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lunedì 19 giugno 2017

Codice del Terzo settore, gli argomenti di CSVnet nelle audizioni parlamentari


Gli interventi alla Camera e al Senato del presidente Tabò e i documenti presentati sul decreto attuativo più corposo della riforma del Terzo settore. Nell’ambito di una valutazione positiva, rilevate alcune incongruenze e la necessità di cambiamenti nelle disposizioni riguardanti il tema del controllo esercitato dai CSV sugli enti del terzo settore. Chiesta l’estensione ai CSV dell’incompatibilità prevista per gli amministratori delle reti associative.

Dopo quella alla Camera (Commissione Affari sociali) del 5 giugno scorso e quella successiva al Senato (Commissione Lavoro e previdenza sociale) del 15 giugno, CSVnet ha concluso le audizioni parlamentari sui decreti attuativi della Riforma del Terzo settore, legge 106/16.

Gli interventi del presidente Stefano Tabò si sono concentrati sul decreto più corposo, quello riguardante il Codice del Terzo settore: in particolare sui 6 articoli (61-66) che si occupano direttamente della revisione del sistema dei Centri di servizio per il volontariato e su altri 5 articoli attinenti al controllo sugli enti di terzo settore da parte degli stessi CSV.

Sul primo blocco, che si estende per oltre il 13% dell’intero testo, Tabò ha ribadito la valutazione sostanzialmente positiva già espressa al momento dell’approvazione dei decreti da parte del governo: si apprezza cioè la “visione organica di insieme” con cui viene riformata una normativa “vecchia nella logica e inadeguata nel contenuto”, si constata con soddisfazione come l’esperienza ventennale dei CSV venga legittimata e rafforzata.

CSVnet chiede di estendere alcune disposizioni già previste per le reti associative anche ai CSV. Si chiede di prevedere, anche per i rappresentanti legali e gli amministratori dei CSV, l’incompatibilità con condanne penali, passate in giudicato, per reati che comportino l’interdizione dai pubblici uffici. Si chiede poi, proprio per assicurare le peculiarità della governance richieste ai CSV dal Codice, che sia esplicitata anche per i CSV la possibilità di andare in deroga alle disposizioni riguardanti l’assemblea per la generalità degli enti di terzo settore (art. 24).

Ma i rilievi più consistenti dell’associazione dei Centri di servizio riguardano il secondo blocco di articoli, piuttosto tecnico ma cruciale, sul quale è stato presentato un dettagliato contributo specifico. In esso si chiede, tra l’altro, che il controllo sugli enti di Terzo settore esercitato dai CSV si configuri quale funzione complementare (e non integrata) alla loro funzione costitutiva; che la vigilanza su tale controllo sia direttamente in capo al ministero del Lavoro e Politiche sociali (e non tramite l’Organismo nazionale di controllo previsto per i CSV); e che la funzione dei CSV sia attivabile solo su base volontaria, cioè sugli enti di terzo settore che ne facciano richiesta. Una più corretta impostazione è presupposto perché effettivamente gli “enti di piccole dimensioni” possano beneficiare dell’intervento dei CSV, così come richiesto dalla legge delega (art. 7, c. 2).

Ai seguenti link: lo schema dell’intervento di CSVnet alle audizioni e il documento sul controllo degli enti di Terzo settore.

giovedì 13 novembre 2014

Per un sistema dei CSV radicato nel territorio e proiettato al futuro

CSVnet, il Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) è stato il 10 novembre 2014 pomeriggio dalla XII Commissione "Affari Sociali" della Camera dei Deputati per un'audizione in merito al Disegno di Legge "Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale".
Il presidente di CSVnet, Stefano Tabò, ha portato all'attenzione della Commissione proposte concrete al fine di stimolare una Riforma tesa a cogliere tutte le potenzialità del sistema dei CSV.
"Poter contare sull'infrastruttura sociale garantita dai CSV, diffusa su tutto il territorio nazionale (i CSV sono 78 in tutta Italia con oltre 400 sedi e sportelli territoriali), significa impiegare una risorsa qualificata per continuare ad accompagnare, sostenere e promuovere il volontariato stesso nelle sue nuove sfide" – ha sottolineato il presidente di CSVnet.
"Consideriamo irrinunciabili l'auto-gestione del volontariato ed il radicamento territoriale dei CSV che consente la prossimità dei servizi, grazie ad una struttura operativa di 560 unità di lavoro a tempo pieno e una governance di 800 volontari. Per questo, proponiamo una riorganizzazione in senso confederale dei CSV esistenti.
Ciò significa: programmare l'attività dei CSV in una logica unitaria ed integrata; distribuire equamente le risorse economiche provenienti dalle Fondazioni di origine bancaria nelle diverse regioni; favorire la condivisione di buone prassi tra CSV; realizzare economie di scala; assumere metodi condivisi tra CSV, strumenti comuni ma anche progettualità unitarie.
Per realizzare in modo stabile tutto questo - ha sottolineato Stefano Tabò - non bastano le nostre intenzioni ma è necessario intervenire normativamente. Per tale motivo proponiamo anche una revisione del sistema di controllo sui CSV, che permetta l'affermazione di principi e criteri finalmente omogenei su tutto il territorio nazionale".
"Siamo pronti anche alla sfida di assumere nuovi compiti, integrativi a quelli fino ad oggi espressi, ma per farlo abbiamo bisogno di risorse adeguate rispetto a quelle garantite dagli attuali dispositivi normativi e dagli accordi con le Fondazioni di origine bancaria. Risorse ridotte, negli ultimi cinque anni, sotto i limiti di sostenibilità, con un calo di oltre il 50% e che sembrano destinate ad un ulteriore decremento per effetto della Legge di stabilità, se non compensata da un superamento dell'Atto di indirizzo Visco del 19 aprile 2001".
"Confermiamo infine" – ha concluso Tabò – "la disponibilità dei CSV verso il Governo e il Parlamento per una costruttiva collaborazione, impegnando le competenze maturate nel sistema dei CSV. Dopo 15 anni, la fase sperimentale dei CSV è da considerarsi chiusa. La nostra rete è ormai funzionale alla crescita dei beni relazionali ed alla coesione sociale di tutto il paese e di ogni sua porzione. Scommettiamo sui CSV: una grande e diffusa infrastrutturazione sociale (unica in Europa), il cui profilo è unico per genesi e caratteristiche".