppo è certamente una strada da percorrere, purché si arrivi ad azioni concrete per diminuire gli affamati o per governare il fenomeno delle migrazioni forzate.
2. La relazione tra fame e migrazioni può essere affrontata solo se andiamo alla radice del problema. A questo proposito, gli studi condotti dalle Nazioni Unite, come pure da tante Organizzazioni della società civile concordano nel dire che sono due gli ostacoli principali da superare: i conflitti e i cambiamenti climatici.
Come si possono superare i conflitti? Il diritto internazionale ci indica i mezzi per prevenirli o risolverli rapidamente, evitando che si prolunghino e producano carestie e la distruzione del tessuto sociale. Pensiamo alle popolazioni martoriate da guerre che durano ormai da decenni e che potevano essere evitate o almeno fermate, e invece propagano i loro effetti disastrosi tra cui l’insicurezza alimentare e lo spostamento forzato di persone. Occorrono buona volontà e dialogo per frenare i conflitti, e bisogna impegnarsi a fondo per un disarmo graduale e sistematico, previsto dalla Carta delle Nazioni Unite, come pure per porre rimedio alla funesta piaga del traffico delle armi. A che vale denunciare che a causa dei conflitti milioni di persone sono vittime della fame e della malnutrizione, se non ci si adopera efficacemente per la pace e il disarmo?
Quanto ai cambiamenti climatici, ne vediamo tutti i giorni le conseguenze. Grazie alle conoscenze scientifiche, sappiamo come i problemi vanno affrontati; e la comunità internazionale è andata elaborando anche strumenti giuridici necessari, come per esempio l’Accordo di Parigi, dal quale, però, alcuni si stanno allontanando. Riemerge la noncuranza verso i delicati equilibri degli ecosistemi, la presunzione di manipolare e controllare le limitate risorse del pianeta, l’avidità di profitto. E’ pertanto necessario lo sforzo per un consenso concreto e fattivo se si vogliono evitare effetti più tragici, che continueranno a gravare sulle persone più povere e indifese. Siamo chiamati a proporre un cambiamento negli stili di vita, nell’uso delle risorse, nei criteri di produzione, fino ai consumi che, per quanto riguarda gli alimenti, vedono perdite e sprechi crescenti. Non possiamo rassegnarci a dire “ci penserà qualcun altro”.
Penso che questi siano i presupposti di ogni discorso serio sulla sicurezza alimentare collegata al fenomeno delle migrazioni. Certamente guerre e cambiamenti climatici determinano la fame, evitiamo dunque di presentarla come una malattia incurabile. Le stime recenti fornite dai vostri esperti prevedono un rialzo della produzione globale di cereali, a livelli che consentono di dare maggiore consistenza alle riserve mondiali. Questo lascia ben sperare e fa capire che, se si opera stando attenti ai bisogni e contrastando le speculazioni, i risultati non mancano. Infatti, le risorse alimentari non di rado vengono lasciate in balìa della speculazione, che le misura solamente in funzione della prosperità economica dei grandi produttori o in relazione alla potenzialità di consumo e non alle esigenze reali delle persone. E così si favoriscono i conflitti e gli sprechi, e aumentano le file degli ultimi della terra che cercano un futuro fuori dai loro territori di origine.
3. Di fronte a tutto questo possiamo e dobbiamo cambiare rotta (cfr Enc. Laudato si’, 53; 61; 163; 202). Di fronte all’aumento della domanda di alimenti è indispensabile che i frutti della terra siano disponibili per tutti. Per qualcuno basterebbe diminuire il numero delle bocche da sfamare e risolvere così il problema; ma è una falsa soluzione se si pensa ai livelli di spreco di alimenti e a modelli di consumo che sprecano tante risorse. Ridurre è facile, condividere invece impone una conversione, e questo è impegnativo.
Pertanto mi pongo – e vi pongo – questa domanda: è troppo pensare di introdurre nel linguaggio della cooperazione internazionale la categoria dell’amore, declinata come gratuità, parità nel trattare, solidarietà, cultura del dono, fraternità, misericordia? In effetti, queste parole esprimono il contenuto pratico del termine “umanitario”, tanto in uso nell’attività internazionale. Amare i fratelli e farlo per primi, senza attendere di essere corrisposto: è questo un principio evangelico che trova riscontro in tante culture e religioni e diventa principio di umanità nel linguaggio delle relazioni internazionali. E’ auspicabile che la diplomazia e le Istituzioni multilaterali alimentino e organizzino questa capacità di amare, perché è la via maestra che garantisce non solo la sicurezza alimentare, ma la sicurezza umana nella sua globalità. Non possiamo operare solo se lo fanno gli altri, né limitarci ad avere pietà, perché la pietà si ferma agli aiuti di emergenza, mentre l’amore ispira la giustizia ed è essenziale per realizzare un giusto ordine sociale tra realtà diverse che vogliono correre il rischio dell’incontro reciproco. Amare vuol dire contribuire affinché ogni Paese aumenti la produzione e giunga all’autosufficienza alimentare. Amare si traduce nel pensare nuovi modelli di sviluppo e di consumo, e nell’adottare politiche che non aggravino la situazione delle popolazioni meno avanzate o la loro dipendenza esterna. Amare significa non continuare a dividere la famiglia umana tra chi ha il superfluo e chi manca del necessario.
L’impegno della diplomazia ci ha dimostrato, anche in eventi recenti, che fermare il ricorso alle armi di distruzione di massa è possibile. Tutti siamo consapevoli della capacità di distruzione di tali strumenti. Ma siamo altrettanto consapevoli degli effetti della povertà e dell’esclusione? Come fermare persone disposte a rischiare tutto, intere generazioni che possono scomparire perché mancano del pane quotidiano, o sono vittime di violenza o di mutamenti climatici? Si dirigono dove vedono una luce o percepiscono una speranza di vita. Non potranno essere fermate da barriere fisiche, economiche, legislative, ideologiche: solo una coerente applicazione del principio di umanità potrà farlo. E invece diminuisce l’aiuto pubblico allo sviluppo e le Istituzioni multilaterali vengono limitate nella loro attività, mentre si ricorre ad accordi bilaterali che subordinano la cooperazione al rispetto di agende e di alleanze particolari o, più semplicemente, ad una tranquillità momentanea. Al contrario, la gestione della mobilità umana richiede un’azione intergovernativa coordinata e sistematica, condotta secondo le norme internazionali esistenti e permeata da amore e intelligenza. Il suo obiettivo è un incontro di popoli che arricchisca tutti e generi unione e dialogo, e non esclusione e vulnerabilità.
Qui permettetemi di collegarmi al dibattito sulla vulnerabilità che a livello internazionale divide quando si parla dei migranti. Vulnerabile è colui che è in condizione di inferiorità e non può difendersi, non ha mezzi, vive cioè una esclusione. E questo perché è costretto dalla violenza, da situazioni naturali o peggio ancora dall’indifferenza, dall’intolleranza e persino dall’odio. Di fronte a questa condizione è giusto identificare le cause per agire con la necessaria competenza. Ma non è accettabile, che per evitare di impegnarsi, ci si trinceri dietro a sofismi linguistici che non fanno onore alla diplomazia ma la riducono, da “arte del possibile”, a un esercizio sterile per giustificare egoismi e inattività.
E’ auspicabile che di tutto questo si tenga conto nell’elaborazione del Pacto mundial para una migración segura, regular y ordenada, in corso in questo momento in seno alle Nazioni Unite.
4. Prestiamo ascolto al grido di tanti nostri fratelli emarginati ed esclusi: “Ho fame, sono forestiero, nudo, malato, rinchiuso in un campo profughi”. È una domanda di giustizia, non una supplica o un appello di emergenza. È necessario un ampio e sincero dialogo a tutti i livelli perché emergano le soluzioni migliori e maturi una nuova relazione tra i diversi attori dello scenario internazionale, fatta di responsabilità reciproca, di solidarietà e di comunione.
Il giogo della miseria generato dagli spostamenti spesso tragici dei migranti, può essere rimosso mediante una prevenzione fatta di progetti di sviluppo che creino lavoro e capacità di riposta alle crisi climatiche e ambientali. La prevenzione costa molto meno degli effetti provocati dal degrado dei terreni o dall’inquinamento delle acque, effetti che colpiscono le zone nevralgiche del pianeta dove la povertà è la sola legge, le malattie sono in crescita e la speranza di vita diminuisce.
Sono tante e lodevoli le iniziative messe in atto. Tuttavia, non bastano; è necessario e urgente continuare ad attivare sforzi e finanziare programmi per fronteggiare in maniera ancora più efficace e promettente la fame e la miseria strutturale. Ma se l’obiettivo è favorire un’agricoltura che produca in funzione delle effettive esigenze di un Paese, allora non è lecito sottrarre le terre coltivabili alla popolazione, lasciando che il land grabbing (acaparamiento de tierras) continui a fare i suoi profitti, magari con la complicità di chi è chiamato a fare l’interesse del popolo. Occorre allontanare le tentazioni di operare a vantaggio di gruppi ristretti della popolazione, come pure di utilizzare gli apporti esterni in modo inadeguato, favorendo la corruzione, o in assenza di legalità.
La Chiesa Cattolica, con le sue istituzioni, avendo diretta e concreta conoscenza delle situazioni da affrontare e dei bisogni da colmare, vuole concorrere direttamente in questo sforzo in virtù della sua missione che la porta ad amare tutti e la obbliga anche a ricordare a quanti hanno responsabilità nazionali e internazionali il più ampio dovere di condividere le necessità dei più.
L’augurio è che ciascuno scopra, nel silenzio della propria fede o delle proprie convinzioni, le motivazioni, i principi e gli apporti per dare alla FAO e alle altre Istituzioni intergovernative il coraggio di migliorare e perseverare per il bene della famiglia umana.
Grazie!
Roma, FAO, 16 ottobre 2017
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lunedì 16 ottobre 2017
Continuano i seminari provinciali 2017 del CeSVoP. Prossima tappa ad Agrigento
Il Volontariato al centro" è il Seminario provinciale per le organizzazioni di volontariato del territorio agrigentino. Si svolge il 19 ottobre 2017, alla Biblioteca comunale “F. La Rocca” di Agrigento (piazzale Aldo Moro, 3 - mappa) dalle ore 9 alle 17,30. Modulo di iscrizione (clicca qui)
Nel corso dell’incontro si affronteranno temi legati alla situazione territoriale, ai nuovi scenari che si preparano per il terzo settore e al ruolo di innovazione e trasformazione che il volontariato può svolgere con il supporto del CeSVoP.
Inoltre, a partire dalle ore 16, viene presentato No Profit Challenge, progetto di una piattaforma Internet per far incontrare e collaborare OdV con cittadini aspiranti volontari.
Sono invitate tutte le organizzazioni di volontariato del territorio provinciale di Agrigento.
LOCANDINA
BROCHURE PROGRAMMA
MODULO DI ISCRIZIONE
Nel corso dell’incontro si affronteranno temi legati alla situazione territoriale, ai nuovi scenari che si preparano per il terzo settore e al ruolo di innovazione e trasformazione che il volontariato può svolgere con il supporto del CeSVoP.
Inoltre, a partire dalle ore 16, viene presentato No Profit Challenge, progetto di una piattaforma Internet per far incontrare e collaborare OdV con cittadini aspiranti volontari.
Sono invitate tutte le organizzazioni di volontariato del territorio provinciale di Agrigento.
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Fondazione Finanza Etica, avviso per favorire lo sviluppo di nuova economia
Avviso pubblico di Fondazione Finanza Etica a favore di progetti per la promozione e lo sviluppo della finanza etica e di nuova economia predisposti e presentati dai Portatori di Valore. CLICCA QUI per scaricare l'avviso pubblico in cui trovi tutte le informazioni necessarie per poter partecipare. Scadenza 30 novembre 2017
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martedì 10 ottobre 2017
Il volontariato al centro. Seminari provinciali su Riforma Terzo settore e ruolo del volontariato
"Il volontariato al centro" è il seminario provinciale per le organizzazioni di volontariato del territorio nisseno. Si svolge il 12 ottobre 2017, alla Casa del volontariato e delle culture di Caltanissetta (via Xiboli, 310) dalle ore 9. Si affronteranno temi legati alla situazione territoriale, ai nuovi scenari che si preparano per il terzo settore e al ruolo di innovazione e trasformazione che può rivestire il volontariato, con il supporto del CeSVoP. Qui di seguito il programma della giornata.
Sono invitate tutte le organizzazioni di volontariato e le realtà del Terzo settore del territorio provinciale di Caltanissetta.
PIEGHEVOLE CON PROGRAMMA
Sono invitate tutte le organizzazioni di volontariato e le realtà del Terzo settore del territorio provinciale di Caltanissetta.
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venerdì 6 ottobre 2017
Corso di formazione proposto dall'AVO Palermo
AVO Palermo organizza il II° Corso di Formazione per Volontari Ospedalieri che viene presentato il 21 ottobre 2017 a Palermo.
Il corso inizia il 24 ottobre, clicca qui per scaricare il programma.
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Prende avvio il progetto No Profit Challenge. 12 ottobre 2017 presentazione a Trapani
Se stai leggendo questa notizia magari conoscerai già concetti come VOLONTARIATO e TERZO SETTORE. Ma non conosci ancora il progetto No Profit Challenge! Il 12 ottobre 2017 alle ore 15.30 presso Sala Riunioni di Palazzo D'Alì (Piazza Vittorio Veneto) a Trapani l’evento di presentazione del progetto e dell'App NPC che ti aiuterà a vivere meglio, da operatore e volontario, il mondo del terzo settore.
Si tratta di una piattaforma informatica che permette di promuovere le attività della tua associazione ed organizzazione o il tuo network.
NPC è luogo virtuale che permetterà l’incontro di persone che partecipano ad attività di volontariato e di organizzazioni ed associazioni che operano nel mondo del terzo settore.
Grazie a questo strumento verrai aiutato anche nel creare nuove reti associative e potrai conoscere tantissimi volontari che vogliono aiutare la tua organizzazione.
Inoltre, ci sarà un momento dedicato alla presentazione di tutte le associazioni che daranno la propria conferma di partecipazione, attraverso la compilazione di questo modulo (clicca qui).
E allora che aspetti?
Vai su www.noprofitchallenge.org e iscriviti e inserisci le tue Attività!
LOCANDINA EVENTO TRAPANI
Si tratta di una piattaforma informatica che permette di promuovere le attività della tua associazione ed organizzazione o il tuo network.
NPC è luogo virtuale che permetterà l’incontro di persone che partecipano ad attività di volontariato e di organizzazioni ed associazioni che operano nel mondo del terzo settore.
Grazie a questo strumento verrai aiutato anche nel creare nuove reti associative e potrai conoscere tantissimi volontari che vogliono aiutare la tua organizzazione.
Inoltre, ci sarà un momento dedicato alla presentazione di tutte le associazioni che daranno la propria conferma di partecipazione, attraverso la compilazione di questo modulo (clicca qui).
E allora che aspetti?
Vai su www.noprofitchallenge.org e iscriviti e inserisci le tue Attività!
LOCANDINA EVENTO TRAPANI
Etichette:
no profit challenge,
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