Lunedì 20 aprile, alle ore 11.00, presso il Comune di Palermo (Palazzo delle Aquile), si svolgerà la conferenza stampa di presentazione del Campo di Volontariato Internazionale Passione Civile, organizzato da Emmaus Italia in collaborazione con Libera e Legambiente. L’evento – aperto alla cittadinanza e ai media – verrà introdotto da Franco Monnicchi, Presidente di Emmaus Italia, e interverranno, oltre al Sindaco di Palermo Leoluca Orlando e al presidente della IV Commissione alle Politiche Sociali dello stesso Comune Giusi Scafidi, Giovanni Pagano di Libera e i rappresentanti delle molte realtà sociali coinvolte nel progetto.
Il campo – il cui media partner sarà il network de «Il Redattore Sociale» – è stato ideato e promosso da Emmaus Italia in collaborazione con numerosi soggetti da tempo operanti sul territorio locale: Addiopizzo, Agesci, Altrodiritto, Angologiro, Arci Palermo, Apriti Cuore, Asgi, Atletica Berradi, Caritas Palermo, Centro Danilo Dolci, Contaminando Bios, Core, Domus Carmelitana, Famiglia Comboniana, Handala, Istituto Don Calabria, Laboratorio Zen Insieme, Lievito, Lunaria, Mediterraneo di Pace, Officina 22, Osservatorio «Nourredine Adnane», Palermo Ciclabile, Per Esempio, Pro.vi.de Regina della Pace Onlus, Comunità Salesiana Santa Chiara, Parco del Sole, Centro Sociale San Francesco Saverio, Associazione Culturale San Giovanni Apostolo. All’accoglienza dei volontari durante lo svolgimento del campo contribuiscono anche l’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario, l’Istituto Onnicomprensivo Giovanni Falcone, l’Istituto Tecnico Vittorio Emanuele III e il Liceo Linguistico Ninni Cassarà.
Passione civile si svolgerà dal 5 luglio al 30 agosto. Chi intende prendervi parte ha la possibilità, al momento dell’iscrizione, di scegliere il periodo di partecipazione tra gli otto turni previsti. Durante il campo ogni partecipante sarà coinvolto, tra le altre cose, nell’attività di raccolta di materiale usato presso i privati: il materiale verrà successivamente venduto in occasione dei mercatini organizzati in date prestabilite, e il denaro ricavato sarà utilizzato per finanziare progetti e attività di utilità sociale.
I volontari potranno così condividere in pieno lo stile di vita impresso al movimento Emmaus dal suo fondatore, l’Abbé Pierre, i cui valori sono quelli della cittadinanza attiva, della promozione della legalità, dell’attenzione all’altro e all’ambiente, della lotta nonviolenta a favore dei diritti dei più deboli, della costruzione di una società che sia davvero in grado di arginare e combattere le cause della miseria, dell’ingiustizia e della sofferenza; il tutto all’interno di un contesto scandito da momenti di formazione e da numerose attività culturali e di animazione sociale, il cui scopo è coinvolgere in maniera concreta e partecipante i residenti di diversi quartieri della città. L’idea di fondo è quella di sostenere e promuovere, nel tessuto urbano di Palermo, gli spazi sociali esistenti positivi e alternativi all’intolleranza, al degrado, al disagio e all’illegalità, e di farlo grazie a un’opportunità unica nel suo genere per i partecipanti: è infatti la prima volta che viene organizzato nell’isola un evento di tali dimensioni e significato.
Ogni volontario ha quindi la possibilità di vivere un’esperienza coinvolgente dal punto di vista umano, rivolta allo scambio e all’arricchimento personale nel solco delle tematiche della solidarietà, della collaborazione e dell’accoglienza, che sono poi i capisaldi fondanti dell’agire quotidiano di Emmaus.
Per ogni tipo di informazione (modalità di iscrizione, scelta del turno settimanale di partecipazione, programma generale e attività giornaliere previste) è necessario visitare il sito www.emmaus.it.
lunedì 20 aprile 2015
mercoledì 15 aprile 2015
Palermo è una città amica delle donne? Politiche e azioni per le donne e la città
Il 20 aprile 2015 alle ore 16,30 nella Sala delle Lapidi di Palazzo delle Aquile a Palermo, "Le Onde" Onlus organizzano l'incontro "Palermo è una città amica delle donne? Politiche e azioni per le donne e la città".
Con questa iniziativa si vuol promuovere un approfondimento e un confronto sulla concretezza delle politiche per le donne di questa città e su come queste influiscano sulla vita quotidiana. Si vogliono evidenziare e comprendere i motivi per assistiamo all’arresto delle politiche avviate a favore ed in aiuto alle donne e dei/delle loro figli/e, e ancora di più delle donne sole. Verrà proposto il “caso” delle donne vittime di violenza maschile e delle serie difficoltà dell'associazione "Le Onde" come emblematico per la qualità della vita per Palermo. Infatti, le socie, le operatrici e le volontarie credono e lavorano per una città dove le donne che soffrono violenza possano esprimere le proprie potenzialità e vivere libere dalla violenza, dove la storia, l’esperienza, la qualità e la professionalità siano riconosciute.
L'approfondimento ed il confronto partirà da una breve analisi dei dati del centro Antiviolenza, della condizione vissuta dalle donne nella nostra città in base alle difficoltà che vivono in assenza di servizi adeguati per loro e per i loro figli/e; della situazione in cui versa il welfare nella città di Palermo; della situazione in cui versano i servizi per i minori e i servizi di cura; della necessità di rivedere il rigido utilizzo del D.Lgs. 163/2006 come unica forma per l’affidamento delle attività sociali; delle politiche per il lavoro delle donne; delle azioni di prevenzione della violenza.
E' stato chiesto alle Consigliere comunali, al Garante per l'infanzia e l'adolescenza, al Presidente del Cesvop, alle associazioni di donne ed al no profit di portare un contributo fattivo che offra l'opportunità di analizzare le questioni che rischiano di creare una perdita di luoghi, storia e qualità prodotti in tema e anche di elaborare proposte comuni.
La parola chiave sarà "responsabilità", declinata nelle forme che appartengono alle pratiche politiche e professionali, ma anche di cittadinanza e di qualità dei servizi e della vita della città.
--
Le Onde Onlus
Via XX Settembre 57
90141 Palermo
tel e fax 0039091327973
e-mail leonde@tin.it
Con questa iniziativa si vuol promuovere un approfondimento e un confronto sulla concretezza delle politiche per le donne di questa città e su come queste influiscano sulla vita quotidiana. Si vogliono evidenziare e comprendere i motivi per assistiamo all’arresto delle politiche avviate a favore ed in aiuto alle donne e dei/delle loro figli/e, e ancora di più delle donne sole. Verrà proposto il “caso” delle donne vittime di violenza maschile e delle serie difficoltà dell'associazione "Le Onde" come emblematico per la qualità della vita per Palermo. Infatti, le socie, le operatrici e le volontarie credono e lavorano per una città dove le donne che soffrono violenza possano esprimere le proprie potenzialità e vivere libere dalla violenza, dove la storia, l’esperienza, la qualità e la professionalità siano riconosciute.
L'approfondimento ed il confronto partirà da una breve analisi dei dati del centro Antiviolenza, della condizione vissuta dalle donne nella nostra città in base alle difficoltà che vivono in assenza di servizi adeguati per loro e per i loro figli/e; della situazione in cui versa il welfare nella città di Palermo; della situazione in cui versano i servizi per i minori e i servizi di cura; della necessità di rivedere il rigido utilizzo del D.Lgs. 163/2006 come unica forma per l’affidamento delle attività sociali; delle politiche per il lavoro delle donne; delle azioni di prevenzione della violenza.
E' stato chiesto alle Consigliere comunali, al Garante per l'infanzia e l'adolescenza, al Presidente del Cesvop, alle associazioni di donne ed al no profit di portare un contributo fattivo che offra l'opportunità di analizzare le questioni che rischiano di creare una perdita di luoghi, storia e qualità prodotti in tema e anche di elaborare proposte comuni.
La parola chiave sarà "responsabilità", declinata nelle forme che appartengono alle pratiche politiche e professionali, ma anche di cittadinanza e di qualità dei servizi e della vita della città.
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Le Onde Onlus
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90141 Palermo
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Palazzo occupato, disagi per la sede del CeSVoP
Il sito di Repubblica Palermo il 10 aprile 2015 riprende la notizia dei disagi creati dall'attuale situazione del palazzo in cui ha sede il CeSVoP. Qui sotto l'articolo (clicca sull'immagine per ingrandirla) che si collega all'appello lanciato da alcune organizzazioni di volontariato per una Casa del Volontariato a Palermo (clicca qui per leggerlo ed eventualmente aderire).
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venerdì 10 aprile 2015
Riforma del Terzo Settore: il commento di CSVnet
L’approvazione del DDL delega sulla Riforma del Terzo Settore ci consente di comprendere l’idea con la quale il legislatore sta delineando ruolo e funzioni dei Centri di Servizio per il Volontariato (CSV).
Ciò che emerge dai lavori della Camera è che l’iter legislativo apre a soluzioni potenzialmente incongruenti con il naturale sviluppo del sistema in essere e, soprattutto, con gli interessi del Volontariato.
Ci pare che, nel complesso, sia proprio il Volontariato italiano a rischiare di vedere ridimensionate quelle attenzioni che gli dovrebbero essere riconosciute a ragione delle decine di migliaia di organizzazioni e dei milioni di volontari che ogni giorno fanno sentire la loro presenza radicata in tutto il Paese.
Speriamo che il passaggio in Senato possa precisare il lavoro della Camera, di cui abbiamo apprezzato le finalità nonché il tentativo di perseguire il necessario cambiamento.
Con riferimento ai Centri di Servizio auspichiamo, in particolare, che continuino ad essere governati dalle organizzazioni di volontariato; che venga riconosciuta la rappresentanza nazionale di CSVnet in una logica di sistema; che venga garantito un meccanismo equo per il finanziamento dei CSV in tutte le regioni.
Chiediamo inoltre l’uniformità regolamentare su tutto il territorio nazionale e, non ultimo, il riconoscimento della promozione delle attività di volontariato quale finalità specifica del nostro mandato.
Per quanto ci riguarda, dobbiamo constatare che non è arrivata con la necessaria chiarezza ed efficacia all’aula parlamentare l’esperienza maturata in circa 20 anni di attività e l’attesa di oltre 30mila organizzazioni di volontariato a cui quotidianamente i nostri CSV rivolgono i propri servizi.
Per conoscere il testo approvato dalla Camera dei deputati clicca qui
Ciò che emerge dai lavori della Camera è che l’iter legislativo apre a soluzioni potenzialmente incongruenti con il naturale sviluppo del sistema in essere e, soprattutto, con gli interessi del Volontariato.
Ci pare che, nel complesso, sia proprio il Volontariato italiano a rischiare di vedere ridimensionate quelle attenzioni che gli dovrebbero essere riconosciute a ragione delle decine di migliaia di organizzazioni e dei milioni di volontari che ogni giorno fanno sentire la loro presenza radicata in tutto il Paese.
Speriamo che il passaggio in Senato possa precisare il lavoro della Camera, di cui abbiamo apprezzato le finalità nonché il tentativo di perseguire il necessario cambiamento.
Con riferimento ai Centri di Servizio auspichiamo, in particolare, che continuino ad essere governati dalle organizzazioni di volontariato; che venga riconosciuta la rappresentanza nazionale di CSVnet in una logica di sistema; che venga garantito un meccanismo equo per il finanziamento dei CSV in tutte le regioni.
Chiediamo inoltre l’uniformità regolamentare su tutto il territorio nazionale e, non ultimo, il riconoscimento della promozione delle attività di volontariato quale finalità specifica del nostro mandato.
Per quanto ci riguarda, dobbiamo constatare che non è arrivata con la necessaria chiarezza ed efficacia all’aula parlamentare l’esperienza maturata in circa 20 anni di attività e l’attesa di oltre 30mila organizzazioni di volontariato a cui quotidianamente i nostri CSV rivolgono i propri servizi.
Per conoscere il testo approvato dalla Camera dei deputati clicca qui
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venerdì 3 aprile 2015
Dimenticare la guerra. Appello per l'ospitalità estiva di bambini ucraini
L'associazione L'Aquilone, da anni impegnata nell'accoglienza
estiva di bambini dell'Europa dell'Est, lancia un appello e una proposta
alle famiglie che volessero ospitare in estate i minori che provengono
dall'Ucraina in guerra.
In questi ultimi mesi, a seguito del conflitto che ha coinvolto una parte dell’Ucraina, è aumentato in modo significativo il numero di bambini che necessitano di interventi di risanamento, riabilitazione e riposo da trascorrere lontano dai luoghi di guerra.
Inoltre, dal mese di gennaio del corrente anno, circa un milione di persone è stato evacuato dalle zone coinvolte nel conflitto e tra queste, circa 123 mila minori sono stati trasferiti in istituti situati in altre zone del paese.
Per questo motivo il Ministero delle Politiche Sociali dell’Ucraina - organo centrale del Governo responsabile dei progetti di risanamento dei minori - ha richiesto attraverso le rappresentanze diplomatico-consolari presso alcuni Paesi, fra i quali l’Italia, una collaborazione supplementare con riferimento alla realizzazione di interventi solidaristici rivolti ai minori che si trovano ad affrontare questa difficile situazione.
Alla luce di tale situazione, l’Associazione di volontariato L’Aquilone onlus in stato di bisogno, lancia un appello a famiglie a strutture, ad ospitare per il periodo estivo, bambini che hanno subito la tragedia della guerra.
Per info: Associazione L’Aquilone Onlus - Cecilia Dorangricchia telefono: 3294168441 oppure 3472204724
In questi ultimi mesi, a seguito del conflitto che ha coinvolto una parte dell’Ucraina, è aumentato in modo significativo il numero di bambini che necessitano di interventi di risanamento, riabilitazione e riposo da trascorrere lontano dai luoghi di guerra.
Inoltre, dal mese di gennaio del corrente anno, circa un milione di persone è stato evacuato dalle zone coinvolte nel conflitto e tra queste, circa 123 mila minori sono stati trasferiti in istituti situati in altre zone del paese.
Per questo motivo il Ministero delle Politiche Sociali dell’Ucraina - organo centrale del Governo responsabile dei progetti di risanamento dei minori - ha richiesto attraverso le rappresentanze diplomatico-consolari presso alcuni Paesi, fra i quali l’Italia, una collaborazione supplementare con riferimento alla realizzazione di interventi solidaristici rivolti ai minori che si trovano ad affrontare questa difficile situazione.
Alla luce di tale situazione, l’Associazione di volontariato L’Aquilone onlus in stato di bisogno, lancia un appello a famiglie a strutture, ad ospitare per il periodo estivo, bambini che hanno subito la tragedia della guerra.
Per info: Associazione L’Aquilone Onlus - Cecilia Dorangricchia telefono: 3294168441 oppure 3472204724
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Una domenica di primavera all'Eremo di San Felice
Domenica 12 aprile 2015, l'Associazione Amici di San Felice organizza una giornata all'insegna della natura e della riflessione, con la proiezione del docufilm "Biagio", sull'esperienza di Biagio Conte.
Per maggiori informazioni clicca qui
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giovedì 2 aprile 2015
Prima seduta della Camera per discutere la Legge delega per la Riforma del Terzo settore
L'1 aprile 2015 la Camera dei Deputati ha cominciato ad esaminare il testo di Legge delega proposto dalla Commissione Affari Sociali. Qui sotto la sintesi della seduta così come la propone il settimanale Vita. La discussione in aula riprende l'8 aprile 2015. Per leggere il resoconto stenografico della prima giornata di lavori sulla Riforma clicca qui.
Donata Lenzi (Pd, relatrice per la maggioranza): « La prima cosa che abbiamo fatto è stato definire il terzo settore, in modo dare ad esso una forte identità. Dopo lunga e approfondita discussione, abbiamo detto che il terzo settore è il complesso degli enti privati costituiti con finalità civiche e solidaristiche che senza scopo di lucro promuovono e realizzano attività di interesse generale, anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale, conseguiti anche attraverso forme di mutualità, in attuazione del principio di sussidiarietà, in coerenza con le finalità statutarie. Non rientrano in questa categoria i sindacati, le associazioni di categoria, i partiti politici. Una definizione in positivo, invece che una in negativo – settore no profit –, che cerca di definire anche un confine nel quale non a tutti e non tutti sono meritevoli di attenzione o la richiedono; quindi c’è un campo per la libertà di associazione e uno per gli enti del terzo settore che qui vengono riconosciuti».
Marco Rondini (Lega Nord, relatore di minoranza): «Prima di ogni altra argomentazione, è doveroso criticare la ratio stessa del presente disegno di legge che intende classificare come terzo settore tutto ciò che non fa parte dei primi due. I principi generali di questo provvedimento, infatti, delineano un sistema del no profit sostitutivo del settore pubblico e alimentato da agevolazioni fiscali e donazioni dei privati. È la prospettiva del welfare residuale in cui l'impresa sociale potrà intervenire anche in settori quali la formazione universitaria e l'assistenza sanitaria. In sostanza, si apriranno ancora di più le porte alla privatizzazione del welfare e in particolare in due settori che sino ad oggi hanno comunque mantenuto un forte impianto pubblico: la sanità e l'istruzione».
Giulia Grillo (Movimento 5 Stelle, relatrice di minoranza): « Vorrei spiegare perché il MoVimento 5 Stelle è preoccupato non tanto da quelle parti della riforma necessarie, quindi la revisione e il coordinamento della normativa esistente eccessivamente frammentaria e a volte eccessivamente complessa, che si sovrappone in alcune parti, così come la revisione dei registri e tutta la parte del controllo. Addirittura, ieri c’è stata la battuta che questa sembra una legge grillina, perché si parla molto di verifica e controllo, ma noi pensiamo che ciò sia nell'interesse di tutti i cittadini, soprattutto per la parte del terzo settore che interverrà nel pubblico, perché, per carità, nel privato, alla fine, non dico che possono fare quello che vogliono ma è un loro diritto potere essere liberi nel modo di gestire le loro risorse; però, sicuramente, nel momento in cui accedono a finanziamenti e risorse pubbliche – poiché, come dirò, i finanziamenti e le risorse pubbliche sono una fetta enorme –, allora, in quel caso, crediamo che la verifica e il controllo siano una battaglia del MoVimento 5 Stelle, ma una battaglia di democrazia e di tutti. Quindi, se è un po’ grillina questa riforma, siamo anche un po’ contenti, in questo senso. Questa riforma prende le mosse da un tavolo di lavoro in ambito G8, che penso sia stato anche finanziato dal Governo, la task force del Social impact investment istituita in ambito G8, presieduta da Giovanna Melandri, tra gli altri, che appunto analizza questo concetto di finanza sociale».
Marisa Nicchi (Sel, relatrice di minoranza): «L'intenzione della riforma è giusta: quella di riformare e riordinare la normativa; è sicuramente lodevole e condivisibile e noi condividiamo l'intenzione di affrontare, in modo organico, una materia che coinvolge soggetti differenti che sono stati, nel corso del tempo, in continua trasformazione, senza mai una vera strategia ed un coerente assetto istituzionale. Condividiamo l'esigenza di mettere ordine in una confusione che caratterizza un puzzle di norme sedimentate al di fuori di un disegno complesso ed organico. Il lavoro che ha svolto la Commissione, collettivo, è stato certamente un passo in avanti in questa chiarezza; tuttavia, noi siamo molto critici su un punto che emerge da questa discussione, da questo confronto e da ciò che discutiamo oggi, ossia sulla virata che emerge verso una linea improntata ad una filosofia imprenditoriale e privatistica che si palesa in alcune scelte esplicite e in alcuni significativi vuoti».
Silvia Giordano (Movimento 5 Stelle): «La grande differenza rispetto alla legislazione vigente, nonché grande punto di contrasto critico per il MoVimento 5 Stelle, è la ripartizione degli utili. Le imprese sociali sono state sempre, fino ad ora, caratterizzate dall'assenza di scopo di lucro; è, infatti, vietato il lucro soggettivo: il profitto non dev'essere distribuito a soci, associati e partecipanti. In particolare, attualmente la legge prevede un vincolo positivo di destinazione degli utili e il divieto di distribuzione degli utili e delle riserve anche in modo indiretto. Purtroppo, questo divieto non viene cancellato e noi siamo del tutto contrari – in parte lo ha spiegato anche la collega Grillo e lo riprenderemo anche nel corso dell'esame degli emendamenti – perché così si va a creare un profitto, nonché una concorrenza sleale, come è stato detto anche nella relazione dell’Antitrust e nel parere della Commissione attività produttive, e si va in una direzione totalmente opposta rispetto a quella che dovrebbe caratterizzare il terzo settore, tanto che anche la Corte dei conti ha detto che, aggiungendo la distribuzione e ripartizione degli utili, si va pian piano a distaccare l'impresa sociale dalla definizione che noi stessi abbiamo dato del terzo settore».
Edoardo Patriarca (Pd): «Mi preme qui ribadire alcuni punti di valore, se così possiamo chiamarli, che mi fanno dire che questo passaggio parlamentare rappresenti per la società civile italiana e, in particolare, per le organizzazioni del terzo settore, una riforma che ha la consistenza, la densità di una vera e propria riforma costituzionale, che riguarda proprio la proposta di una nuova infrastrutturazione di quella società civile anch'essa parte integrante della nostra Repubblica e riconosciuta tale dagli articoli 2 e 118 della Carta. In particolare, l'articolo 118 afferma che: «Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività d'interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà». Non è un disegno di legge delega che vuole semplicemente fotografare l'attuale terzo settore: sarebbe un'operazione troppo semplice, si presenterebbe come un'operazione di basso profilo, poco ambiziosa, forse inutile per il Paese. È una riforma che guarda avanti, una riforma che intende fornire gli strumenti necessari affinché i cittadini possano svolgere responsabilmente una cittadinanza attiva e operosa per il bene comune».
Francesca Bonomo (Pd): «Onorevoli colleghi, io penso che quest'oggi veramente si apra una fase fondamentale per il nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda anche il rilancio dello strumento del Servizio civile nazionale, che viene reso uno strumento universale. Uno strumento che potrà dare l'opportunità a 100 mila giovani all'anno, a partire dal 2017, di fare un'esperienza formativa, di difesa della patria, di fare un'esperienza veramente utile per la comunità alla quale i nostri giovani appartengono. Questa riforma, proprio in ordine al Servizio civile universale, ha associato, da un lato, l'importanza e il voler dare qualcosa alla storia del Servizio civile, che come noi sappiamo – e rispondendo così anche alla sollecitazione del MoVimento 5 Stelle – è diverso da altri strumenti, perché non è un contratto di lavoro, non è lavoro, non è volontariato: il Servizio civile nazionale appunto nasceva nel 2001, come concorrente rispetto alla difesa armata. Quindi, una difesa non armata della nostra patria, che è insita proprio anche nel popolo italiano, che è sempre stato restio nell'intendere la difesa della patria attraverso l'uso delle armi e della violenza. Infatti, sin dal 1861, dopo l'unità d'Italia e l'introduzione, appunto, dell'obbligo della leva, la coscrizione militare incontrò una grandissima resistenza tra la nostra popolazione, che non ne capiva i motivi e che era costretta anche a subirla forzatamente».
Luigi Bobba (Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali): «Come ha scritto Francesco Occhetta su La civiltà cattolica, questa norma, più che una scelta tecnica e politica, rappresenta per l'Italia una svolta culturale. Credo che quest'aspetto, che diversi di voi che sono intervenuti hanno sottolineato, rappresenti il centro di questo provvedimento, un provvedimento che si presenta come una delle importanti riforme che il Governo nel suo insieme vuole realizzare nel programma che si è dato, non una «riformetta» o un optional, non un qualcosa di aggiuntivo, ma qualcosa di cruciale per il cambio di direzione e di marcia del Paese. In più vorrei ricordare, ai tanti che hanno fatto rappresentazioni un po’ caricaturali del terzo settore, che proprio l'ISTAT nel suo censimento ci descrive già come il mondo e le realtà siano cambiati, siano al di là delle stesse leggi che noi abbiamo. Prima di tutto si pensa che queste attività, queste associazioni, queste realtà organizzate vivano di risorse pubbliche. È vero il contrario: i due terzi delle risorse dei bilanci di questi soggetti sono di natura privata. Si pensa che questi soggetti, pur svolgendo preminentemente attività associative e volontarie, non abbiano attività commerciali. Non è vero: il 47 per cento gestisce anche attività commerciali. C’è stata una, per così dire, concentrazione attorno al tema dei controlli, in particolare da parte del MoVimento 5 Stelle, ma vorrei ricordare che i due terzi di queste organizzazioni hanno bilanci sotto i 30 mila euro e, dunque, più che di controlli, ci sarebbe bisogno di cercare di aiutarle a fare le cose bene. Non credo che sia lì il problema. Ancora, queste organizzazioni non hanno oggi un riconoscimento, non hanno oggi una personalità giuridica e, dunque, sono prevalentemente soggetti, appunto, senza un riconoscimento giuridico. Nonostante l'accento che è stato posto da tanti interventi sul tema del welfare, vorrei ricordare che questa legge non è una riforma del welfare. Queste organizzazioni per più del 60 per cento operano nel campo turistico, culturale e sportivo. Bisogna quindi che pensiamo la legge, pensando a quella che è la realtà, altrimenti rischiamo di fare una legge al di fuori della realtà. Secondo punto: ci sono tre principi basilari, con i quali andiamo ad individuare questi soggetti, a normarli, a sostenerli, a incoraggiarli e anche a esercitare la forma di controllo. I tre principi basilari contenuti nella legge sono: la finalità non lucrativa; scopi e attività di utilità generale; e anche il concetto innovativo, che la relatrice ha ben ricordato, di impatto sociale, reale e positivo. Sono tre concetti che, se li utilizzeremo bene sia nella dimensione normativa, sia nella dimensione promozionale, sia nella dimensione di vigilanza e controllo, ci consentiranno di mettere in campo un'operazione ambiziosa, che cambierà in qualche modo la direzione di marcia del modo con cui queste realtà diventano e sono parte integrante della vita del Paese». (fonte www.vita.it)
Donata Lenzi (Pd, relatrice per la maggioranza): « La prima cosa che abbiamo fatto è stato definire il terzo settore, in modo dare ad esso una forte identità. Dopo lunga e approfondita discussione, abbiamo detto che il terzo settore è il complesso degli enti privati costituiti con finalità civiche e solidaristiche che senza scopo di lucro promuovono e realizzano attività di interesse generale, anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale, conseguiti anche attraverso forme di mutualità, in attuazione del principio di sussidiarietà, in coerenza con le finalità statutarie. Non rientrano in questa categoria i sindacati, le associazioni di categoria, i partiti politici. Una definizione in positivo, invece che una in negativo – settore no profit –, che cerca di definire anche un confine nel quale non a tutti e non tutti sono meritevoli di attenzione o la richiedono; quindi c’è un campo per la libertà di associazione e uno per gli enti del terzo settore che qui vengono riconosciuti».
Marco Rondini (Lega Nord, relatore di minoranza): «Prima di ogni altra argomentazione, è doveroso criticare la ratio stessa del presente disegno di legge che intende classificare come terzo settore tutto ciò che non fa parte dei primi due. I principi generali di questo provvedimento, infatti, delineano un sistema del no profit sostitutivo del settore pubblico e alimentato da agevolazioni fiscali e donazioni dei privati. È la prospettiva del welfare residuale in cui l'impresa sociale potrà intervenire anche in settori quali la formazione universitaria e l'assistenza sanitaria. In sostanza, si apriranno ancora di più le porte alla privatizzazione del welfare e in particolare in due settori che sino ad oggi hanno comunque mantenuto un forte impianto pubblico: la sanità e l'istruzione».
Giulia Grillo (Movimento 5 Stelle, relatrice di minoranza): « Vorrei spiegare perché il MoVimento 5 Stelle è preoccupato non tanto da quelle parti della riforma necessarie, quindi la revisione e il coordinamento della normativa esistente eccessivamente frammentaria e a volte eccessivamente complessa, che si sovrappone in alcune parti, così come la revisione dei registri e tutta la parte del controllo. Addirittura, ieri c’è stata la battuta che questa sembra una legge grillina, perché si parla molto di verifica e controllo, ma noi pensiamo che ciò sia nell'interesse di tutti i cittadini, soprattutto per la parte del terzo settore che interverrà nel pubblico, perché, per carità, nel privato, alla fine, non dico che possono fare quello che vogliono ma è un loro diritto potere essere liberi nel modo di gestire le loro risorse; però, sicuramente, nel momento in cui accedono a finanziamenti e risorse pubbliche – poiché, come dirò, i finanziamenti e le risorse pubbliche sono una fetta enorme –, allora, in quel caso, crediamo che la verifica e il controllo siano una battaglia del MoVimento 5 Stelle, ma una battaglia di democrazia e di tutti. Quindi, se è un po’ grillina questa riforma, siamo anche un po’ contenti, in questo senso. Questa riforma prende le mosse da un tavolo di lavoro in ambito G8, che penso sia stato anche finanziato dal Governo, la task force del Social impact investment istituita in ambito G8, presieduta da Giovanna Melandri, tra gli altri, che appunto analizza questo concetto di finanza sociale».
Marisa Nicchi (Sel, relatrice di minoranza): «L'intenzione della riforma è giusta: quella di riformare e riordinare la normativa; è sicuramente lodevole e condivisibile e noi condividiamo l'intenzione di affrontare, in modo organico, una materia che coinvolge soggetti differenti che sono stati, nel corso del tempo, in continua trasformazione, senza mai una vera strategia ed un coerente assetto istituzionale. Condividiamo l'esigenza di mettere ordine in una confusione che caratterizza un puzzle di norme sedimentate al di fuori di un disegno complesso ed organico. Il lavoro che ha svolto la Commissione, collettivo, è stato certamente un passo in avanti in questa chiarezza; tuttavia, noi siamo molto critici su un punto che emerge da questa discussione, da questo confronto e da ciò che discutiamo oggi, ossia sulla virata che emerge verso una linea improntata ad una filosofia imprenditoriale e privatistica che si palesa in alcune scelte esplicite e in alcuni significativi vuoti».
Silvia Giordano (Movimento 5 Stelle): «La grande differenza rispetto alla legislazione vigente, nonché grande punto di contrasto critico per il MoVimento 5 Stelle, è la ripartizione degli utili. Le imprese sociali sono state sempre, fino ad ora, caratterizzate dall'assenza di scopo di lucro; è, infatti, vietato il lucro soggettivo: il profitto non dev'essere distribuito a soci, associati e partecipanti. In particolare, attualmente la legge prevede un vincolo positivo di destinazione degli utili e il divieto di distribuzione degli utili e delle riserve anche in modo indiretto. Purtroppo, questo divieto non viene cancellato e noi siamo del tutto contrari – in parte lo ha spiegato anche la collega Grillo e lo riprenderemo anche nel corso dell'esame degli emendamenti – perché così si va a creare un profitto, nonché una concorrenza sleale, come è stato detto anche nella relazione dell’Antitrust e nel parere della Commissione attività produttive, e si va in una direzione totalmente opposta rispetto a quella che dovrebbe caratterizzare il terzo settore, tanto che anche la Corte dei conti ha detto che, aggiungendo la distribuzione e ripartizione degli utili, si va pian piano a distaccare l'impresa sociale dalla definizione che noi stessi abbiamo dato del terzo settore».
Edoardo Patriarca (Pd): «Mi preme qui ribadire alcuni punti di valore, se così possiamo chiamarli, che mi fanno dire che questo passaggio parlamentare rappresenti per la società civile italiana e, in particolare, per le organizzazioni del terzo settore, una riforma che ha la consistenza, la densità di una vera e propria riforma costituzionale, che riguarda proprio la proposta di una nuova infrastrutturazione di quella società civile anch'essa parte integrante della nostra Repubblica e riconosciuta tale dagli articoli 2 e 118 della Carta. In particolare, l'articolo 118 afferma che: «Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività d'interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà». Non è un disegno di legge delega che vuole semplicemente fotografare l'attuale terzo settore: sarebbe un'operazione troppo semplice, si presenterebbe come un'operazione di basso profilo, poco ambiziosa, forse inutile per il Paese. È una riforma che guarda avanti, una riforma che intende fornire gli strumenti necessari affinché i cittadini possano svolgere responsabilmente una cittadinanza attiva e operosa per il bene comune».
Francesca Bonomo (Pd): «Onorevoli colleghi, io penso che quest'oggi veramente si apra una fase fondamentale per il nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda anche il rilancio dello strumento del Servizio civile nazionale, che viene reso uno strumento universale. Uno strumento che potrà dare l'opportunità a 100 mila giovani all'anno, a partire dal 2017, di fare un'esperienza formativa, di difesa della patria, di fare un'esperienza veramente utile per la comunità alla quale i nostri giovani appartengono. Questa riforma, proprio in ordine al Servizio civile universale, ha associato, da un lato, l'importanza e il voler dare qualcosa alla storia del Servizio civile, che come noi sappiamo – e rispondendo così anche alla sollecitazione del MoVimento 5 Stelle – è diverso da altri strumenti, perché non è un contratto di lavoro, non è lavoro, non è volontariato: il Servizio civile nazionale appunto nasceva nel 2001, come concorrente rispetto alla difesa armata. Quindi, una difesa non armata della nostra patria, che è insita proprio anche nel popolo italiano, che è sempre stato restio nell'intendere la difesa della patria attraverso l'uso delle armi e della violenza. Infatti, sin dal 1861, dopo l'unità d'Italia e l'introduzione, appunto, dell'obbligo della leva, la coscrizione militare incontrò una grandissima resistenza tra la nostra popolazione, che non ne capiva i motivi e che era costretta anche a subirla forzatamente».
Luigi Bobba (Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali): «Come ha scritto Francesco Occhetta su La civiltà cattolica, questa norma, più che una scelta tecnica e politica, rappresenta per l'Italia una svolta culturale. Credo che quest'aspetto, che diversi di voi che sono intervenuti hanno sottolineato, rappresenti il centro di questo provvedimento, un provvedimento che si presenta come una delle importanti riforme che il Governo nel suo insieme vuole realizzare nel programma che si è dato, non una «riformetta» o un optional, non un qualcosa di aggiuntivo, ma qualcosa di cruciale per il cambio di direzione e di marcia del Paese. In più vorrei ricordare, ai tanti che hanno fatto rappresentazioni un po’ caricaturali del terzo settore, che proprio l'ISTAT nel suo censimento ci descrive già come il mondo e le realtà siano cambiati, siano al di là delle stesse leggi che noi abbiamo. Prima di tutto si pensa che queste attività, queste associazioni, queste realtà organizzate vivano di risorse pubbliche. È vero il contrario: i due terzi delle risorse dei bilanci di questi soggetti sono di natura privata. Si pensa che questi soggetti, pur svolgendo preminentemente attività associative e volontarie, non abbiano attività commerciali. Non è vero: il 47 per cento gestisce anche attività commerciali. C’è stata una, per così dire, concentrazione attorno al tema dei controlli, in particolare da parte del MoVimento 5 Stelle, ma vorrei ricordare che i due terzi di queste organizzazioni hanno bilanci sotto i 30 mila euro e, dunque, più che di controlli, ci sarebbe bisogno di cercare di aiutarle a fare le cose bene. Non credo che sia lì il problema. Ancora, queste organizzazioni non hanno oggi un riconoscimento, non hanno oggi una personalità giuridica e, dunque, sono prevalentemente soggetti, appunto, senza un riconoscimento giuridico. Nonostante l'accento che è stato posto da tanti interventi sul tema del welfare, vorrei ricordare che questa legge non è una riforma del welfare. Queste organizzazioni per più del 60 per cento operano nel campo turistico, culturale e sportivo. Bisogna quindi che pensiamo la legge, pensando a quella che è la realtà, altrimenti rischiamo di fare una legge al di fuori della realtà. Secondo punto: ci sono tre principi basilari, con i quali andiamo ad individuare questi soggetti, a normarli, a sostenerli, a incoraggiarli e anche a esercitare la forma di controllo. I tre principi basilari contenuti nella legge sono: la finalità non lucrativa; scopi e attività di utilità generale; e anche il concetto innovativo, che la relatrice ha ben ricordato, di impatto sociale, reale e positivo. Sono tre concetti che, se li utilizzeremo bene sia nella dimensione normativa, sia nella dimensione promozionale, sia nella dimensione di vigilanza e controllo, ci consentiranno di mettere in campo un'operazione ambiziosa, che cambierà in qualche modo la direzione di marcia del modo con cui queste realtà diventano e sono parte integrante della vita del Paese». (fonte www.vita.it)
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Riforma Terzo settore, l'1 aprile arriva in aula il testo di Legge Delega licenziato dalla Commissione della Camera
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| Donata Lenzi |
“La legge delega sul Terzo settore valorizza l’evoluzione positiva che ha coinvolto questo settore negli ultimi anni e rappresenta un intervento quadro atteso da molto tempo. È uno dei più importanti provvedimenti di questa legislatura che oggi inizia l’esame dell’Aula dopo un lungo e approfondito lavoro in commissione Affari sociali. Con l’avvio dell’esame del ddl delega poniamo un ulteriore tassello in questa fase politica caratterizzata da profondo spirito riformista”. Lo ha detto oggi Donata Lenzi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera e relatrice al ddl delega sul Terzo settore, durante la discussione generale sul provvedimento nell’Aula di Montecitorio.
“Il percorso - ha proseguito Lenzi - è iniziato un anno fa con la presentazione delle linee guida del governo sulle quali si è aperta una consultazione online. L'Istat ha censito 300.191 organizzazioni no profit, un numero elevatissimo che impiegano 681 mila addetti e 271 mila lavoratori con contratti di collaborazione. Le istituzioni no profit, però, fanno soprattutto perno sull'apporto di 4 milioni 700 mila volontari. È un settore in crescita: rispetto al 2001 le organizzazioni non profit sono il 28 per cento in più e negli anni di crisi i dipendenti sono aumentati del 39 per cento e i volontari del 43. La riforma disegna un quadro legislativo di riferimento mettendo ordine fra la moltitudine di leggi, leggine e norme settoriali. Le norme vanno da quella su volontariato, cooperazione sociale, Ong e Onlus. Abbiamo definito come Terzo settore il complesso degli enti privati costituiti con finalità civiche e solidaristiche che senza scopo di lucro promuovono e realizzano attività di interesse generale. La delega si occupa di quattro oggetti: la riforma del codice civile; la costruzione e definizione di un codice del terzo settore; la riforma dell'impresa sociale e la riforma del servizio civile che diventa servizio civile universale”.
“L’articolo 4 - ha detto inoltre Lenzi - dà i criteri per la costruzione del nuovo codice del Terzo settore: superamento della molteplicità dei tanti registri locali, comunali, regionali, provinciali, nazionali presso il Ministero dello sviluppo economico, piuttosto che presso la Protezione civile, con un unico registro del Terzo settore presso il Ministero del lavoro. Il registro è la porta di accesso ai benefici fiscali e l’iscrizione è obbligatoria per gli enti che si avvalgono di finanziamenti pubblici. Per quanto riguarda la riforma del servizio civile, grazie al lavoro del sottosegretario Bobba, sarà possibile svolgerlo anche all'estero. Viene poi definito finalmente lo stato giuridico di chi è in servizio civile: non è un rapporto di lavoro dipendente, non è nessuno tipo di rapporto di lavoro e non deve essere soggetto a tassazione. La delega, inoltre, incarica il governo di riformare il 5 per mille. Questa riforma del Terzo settore è un'opportunità per tutti di riconoscere e investire sulla costruzione di una comunità più solidale”. (fonte www.vita.it)
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2 aprile a Palermo. Le iniziative per la Giornata dedicata alle persone affette da autismo
Alle persone affette da autismo è dedicato l'evento che è raccontato dal quotidiano Repubblica Palermo del 2 aprile 2015 (clicca sull'immagine per ingrandirla).
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Pasqua di solidarietà in Sicilia
Il Giornale di Sicilia del 2 aprile 2015 dedica un'ampia intervista al direttore regionale della Caritas siciliana che parla delle necessità e delle iniziative in occasione delle festività pasquali (clicca sull'immagine per ingrandirla).
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