A circa un anno dal suo ingresso in Senato, il testo del Disegno di Legge delega sulla Riforma del Terzo settore è stato approvato dall'aula dei senatori il 30 marzo 2016. Rispetto al testo già licenziato dalla Camera dei deputati, vi sono stati vari cambiamenti per cui il Disegno tornerà alla Camera per una seconda lettura.
Intanto, nel testo approvato dal Senato vi sono delineati i punti fondamentali dell'impalcatura della Riforma. Per una migliore informazione, qui sotto proponiamo una versione ufficiosa (tratta dal sito www.quinonprofit.it) del DDL delega licenziato dal Senato.
Testo DDL delega approvato in Senato
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giovedì 31 marzo 2016
giovedì 17 marzo 2016
L'aula del Senato inizia l'esame del Disegno di legge delega sulla Riforma del Terzo settore
E' arrivato il via libera della Commissione Affari Costituzionali al testo del ddl delega: da oggi, 17 marzo 2016, l'Aula di Palazzo Madama analizza il provvedimento (se vuoi seguire la seduta in diretta CLICCA QUI e per scaricare il testo in discussione CLICCA QUI).
Ancora da sciogliere i nodi sulla nascita della Fondazione Italia Sociale.
Dopo il via libera della Commissione Affari Costituzionali, che ieri ha concluso l'analisi dei numerosi emendamenti presentati, arriva oggi in Aula al Senato il disegno di legge delega di riforma del terzo settore e di istituzione del servizio civile universale. Un testo che giunge all'Assemblea cambiato rispetto a quello approvato dalla Camera nell'aprile 2015 e che, nelle intenzioni del governo e della maggioranza, una volta licenziato da Palazzo Madama dovrà poi ritornare blindato alla Camera per l'approvazione definitiva.
Dopo le modifiche attuate la scorsa settimana, nelle due sedute del 15 e 16 marzo la Commissione ha votato gli emendamenti relativi all'articolo 9 (quello riguardante il fisco) e agli articoli 10 e 11 sulle disposizioni transitorie e la previsione di relazione al Parlamento. Non è stato invece messo ai voti l'emendamento presentato in extremis dal governo con l'istituzione della Fondazione Italia Sociale, che ha suscitato un vivace dibattito destinato a trasferirsi dalla Commissione all'Aula, tenendo conto che l'esecutivo ha deciso di non insistere in Commissione (ritirando l'emendamento) per confrontarsi direttamente in Aula, dove sarà riproposto in una versione però riveduta e corretta, tenendo conto delle più interessanti proposte di modifica giunte finora.
Il tema della Fondazione è piuttosto dibattuto. Secondo il relatore Stefano Lepri (Pd) l'obiettivo da considerare è l'istituzione di una struttura statale, a livello nazionale, che sia capace di attrarre le donazioni di imprese e cittadini, sotto forma di prestiti, erogazioni a fondo perduto o anticipazioni di capitale, destinate agli enti del Terzo settore. La Fondazione offrirebbe garanzie circa la destinazione pubblica delle risorse e l'elevato impatto sociale e occupazionale dei progetti realizzati. Rispetto alla prima formulazione, l'intendimento è quello di accogliere alcune proposte di modifica, a partire da quella che precisa come i soggetti che beneficeranno delle iniziative della Fondazione saranno esclusivamente gli enti del Terzo settore (e non più genericamente gli interventi innovativi caratterizzati dalla produzione di beni e servizi che, senza scopo di lucro, siano idonei a conseguire con un elevato impatto sociale e occupazionale). D'altro canto, verrà eliminata la previsione che il patrimonio della Fondazione possa essere incrementato anche da apporti dello Stato o di soggetti pubblici: “Se si intende incentivare la donazione da parte di privati, imprese e cittadini, sarebbe irragionevole – argomenta il relatore Lepri - consentire la destinazione di risorse anche da parte di soggetti pubblici”. Sarà anche proposto di acquisire il parere delle competenti Commissioni parlamentari per l'approvazione dello statuto della Fondazione, ed è plausibile che le attività svolte e le risorse impiegate siano oggetto di una apposita relazione al Parlamento.
Modifiche che non piacciono più di tanto alle opposizioni. Forza Italia (con la senatrice Bernini) fa notare la natura incerta della Fondazione, ne sottolinea i tratti di rigidità, critica lo stanziamento iniziale a carico dello Stato e paventa un turbamento al settore delle charity e del volontariato (la nuova Fondazione godrebbe, proprio grazie al contributo statale, di un vantaggio competitivo). Il Movimento 5 Stelle, con il senatore Crimi, ha sottolineato a netta contrarietà del gruppo alla proposta, mentre Sel (con la senatrice De Petris) ha evidenziato il rischio che la struttura attragga il flusso di donazioni private, drenando risorse che altrimenti sarebbero destinate alle associazioni di volontariato già esistenti, e si è espresso in modo molto severo circa il fatto che non venga indicato dal testo proposto dal governo il soggetto competente a definire le priorità e la scelta dei progetti da realizzare. Ma proposte di modifica corpose arrivano anche da dentro il Pd.
Rispondendo ad alcune sollecitazioni, il sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali Luigi Bobba ha ribadito che “lo strumento della Fondazione non è affatto alternativo rispetto all'intervento del welfare pubblico o agli enti del Terzo settore” e che l'iniziativa (che si richiama a una analoga esperienza francese) ha lo scopo di “organizzare l'area della filantropia, attraendo i grandi donatori che preferiscono affidarsi a un ente strutturato e organizzato, piuttosto che costituire fondazioni di carattere privato”. Bobba spiega che la Fondazione, pur avendo una finalità pubblica, avrà natura giuridica privata, sull'esempio di ciò che avviene già oggi per l'Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova. Il nuovo soggetto avrà natura operativa, in quanto assumerà la responsabilità - anche sulla base delle competenze che saprà incorporare - nella gestione e nella realizzazione di progetti di alto valore sociale e occupazionale, i quali potranno riguardare (è una delle proposte di modifica che potrebbe essere accolta) principalmente i territori disagiati. Secondo Bobba “il nuovo soggetto avrà un valore complementare rispetto agli enti del Terzo settore, grazie alla sua capacità di attrarre le donazioni dei soggetti privati rilevanti sotto il profilo economico e scoraggiando, al contempo, la moltiplicazione di fondazioni di piccola entità”. La Fondazione non beneficerà di trattamenti fiscali privilegiati. Sebbene quindi “non vi sia una garanzia sul risultato dell'iniziativa” Bobba afferma di ritenere che le condizioni siano favorevoli per conseguire l'obiettivo di finalizzare le risorse al miglioramento della qualità e della consistenza dei progetti con finalità sociale. Un auspicio sul quale da oggi dovrò pronunciarsi l'Aula del Senato. (ska) (fonte Redattore sociale)
Ancora da sciogliere i nodi sulla nascita della Fondazione Italia Sociale.
Dopo il via libera della Commissione Affari Costituzionali, che ieri ha concluso l'analisi dei numerosi emendamenti presentati, arriva oggi in Aula al Senato il disegno di legge delega di riforma del terzo settore e di istituzione del servizio civile universale. Un testo che giunge all'Assemblea cambiato rispetto a quello approvato dalla Camera nell'aprile 2015 e che, nelle intenzioni del governo e della maggioranza, una volta licenziato da Palazzo Madama dovrà poi ritornare blindato alla Camera per l'approvazione definitiva.
Dopo le modifiche attuate la scorsa settimana, nelle due sedute del 15 e 16 marzo la Commissione ha votato gli emendamenti relativi all'articolo 9 (quello riguardante il fisco) e agli articoli 10 e 11 sulle disposizioni transitorie e la previsione di relazione al Parlamento. Non è stato invece messo ai voti l'emendamento presentato in extremis dal governo con l'istituzione della Fondazione Italia Sociale, che ha suscitato un vivace dibattito destinato a trasferirsi dalla Commissione all'Aula, tenendo conto che l'esecutivo ha deciso di non insistere in Commissione (ritirando l'emendamento) per confrontarsi direttamente in Aula, dove sarà riproposto in una versione però riveduta e corretta, tenendo conto delle più interessanti proposte di modifica giunte finora.
Il tema della Fondazione è piuttosto dibattuto. Secondo il relatore Stefano Lepri (Pd) l'obiettivo da considerare è l'istituzione di una struttura statale, a livello nazionale, che sia capace di attrarre le donazioni di imprese e cittadini, sotto forma di prestiti, erogazioni a fondo perduto o anticipazioni di capitale, destinate agli enti del Terzo settore. La Fondazione offrirebbe garanzie circa la destinazione pubblica delle risorse e l'elevato impatto sociale e occupazionale dei progetti realizzati. Rispetto alla prima formulazione, l'intendimento è quello di accogliere alcune proposte di modifica, a partire da quella che precisa come i soggetti che beneficeranno delle iniziative della Fondazione saranno esclusivamente gli enti del Terzo settore (e non più genericamente gli interventi innovativi caratterizzati dalla produzione di beni e servizi che, senza scopo di lucro, siano idonei a conseguire con un elevato impatto sociale e occupazionale). D'altro canto, verrà eliminata la previsione che il patrimonio della Fondazione possa essere incrementato anche da apporti dello Stato o di soggetti pubblici: “Se si intende incentivare la donazione da parte di privati, imprese e cittadini, sarebbe irragionevole – argomenta il relatore Lepri - consentire la destinazione di risorse anche da parte di soggetti pubblici”. Sarà anche proposto di acquisire il parere delle competenti Commissioni parlamentari per l'approvazione dello statuto della Fondazione, ed è plausibile che le attività svolte e le risorse impiegate siano oggetto di una apposita relazione al Parlamento.
Modifiche che non piacciono più di tanto alle opposizioni. Forza Italia (con la senatrice Bernini) fa notare la natura incerta della Fondazione, ne sottolinea i tratti di rigidità, critica lo stanziamento iniziale a carico dello Stato e paventa un turbamento al settore delle charity e del volontariato (la nuova Fondazione godrebbe, proprio grazie al contributo statale, di un vantaggio competitivo). Il Movimento 5 Stelle, con il senatore Crimi, ha sottolineato a netta contrarietà del gruppo alla proposta, mentre Sel (con la senatrice De Petris) ha evidenziato il rischio che la struttura attragga il flusso di donazioni private, drenando risorse che altrimenti sarebbero destinate alle associazioni di volontariato già esistenti, e si è espresso in modo molto severo circa il fatto che non venga indicato dal testo proposto dal governo il soggetto competente a definire le priorità e la scelta dei progetti da realizzare. Ma proposte di modifica corpose arrivano anche da dentro il Pd.
Rispondendo ad alcune sollecitazioni, il sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali Luigi Bobba ha ribadito che “lo strumento della Fondazione non è affatto alternativo rispetto all'intervento del welfare pubblico o agli enti del Terzo settore” e che l'iniziativa (che si richiama a una analoga esperienza francese) ha lo scopo di “organizzare l'area della filantropia, attraendo i grandi donatori che preferiscono affidarsi a un ente strutturato e organizzato, piuttosto che costituire fondazioni di carattere privato”. Bobba spiega che la Fondazione, pur avendo una finalità pubblica, avrà natura giuridica privata, sull'esempio di ciò che avviene già oggi per l'Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova. Il nuovo soggetto avrà natura operativa, in quanto assumerà la responsabilità - anche sulla base delle competenze che saprà incorporare - nella gestione e nella realizzazione di progetti di alto valore sociale e occupazionale, i quali potranno riguardare (è una delle proposte di modifica che potrebbe essere accolta) principalmente i territori disagiati. Secondo Bobba “il nuovo soggetto avrà un valore complementare rispetto agli enti del Terzo settore, grazie alla sua capacità di attrarre le donazioni dei soggetti privati rilevanti sotto il profilo economico e scoraggiando, al contempo, la moltiplicazione di fondazioni di piccola entità”. La Fondazione non beneficerà di trattamenti fiscali privilegiati. Sebbene quindi “non vi sia una garanzia sul risultato dell'iniziativa” Bobba afferma di ritenere che le condizioni siano favorevoli per conseguire l'obiettivo di finalizzare le risorse al miglioramento della qualità e della consistenza dei progetti con finalità sociale. Un auspicio sul quale da oggi dovrò pronunciarsi l'Aula del Senato. (ska) (fonte Redattore sociale)
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martedì 16 giugno 2015
CSVnet in audizione al Senato per la riforma del Terzo settore
“L’incontro di oggi ci ha permesso di poter rappresentare in aula il pensiero della rete dei CSV che conta su una governance diffusa di 9.300 associazioni e che raggiunge con i servizi erogati oltre 30mila organizzazioni di volontariato" - afferma il presidente di CSVnet, Stefano Tabò.
Siamo pronti a collaborare per una riorganizzazione decisa che predisponga al cambiamento e che sia in grado di incidere in modo significativo sulle attuali criticità. Occorre però definire una volta per tutte quali sono i nodi da sciogliere e le problematiche da affrontare. Concentrarsi sulle buone prassi e i significativi risultati acquisiti dai CSV in questi anni fa sì che essi stessi suggeriscano le soluzioni.
I Centri di Servizio hanno messo insieme organizzazioni grandi e piccole con diverse esperienze e sensibilità; tale pluralità è fondamentale. Per questo ci preoccupano proposte come quella di introdurre i voucher per la fornitura dei servizi; lo strumento del voucher induce inevitabilmente ad un rapporto concorrenziale tra CSV totalmente contrario alla logica di collaborazione e cooperazione fra territori che CSVnet ha sempre promosso.
Il volontariato dà il meglio non quando è messo in concorrenza ma se è spronato ad operare per il bene comune in modo coeso e partecipato.
La territorialità è uno degli elementi fondamentali dell’esperienza dei CSV e la Riforma dovrebbe darci l’occasione per assicurare una distribuzione equa delle risorse su tutto il territorio nazionale secondo criteri e regole di rendicontazione comuni in tutte le regioni. Non solo: occorre alzare lo sguardo e pensare a come promuovere la ricchezza e la cultura del volontariato italiano anche in Europa e nel Mediterraneo.
Un altro aspetto fondamentale riguarda la governance dei CSV; siamo sempre più convinti che il ruolo del volontariato sia essenziale non solo per la promozione ma anche nella gestione dei CSV: nel testo del DDL licenziato dalla Camera di questo aspetto non c’è traccia.
Un ulteriore elemento per noi fondamentale è la logica di sistema, una parola che per la prima volta nella legislazione sul volontariato compare associata ai Centri di Servizio; il riconoscimento normativo di un organo nazionale come CSVnet non significa omologare l’intervento che si fa sul territorio ma riconoscere la rete dei CSV come struttura in grado di darsi obiettivi e dotarsi di strumenti di cooperazione che realizzino economie di scala.
I CSV sono strumento non fine. Ma come strumento non possono essere concepiti alla stregua di un contenitore da riempire e occupare indifferentemente; la loro presenza trova origine forza e prospettiva se ancorata al movimento del volontariato italiano di cui sono oltre che mezzo, soprattutto espressione.
A conclusione dell’audizione CSVnet ha consegnato il documento "I CSV nel progetto di riforma del Terzo settore" e il conseguente emendamento al testo del DDL nella versione approvata dalla Camera dei Deputati.
DOCUMENTO "I CSV nel progetto di riforma del Terzo settore"
EMENDAMENTO al testo del DDL approvato alla Camera
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giovedì 21 maggio 2015
Documenti e materiali sulla Riforma del Terzo settore
Ecco alcuni materiali utili e di approfondimento in merito al DDL di delega al Governo per la riforma del Terzo Settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale, già approvato dalla Camera e proprio in questi giorni in esame alla Commissione Affari Costituzionali del Senato.
Il primo passaggio dell’esame in Commissione (iniziato lo scorso 12 maggio) è stata l'illustrazione della relazione al provvedimento da parte del relatore Sen. Stefano Lepri.
Nel documento, che trovi cliccando qui, accanto all'apprezzamento per il testo approvato alla Camera dei Deputati, sono evidenziati, articolo per articolo, diversi aspetti rispetto ai quali il relatore annuncia di voler intervenire in sede emendativa. E' dunque presumibile che la seconda lettura porti con sé una discussione articolata e alcune modifiche e che quindi il testo possa uscire parzialmente modificato dal Senato, con la necessità di almeno una successiva discussione alla Camera prima della definitiva approvazione.
Nella relazione il Senatore si è soffermato anche sul tema dei Centri di Servizio per il Volontariato, sottolineando alcune possibili indicazioni di modifica e aggiornamento rispetto all'articolo 5, comma 1, lettera e) che fissa i principi ed i criteri attraverso cui normare i Centri di Servizio per il Volontariato.
Rispetto all’esame in Commissione, in occasione dell'evento d'apertura dell'Autoconvocazione del volontariato italiano, CSVnet (Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato) ha presentato la propria proposta emendativa al DDL per la riforma del Terzo settore.
Precise le richieste al Parlamento per integrare la lettera e) dell'art. 5.
Tra i punti segnalati: l'autogoverno del volontariato, l'equa distribuzione delle risorse, l'affermazione di criteri e procedure di controllo uniformi, la promozione dell'attività di volontariato in tutti i soggetti di terzo settore, il radicamento territoriale in una logica di sistema nazionale.
A supporto della proposta emendativa, CSVnet ha redatto inoltre il documento "I CSV nel progetto di riforma del Terzo settore", attraverso cui viene commentato l'art. 5 (lettera e) del DDL nella versione approvata dalla Camera dei Deputati lo scorso 9 aprile.
Il primo passaggio dell’esame in Commissione (iniziato lo scorso 12 maggio) è stata l'illustrazione della relazione al provvedimento da parte del relatore Sen. Stefano Lepri.
Nel documento, che trovi cliccando qui, accanto all'apprezzamento per il testo approvato alla Camera dei Deputati, sono evidenziati, articolo per articolo, diversi aspetti rispetto ai quali il relatore annuncia di voler intervenire in sede emendativa. E' dunque presumibile che la seconda lettura porti con sé una discussione articolata e alcune modifiche e che quindi il testo possa uscire parzialmente modificato dal Senato, con la necessità di almeno una successiva discussione alla Camera prima della definitiva approvazione.
Nella relazione il Senatore si è soffermato anche sul tema dei Centri di Servizio per il Volontariato, sottolineando alcune possibili indicazioni di modifica e aggiornamento rispetto all'articolo 5, comma 1, lettera e) che fissa i principi ed i criteri attraverso cui normare i Centri di Servizio per il Volontariato.
Rispetto all’esame in Commissione, in occasione dell'evento d'apertura dell'Autoconvocazione del volontariato italiano, CSVnet (Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato) ha presentato la propria proposta emendativa al DDL per la riforma del Terzo settore.
Precise le richieste al Parlamento per integrare la lettera e) dell'art. 5.
Tra i punti segnalati: l'autogoverno del volontariato, l'equa distribuzione delle risorse, l'affermazione di criteri e procedure di controllo uniformi, la promozione dell'attività di volontariato in tutti i soggetti di terzo settore, il radicamento territoriale in una logica di sistema nazionale.
A supporto della proposta emendativa, CSVnet ha redatto inoltre il documento "I CSV nel progetto di riforma del Terzo settore", attraverso cui viene commentato l'art. 5 (lettera e) del DDL nella versione approvata dalla Camera dei Deputati lo scorso 9 aprile.
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sabato 16 maggio 2015
Riforma Terzo settore, iniziata la discussione in Senato
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| Il senatore Stefano Lepri |
Clicca qui per leggere il testo della relazione Lepri
Clicca qui per leggere la sintesi proposta dal settimanale Vita
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