Nel corso di un incontro a Palermo è stato presentato il piano assistenza nazionale in favore di minori e anziani. In particolare, nel corso dell'evento, si è posta molta attenzione su quanto sarà destinato alla realtà siciliana. Qui sotto l'articolo (clicca sull'immagine per ingrandirla) pubblicato dal Giornale di Sicilia il 25 luglio 2013.
giovedì 25 luglio 2013
lunedì 22 luglio 2013
Volontariato, tre storie particolari
Giovedì 25 luglio a partire dalle ore 19, presso il centro multietnico per l’infanzia “Il Giardino di Madre Teresa”, all’interno del cuore di Ballarò, l'associazione di volontariato Per Esempio invita tutti alla presentazione del video conclusivo del progetto “Voluntary Effect”.
Si potrà stare insieme allo staff, ai volontari, agli operatori, agli amici e soprattutto insieme ai protagonisti del video per concludere insieme un anno di intense attività e di grandi risultati.
Voluntary Effect è un progetto finanziato dal programma Gioventu in Azione che, attraverso un video documentario interamente realizzato da un gruppo di 10 ragazzi, accompagnati dalla trainer e videomaker Mapi Rizzo, racconta la storia di 3 giovani stranieri che svolgono attività di volontariato a Palermo. Cittadinanza attiva, Partecipazione, Dialogo Interculturale, Inclusione Sociale e Mobilità sono le parole chiave del video che in poco più di 10 minuti racconta le storie di Alicia, Djack e Mariel.
A conclusione della serata seguirà un buffet indiano con contributo libero
L'associazione Per Esempio vi aspetta. Di seguito il link del trailer del video documentario
Si potrà stare insieme allo staff, ai volontari, agli operatori, agli amici e soprattutto insieme ai protagonisti del video per concludere insieme un anno di intense attività e di grandi risultati.
Voluntary Effect è un progetto finanziato dal programma Gioventu in Azione che, attraverso un video documentario interamente realizzato da un gruppo di 10 ragazzi, accompagnati dalla trainer e videomaker Mapi Rizzo, racconta la storia di 3 giovani stranieri che svolgono attività di volontariato a Palermo. Cittadinanza attiva, Partecipazione, Dialogo Interculturale, Inclusione Sociale e Mobilità sono le parole chiave del video che in poco più di 10 minuti racconta le storie di Alicia, Djack e Mariel.
A conclusione della serata seguirà un buffet indiano con contributo libero
L'associazione Per Esempio vi aspetta. Di seguito il link del trailer del video documentario
Etichette:
documentario,
Palermo,
per esempio,
voluntary effect
domenica 21 luglio 2013
Emergenza famiglie morose e senza casa a Palermo. Un'associazione che li aiuta rimane senza sede
Sul GDS del 21 luglio 2013 a pag. 23 si parla del crescente fenomeno della famiglie che diventano morose e perdono la casa in cui abitano. Si tratta di un problema che, in realtà, accomuna gran parte dei centri urbani siciliani. Qui sotto l'articolo del quotidiano palermitano (clicca sull'immagine per ingrandirla). Nella stessa pagina si racconta dell'associazione "La danza delle ombre" che aiuta i senza tetto e adesso rimane senza sede.
Etichette:
danza delle ombre,
famiglie,
Palermo,
senza casa
sabato 20 luglio 2013
L'equivoco del Sud. Presentazione del volume del presidente della Fondazione con il Sud
Parlare di Mezzogiorno è diventato perfino noioso: l’impressione è che sia una questione irrisolvibile. Metà degli italiani pensa che al Sud siano stati dati troppi soldi; l’altra metà denuncia l’insufficienza delle risorse e l’incoerenza delle politiche adottate. Al di là di interventi sbagliati, sprechi, incapacità, c’è stato un errore di fondo: condannare il Sud a inseguire il livello di reddito del Nord, a importare modelli estranei alla cultura e alle tradizioni e a sviluppare, di fatto, una dimensione politica di dipendenza. Per spezzare questa logica bisogna introdurre una profonda discontinuità, a partire dalla consapevolezza della natura vera del divario. Il Sud è meno ricco del Nord, ma la distanza più grave è nei diritti di cittadinanza, nella scuola, nei servizi sociali, nella cultura della legalità. È da qui che bisogna ripartire convincendosi che la coesione sociale è una premessa, non un effetto dello sviluppo.
Appuntamento lunedì 22 luglio 2013 ore 21 all'Arena Canapè di Gioiosa Marea.
Intervengono:
Eduardo Spinella - sindaco di Gioiosa Marea
Carlo Borgomeo – autore
Teodoro La Monica – Assessore Comunale ai beni comuni
Felice Coppolino – presidente regionale UNICOOP Sicilia
Sebastiano Lentini – presidente ConfAPI Sicilia
coordina Elisabetta Raffa - Direttore Messina.sicilians.it
Appuntamento lunedì 22 luglio 2013 ore 21 all'Arena Canapè di Gioiosa Marea.
Intervengono:
Eduardo Spinella - sindaco di Gioiosa Marea
Carlo Borgomeo – autore
Teodoro La Monica – Assessore Comunale ai beni comuni
Felice Coppolino – presidente regionale UNICOOP Sicilia
Sebastiano Lentini – presidente ConfAPI Sicilia
coordina Elisabetta Raffa - Direttore Messina.sicilians.it
Etichette:
Borgomeo,
equivoco del sud,
fondazione con il Sud,
gioiosa marea,
presentazione
Convegno PAIM a Petralia Sottana (PA)
In occasione dell'inaugurazione della sua nuova sede, l'associazione di Protezione civile Pubblica Assistenza Madonita organizza il 20 luglio 2013 un convegno per fare il punto della situazione nella programmazione e nell'organizzazione dei piani di Protezione civile nelle Alte Madonie. Qui sotto la notizia così come è stata pubblicata dal Giornale di Sicilia del 19 luglio 2013.
Etichette:
convegno,
madonie,
Paim,
petralia sottana,
protezione civile
mercoledì 17 luglio 2013
Testo integrale del discorso all’Onu di Malala, la sedicenne candidata al Nobel per la pace
Pakistana, vittima di un grave attentato talebano causato dal suo impegno per il diritto allo studio per i bambini e, soprattutto, le bambine del suo paese, Malala il 12 luglio 2013 ha parlato all'assemblea dei giovani alle Nazioni Unite. Qui sotto il suo discorso.
Cari fratelli e sorelle ricordate una cosa. La giornata di Malala non è la mia giornata. Oggi è la giornata di ogni donna, di ogni bambino, di ogni bambina che ha alzato la voce per reclamare i suoi diritti. Ci sono centinaia di attivisti e di assistenti sociali che non soltanto chiedono il rispetto dei diritti umani, ma lottano anche per assicurare istruzione a tutti in tutto il mondo, per raggiungere i loro obiettivi di istruzione, pace e uguaglianza. Migliaia di persone sono state uccise dai terroristi e migliaia di altre sono state ferite da loro. Io sono soltanto una di loro. Io sono qui, una ragazza tra tante, e non parlo per me, ma per tutti i bambini e le bambine. Voglio far sentire la mia voce non perché posso gridare, ma perché coloro che non l’hanno siano ascoltati. Coloro che lottano per i loro diritti: il diritto di vivere in pace, il diritto di essere trattati con dignità, il diritto di avere pari opportunità e il diritto di ricevere un’istruzione. Cari amici, nella notte del 9 ottobre 2012 i Taliban mi hanno sparato sul lato sinistro della fronte. Hanno sparato anche ai miei amici. Pensavano che le loro pallottole ci avrebbero messo a tacere. Ma hanno fallito. E da quel silenzio si sono levate migliaia di voci. I terroristi pensavano che sparando avrebbero cambiato i nostri obiettivi e fermato le nostre ambizioni, ma niente nella mia vita è cambiato tranne questo: la debolezza, la paura e la disperazione sono morte. La forza, il potere e il coraggio sono nati. Io sono la stessa Malala. Le mie ambizioni sono le stesse. Così pure le mie speranze sono le stesse. Cari fratelli e sorelle io non sono contro nessuno. Nemmeno contro i terroristi. Non sono qui a parlare in termini di vendetta personale contro i Taliban o qualsiasi altro gruppo terrorista. Sono qui a parlare a favore del diritto all’istruzione di ogni bambino. Io voglio che tutti i figli e le figlie degli estremisti, soprattutto Taliban, ricevano un’istruzione. Non odio neppure il Taliban che mi ha sparato. Anche se avessi una pistola in mano ed egli mi stesse davanti e stesse per spararmi, io non sparerei. Questa è la compassione che ho appreso da Mohamed, il profeta misericordioso, da Gesù Cristo e dal Buddha. Questa è il lascito che ho ricevuto da Martin Luther King, Nelson Mandela e Muhammed Ali Jinnah. Questa è la filosofia della non-violenza che ho appreso da Gandhi, Bacha Khan e Madre Teresa. E questo è il perdono che ho imparato da mio padre e da mia madre. Questo è quello che la mia anima mi dice: siate in pace e amatevi l’un l’altro.
Cari fratelli e sorelle, tutti ci rendiamo conto dell’importanza della luce quando ci troviamo al buio, e tutti ci rendiamo conto dell’importanza della voce quando c’è il silenzio. E nello stesso modo quando eravamo nello Swat, in Pakistan, noi ci siamo resi conto dell’importanza dei libri e delle penne quando abbiamo visto le armi. I saggi dicevano che la penna uccide più della spada, ed è vero. Gli estremisti avevano e hanno paura dell’istruzione, dei libri e delle penne. Hanno paura del potere dell’istruzione. Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa. Ed è per questo che hanno appena ucciso a Quetta 14 innocenti studenti di medicina. È per questo che fanno saltare scuole in aria tutti i giorni. È per questo che uccidono i volontari antipolio nel Khyber Pukhtoonkhwa e nelle Fata. Perché hanno avuto e hanno paura del cambiamento, dell’uguaglianza che essa porterebbero nella nostra società.
Un giorno ricordo che un bambino della nostra scuola chiese a un giornalista perché i Taliban sono contrari all’istruzione. Il giornalista rispose con grande semplicità. Indicando un libro disse: “I Taliban hanno paura dei libri perché non sanno che cosa c’è scritto dentro”. Pensano che Dio sia un piccolo essere conservatore che manderebbe le bambine all’inferno soltanto perché vogliono andare a scuola. I terroristi usano a sproposito il nome dell’Islam e la società pashtun per il loro tornaconto personale. Il Pakistan è un paese democratico che ama la pace e che vorrebbe trasmettere istruzione ai suoi figli. L’Islam dice che non soltanto è diritto di ogni bambino essere educato, ma anche che quello è il suo dovere e la sua responsabilità.
Onorevole Signor Segretario generale, per l’istruzione è necessaria la pace, ma in molti paesi del mondo c’è la guerra. E noi siamo veramente stufi di queste guerre. In molti paesi del mondo donne e bambini soffrono in altri modi. In India i bambini poveri sono vittime del lavoro infantile. Molte scuole sono state distrutte in Nigeria. In Afghanistan la popolazione è oppressa dalle conseguenze dell’estremismo da decenni. Le giovani donne sono costrette a lavorare e a sposarsi in tenera età. Povertà, ignoranza, ingiustizia, razzismo e privazione dei diritti umani di base sono i problemi principali con i quali devono fare i conti sia gli uomini sia le donne.
Cari fratelli e sorelle, è giunta l’ora di farsi sentire, di lottare per cambiare questo mondo e quindi oggi facciamo appello ai leader di tutto il mondo affinché proteggano i diritti delle donne e dei bambini. Facciamo appello alle nazioni sviluppate affinché garantiscano sostegno ed espandano le pari opportunità di istruzione alle bambine nei paesi in via di sviluppo. Facciamo appello a tutte comunità di essere tolleranti, di respingere i pregiudizi basati sulla casta, sulla fede, sulla setta, sulla fede o sul genere. Per garantire libertà e eguaglianza alle donne, così che possano stare bene e prosperare. Non potremo avere successo come razza umana, se la metà di noi resta indietro. Facciamo appello a tutte le sorelle nel mondo affinché siano coraggiose, per abbracciare la forza che è in loro e cercare di realizzarsi al massimo delle loro possibilità.
Cari fratelli e sorelle vogliamo scuole, vogliamo istruzione per tutti i bambini per garantire loro un luminoso futuro. Ci faremo sentire, parleremo per i nostri diritti e così cambieremo le cose. Dobbiamo credere nella potenza e nella forza delle nostre parole. Le nostre parole possono cambiare il mondo. Perché siamo tutti uniti, riuniti per la causa dell’istruzione e se vogliamo raggiungere questo obiettivo dovreste aiutarci a conquistare potere tramite le armi della conoscenza e lasciarci schierare le une accanto alle altre con unità e senso di coesione.
Cari fratelli e sorelle non dobbiamo dimenticare che milioni di persone soffrono per ignoranza, povertà e ingiustizia. Non dobbiamo dimenticare che milioni di persone non hanno scuole. Lasciateci ingaggiare dunque una lotta globale contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo e lasciateci prendere in mano libri e penne. Queste sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione ai mali del mondo. L’istruzione potrà salvare il mondo.
Cari fratelli e sorelle ricordate una cosa. La giornata di Malala non è la mia giornata. Oggi è la giornata di ogni donna, di ogni bambino, di ogni bambina che ha alzato la voce per reclamare i suoi diritti. Ci sono centinaia di attivisti e di assistenti sociali che non soltanto chiedono il rispetto dei diritti umani, ma lottano anche per assicurare istruzione a tutti in tutto il mondo, per raggiungere i loro obiettivi di istruzione, pace e uguaglianza. Migliaia di persone sono state uccise dai terroristi e migliaia di altre sono state ferite da loro. Io sono soltanto una di loro. Io sono qui, una ragazza tra tante, e non parlo per me, ma per tutti i bambini e le bambine. Voglio far sentire la mia voce non perché posso gridare, ma perché coloro che non l’hanno siano ascoltati. Coloro che lottano per i loro diritti: il diritto di vivere in pace, il diritto di essere trattati con dignità, il diritto di avere pari opportunità e il diritto di ricevere un’istruzione. Cari amici, nella notte del 9 ottobre 2012 i Taliban mi hanno sparato sul lato sinistro della fronte. Hanno sparato anche ai miei amici. Pensavano che le loro pallottole ci avrebbero messo a tacere. Ma hanno fallito. E da quel silenzio si sono levate migliaia di voci. I terroristi pensavano che sparando avrebbero cambiato i nostri obiettivi e fermato le nostre ambizioni, ma niente nella mia vita è cambiato tranne questo: la debolezza, la paura e la disperazione sono morte. La forza, il potere e il coraggio sono nati. Io sono la stessa Malala. Le mie ambizioni sono le stesse. Così pure le mie speranze sono le stesse. Cari fratelli e sorelle io non sono contro nessuno. Nemmeno contro i terroristi. Non sono qui a parlare in termini di vendetta personale contro i Taliban o qualsiasi altro gruppo terrorista. Sono qui a parlare a favore del diritto all’istruzione di ogni bambino. Io voglio che tutti i figli e le figlie degli estremisti, soprattutto Taliban, ricevano un’istruzione. Non odio neppure il Taliban che mi ha sparato. Anche se avessi una pistola in mano ed egli mi stesse davanti e stesse per spararmi, io non sparerei. Questa è la compassione che ho appreso da Mohamed, il profeta misericordioso, da Gesù Cristo e dal Buddha. Questa è il lascito che ho ricevuto da Martin Luther King, Nelson Mandela e Muhammed Ali Jinnah. Questa è la filosofia della non-violenza che ho appreso da Gandhi, Bacha Khan e Madre Teresa. E questo è il perdono che ho imparato da mio padre e da mia madre. Questo è quello che la mia anima mi dice: siate in pace e amatevi l’un l’altro.
Cari fratelli e sorelle, tutti ci rendiamo conto dell’importanza della luce quando ci troviamo al buio, e tutti ci rendiamo conto dell’importanza della voce quando c’è il silenzio. E nello stesso modo quando eravamo nello Swat, in Pakistan, noi ci siamo resi conto dell’importanza dei libri e delle penne quando abbiamo visto le armi. I saggi dicevano che la penna uccide più della spada, ed è vero. Gli estremisti avevano e hanno paura dell’istruzione, dei libri e delle penne. Hanno paura del potere dell’istruzione. Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa. Ed è per questo che hanno appena ucciso a Quetta 14 innocenti studenti di medicina. È per questo che fanno saltare scuole in aria tutti i giorni. È per questo che uccidono i volontari antipolio nel Khyber Pukhtoonkhwa e nelle Fata. Perché hanno avuto e hanno paura del cambiamento, dell’uguaglianza che essa porterebbero nella nostra società.
Un giorno ricordo che un bambino della nostra scuola chiese a un giornalista perché i Taliban sono contrari all’istruzione. Il giornalista rispose con grande semplicità. Indicando un libro disse: “I Taliban hanno paura dei libri perché non sanno che cosa c’è scritto dentro”. Pensano che Dio sia un piccolo essere conservatore che manderebbe le bambine all’inferno soltanto perché vogliono andare a scuola. I terroristi usano a sproposito il nome dell’Islam e la società pashtun per il loro tornaconto personale. Il Pakistan è un paese democratico che ama la pace e che vorrebbe trasmettere istruzione ai suoi figli. L’Islam dice che non soltanto è diritto di ogni bambino essere educato, ma anche che quello è il suo dovere e la sua responsabilità.
Onorevole Signor Segretario generale, per l’istruzione è necessaria la pace, ma in molti paesi del mondo c’è la guerra. E noi siamo veramente stufi di queste guerre. In molti paesi del mondo donne e bambini soffrono in altri modi. In India i bambini poveri sono vittime del lavoro infantile. Molte scuole sono state distrutte in Nigeria. In Afghanistan la popolazione è oppressa dalle conseguenze dell’estremismo da decenni. Le giovani donne sono costrette a lavorare e a sposarsi in tenera età. Povertà, ignoranza, ingiustizia, razzismo e privazione dei diritti umani di base sono i problemi principali con i quali devono fare i conti sia gli uomini sia le donne.
Cari fratelli e sorelle, è giunta l’ora di farsi sentire, di lottare per cambiare questo mondo e quindi oggi facciamo appello ai leader di tutto il mondo affinché proteggano i diritti delle donne e dei bambini. Facciamo appello alle nazioni sviluppate affinché garantiscano sostegno ed espandano le pari opportunità di istruzione alle bambine nei paesi in via di sviluppo. Facciamo appello a tutte comunità di essere tolleranti, di respingere i pregiudizi basati sulla casta, sulla fede, sulla setta, sulla fede o sul genere. Per garantire libertà e eguaglianza alle donne, così che possano stare bene e prosperare. Non potremo avere successo come razza umana, se la metà di noi resta indietro. Facciamo appello a tutte le sorelle nel mondo affinché siano coraggiose, per abbracciare la forza che è in loro e cercare di realizzarsi al massimo delle loro possibilità.
Cari fratelli e sorelle vogliamo scuole, vogliamo istruzione per tutti i bambini per garantire loro un luminoso futuro. Ci faremo sentire, parleremo per i nostri diritti e così cambieremo le cose. Dobbiamo credere nella potenza e nella forza delle nostre parole. Le nostre parole possono cambiare il mondo. Perché siamo tutti uniti, riuniti per la causa dell’istruzione e se vogliamo raggiungere questo obiettivo dovreste aiutarci a conquistare potere tramite le armi della conoscenza e lasciarci schierare le une accanto alle altre con unità e senso di coesione.
Cari fratelli e sorelle non dobbiamo dimenticare che milioni di persone soffrono per ignoranza, povertà e ingiustizia. Non dobbiamo dimenticare che milioni di persone non hanno scuole. Lasciateci ingaggiare dunque una lotta globale contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo e lasciateci prendere in mano libri e penne. Queste sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione ai mali del mondo. L’istruzione potrà salvare il mondo.
Etichette:
discorso,
istruzione,
malala,
onu
"Siamo tutti con Chiara", raccolta fondi per dare una vita normale ad una volontaria di Caltanissetta
Chiara Cumella è una ragazza nissena di 13 anni affetta dalla rara
sindrome di Arnold Chiari ed è socia dell'associazione di volontariato GSI - Giovani Scout Italiani di Caltanissetta. Ha un'unica speranza di tornare alla vita
normale, un intervento
negli Stati Uniti dal costo complessivo di 230 mila dollari. L'intervento è stato fissato per il 5 agosto. Chiara, quindi, andrà negli Stati Uniti per l’operazione di saldatura cranio cervicale e di decompressione cranica che potrà risolvere il suo problema. I nisseni nelle ultime settimane hanno fatto a gara per contribuire direttamente alla raccolta fondi per il costosissimo intervento al “Chiari Institute” di New York. La famiglia Cumella ringrazia la città, le istituzioni, il Vescovo e le parrocchie e tutti coloro si sono spesi per la causa. La cifra raccolta sinora sul conto corrente della banca Toniolo, attivato a tale scopo, è di 70 mila euro, a cui hanno contribuito i nisseni e i cittadini di Ravenna che hanno conosciuto Chiara in un anno di degenza. A queste somme va aggiunto quanto raccolto dalle parrocchie che è confluito in un conto corrente dedicato aperto dalla Curia su iniziativa del Vescovo Mario Russotto.
Si può ancora contribuire e l'associazione GSI invita tutti a sostenere la campagna con un bonifico di qualsiasi cifra.
Per chi volesse dare anche un sostegno morale a Chiara, può scriverle su facebook alla pagina Kiara Cumella o sul gruppo Aiutiamo Chiara.
Si può ancora contribuire e l'associazione GSI invita tutti a sostenere la campagna con un bonifico di qualsiasi cifra.
Per donare ci si può rivolgere a
MARIA CONCETTA CELESTRE (mamma di Chiara)
MARIA CONCETTA CELESTRE (mamma di Chiara)
tel. 328.3779263 o fare un Bonifico Bancario intestato a:
MARIA CONCETTA CELESTRE
IBAN: IT20P0895216700000000137120
CAUSALE: AIUTIAMO CHIARA
Ulteriori dettagli su www.aiutiamochiara.it.Per chi volesse dare anche un sostegno morale a Chiara, può scriverle su facebook alla pagina Kiara Cumella o sul gruppo Aiutiamo Chiara.
Etichette:
Caltanissetta,
chiara cumella,
gsi,
raccolta fondi
venerdì 12 luglio 2013
Centro Orizzonte Lavoro organizza a Catania la presentazione di un volume su carcere e lavoro
Lunedì 15 luglio, alle ore 9,30, alla presenza del Sottosegretario alla Giustizia, On. Giuseppe Berretta, verrà presentata la pubblicazione “Il lavoro nel carcere che cambia”, edito dalla Franco Angeli, frutto di una lunga ricerca.
L’evento, che si svolgerà nel Salone delle conferenze della Casa Circondariale per adulti di Bicocca (CT), costituirà l’occasione per discutere del quanto mai attuale tema “Carcere e lavoro”.
Interverranno il Direttore della Casa Circondariale di Bicocca, dott. Giovanni Rizza, don Vincenzo Giammello, salesiano, co-autore, dott. Salvo Fleres, Garante regionale dei diritti dei detenuti, dott. Angelo Meli, Direttore del Dipartimento Giustizia Minorile per la Sicilia, dott. Maurizio Veneziano, Provveditore Regionale Amministrazione Penitenziaria, dott.ssa Maria Randazzo, Direttrice dell’Istituto penale Minorile di Bicocca. Modera il dott. Giuseppe Di Fazio, Giornalista.
Il testo è rivolto sia al grande pubblico, chiamato al dovere civico di partecipare al dibattito sull’emergenza carcere, che agli addetti ai lavori, nella convinzione, supponiamo condivisa, che, per chi è entrato nell’area penale, senza lavoro non c’è futuro e sarà sempre e solo galera. Con tale obiettivo, il volume costituisce un utile vademecum, in grado di contribuire all’applicazione di una pena non più basata sulla custodia che affligge, ma sul trattamento che recupera, grazie al lavoro.
Per motivi organizzativi e per potere accedere alla struttura penitenziaria, è necessario prenotarsi, inviando l’apposita scheda, da richiedere a info@colct.it.
Etichette:
carcere e lavoro,
Catania,
centro orizzonte lavoro,
presentazione,
volume
Ma il cielo è sempre più blu. Musical a Gela
Lo propone l'associazione Progetto H in collaborazione con varie realtà fra cui MoVI, CeSVoP, Fondazione con il Sud e Comune di Gela. Si tratta della favola di Peter Pan rivisitata in chiave innovativa per favorire nuove forme educative di integrazione. Sabato 13 luglio 2013, alle ore 21,30 in piazza Roma a Gela.
Etichette:
disabili,
Gela,
il cielo è sempre più blu,
musical,
piazza roma,
Progetto H
Istat: in Italia Terzo settore in crescita
L'Istat ha presentato il suo rapporto sullo stato di salute dei settori economici del nostro Paese. I dati raccolti riguardano anche il Terzo settore. Ecco come l'agenzia stampa Redattore Sociale sintetizza ciò che è emerso dai censimenti dell'Istat.
«Cresce il Terzo settore in Italia: al 31 dicembre 2011 le organizzazioni non profit attive sul territorio nazionale sono 301.191 con un incremento del 28 per cento rispetto al 2001, anno dell'ultima rilevazione censuaria del settore. Lo dice il 9° Censimento dell'industria, i servizi e del non profit dell'Istat, i cui risultati sono stati presentati oggi (11 luglio 2013) a Roma. Il rapporto sottolinea che il settore è tra i più dinamici anche in termini di dipendenti, con un 39 per cento in più in dieci anni di occupati. In generale la crescita del non profit riguarda tutte le regioni italiane, con punte sopra la media nazionale al Centro e nel Nord- ovest (rispettivamente 32,8 e 32, 4 per cento in più rispetto al 2001). Rilevante anche l'apporto di risorse umane impegnate nel settore. Le istituzioni non profit contano infatti sul contributo lavorativo di 4,7 milioni di volontari, 681mila dipendenti, 271mila lavoratori esterni e cinquemila lavoratori temporanei. Quattro istituzioni su cinque usufruiscono del lavoro volontario, mentre il 13, 9 per cento delle organizzazioni rilevate opera con personale dipendente e l'11, 9 per cento si avvale di lavoratori esterni (lavoratori con contratti di collaborazione). Nel tessuto produttivo italiano, sottolinea il Censimento, il non profit occupa una posizione significativa: il 6,4 per cento delle unità economiche attive. Il settore della cultura e dello sport assorbe il 65 per cento del totale delle istituzioni non profit, seguito dai settori dell'assistenza sociale (con 25 mila istituzioni), delle relazioni sindacali e di rappresentanza (16 mila realtà), dell'istruzione e ricerca (15 mila istituzioni). Il peso della componente non profit nell'assistenza sociale è significativo anche in termini di occupazione con 544 addetti ogni 100 imprese. Quasi la metà dei dipendenti impiegati nelle istituzioni non profit (46, 9 per cento) è concentrata in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna». (ec) (fonte Redattore sociale 11lug13)
«Cresce il Terzo settore in Italia: al 31 dicembre 2011 le organizzazioni non profit attive sul territorio nazionale sono 301.191 con un incremento del 28 per cento rispetto al 2001, anno dell'ultima rilevazione censuaria del settore. Lo dice il 9° Censimento dell'industria, i servizi e del non profit dell'Istat, i cui risultati sono stati presentati oggi (11 luglio 2013) a Roma. Il rapporto sottolinea che il settore è tra i più dinamici anche in termini di dipendenti, con un 39 per cento in più in dieci anni di occupati. In generale la crescita del non profit riguarda tutte le regioni italiane, con punte sopra la media nazionale al Centro e nel Nord- ovest (rispettivamente 32,8 e 32, 4 per cento in più rispetto al 2001). Rilevante anche l'apporto di risorse umane impegnate nel settore. Le istituzioni non profit contano infatti sul contributo lavorativo di 4,7 milioni di volontari, 681mila dipendenti, 271mila lavoratori esterni e cinquemila lavoratori temporanei. Quattro istituzioni su cinque usufruiscono del lavoro volontario, mentre il 13, 9 per cento delle organizzazioni rilevate opera con personale dipendente e l'11, 9 per cento si avvale di lavoratori esterni (lavoratori con contratti di collaborazione). Nel tessuto produttivo italiano, sottolinea il Censimento, il non profit occupa una posizione significativa: il 6,4 per cento delle unità economiche attive. Il settore della cultura e dello sport assorbe il 65 per cento del totale delle istituzioni non profit, seguito dai settori dell'assistenza sociale (con 25 mila istituzioni), delle relazioni sindacali e di rappresentanza (16 mila realtà), dell'istruzione e ricerca (15 mila istituzioni). Il peso della componente non profit nell'assistenza sociale è significativo anche in termini di occupazione con 544 addetti ogni 100 imprese. Quasi la metà dei dipendenti impiegati nelle istituzioni non profit (46, 9 per cento) è concentrata in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna». (ec) (fonte Redattore sociale 11lug13)
Etichette:
istat,
Italia,
no profit,
terzo settore
Iscriviti a:
Post (Atom)









