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giovedì 4 novembre 2010

Dall'ANSA Sicilia due notizie su cui riflettere

Centro studi Cgil: 40,3% siciliani vicino soglia poverta'
In Sicilia coinvolte 480 mila famiglie
(ANSA) - PALERMO, 4 NOV - Il 40,3% della popolazione siciliana ha un reddito talmente basso da potere essere considerato povero o prossimo alla poverta'. La Sicilia, inoltre, si presenta oggi come una delle regioni italiane, tutte del Mezzogiorno, con grandi disuguaglianze nella distribuzione del reddito. L'analisi e' del Cerdfos, il centro studi della Cgil siciliana. L'indagine rivela che su 2.700.000 famiglie in Italia che si trovano nella soglia della poverta' relativa, il 18% pari a 480 mila famiglie, sono in Sicilia.

Poverta': 1200 indigenti a tavole mense sociali Palermo
Fenomeno fuori da statistiche; in 15 mila prendono pacco spesa
(ANSA) - PALERMO, 4 NOV - A Palermo almeno 1200 persone al giorno siedono alle tavole di una delle mense dove ricevono un pasto caldo, assistenza e ospitalita'. Di loro non c'e' traccia nelle statistiche: ''Manca una stima precisa e i dati ufficiali non sono disponibili'' spiegano dalla Caritas. Tra gli indigenti vi e' anche una parte di cosiddetti ''nuovi poveri'': ci sono molti immigrati, ma anche giovani con storie difficili alle spalle e senza un lavoro regolare, cinquantenni disoccupati con famiglie a carico.

martedì 26 ottobre 2010

Rapporto Caritas/Migrantes. Presentati i dati

Stranieri sulla soglia dei 5 milioni: uno su dieci vive al Nord Italia

Sono arrivati alla soglia dei cinque milioni e rappresentano ormai oltre l’8% dei residenti nel nostro paese: uno su dodici. Sono concentrati soprattutto al nord e al centro, e la città resta per molti di loro l’ambiente di vita ideale. Il volto dell’immigrazione in Italia viene raccontato, per il ventesimo anno consecutivo, dal Dossier Immigrazione Caritas/Migrantes, presentato oggi a Roma e in altre 22 città italiane. Il rapporto sottolinea l’apporto demografico ed economico dato dagli stranieri al nostro paese e disegna il quadro della loro presenza sul territorio, sfatando alcuni luoghi comuni e contribuendo a riportare nell’alveo di numeri e cifre ciò che spesso si giudica solamente attraverso lo stereotipo o il sentito dire.
Tra fisco e previdenza dagli stranieri arrivano 11 milioni di euro: vengono versati infatti 7,5 miliardi di contributi previdenziali e 3,5 miliardi di gettito fiscale, mentre ogni anno le spese per i permessi di soggiorno e le richieste di cittadinanza fruttano, da sole, 100 milioni di euro. Il rapporto, anche economico, fra costi e benefici fa pendere la bilancia sugli aspetti positivi dell’integrazione sociale, che risultano evidenti soprattutto dal punto di vista demografico.
La stima del numero degli stranieri regolarmente soggiornanti nel nostro paese è arrivata a 4 milioni e 919 mila, un dato superiore di circa 700 mila unità rispetto a quello conteggiato dall’Istat (4 milioni 235 mila residenti stranieri all’inizio del 2010): una differenza spiegabile in parte con il conteggio di quanti, pur in regola con le norme sull’ingresso e il soggiorno, non sono ancora registrati in anagrafe. L’immigrazione in Italia resta essenzialmente europea: dal vecchio continente arriva uno straniero su due, e ai primi due posti fra le collettività più diffuse ci sono romeni e albanesi. Gli africani sono il 22%, con i marocchini a piazzarsi sul podio come terza comunità più numerosa. I residenti stranieri vivono soprattutto al nord (oltre il 60%) e al centro, mentre al sud e nelle isole dimora solamente il 13% di essi: Roma e Milano rimangono in testa fra i comuni capoluogo, ma l’incidenza più alta rispetto al totale della popolazione si registra in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto: quasi un residente su dieci è straniero. I tassi più alti di integrazione sociale si ritrovano in termini assoluti in Emilia Romagna, mentre la minore distanza rispetto al resto della popolazione è registrato in Sicilia.
Dagli stranieri arriva un contributo essenziale all’abbassamento dell’età media e al contenimento dell’invecchiamento della popolazione: in Italia infatti un residente su cinque ha più di 65 anni, ma fra gli stranieri la quota crolla al 2,2%. Aumenta il contributo straniero anche alle nascite (le straniere hanno un tasso di fecondità nettamente superiori a quello delle italiane: 2.05 contro 1.32 figli per donna): oltre 77mila sono i nuovi nati da genitori stranieri. Oggi un residente straniero su otto è una seconda generazione. In crescita anche i matrimoni misti che, contrariamente al sentire comune, non sembrano soffrire molto più di tutte le altre unioni: la crescita di separazioni e divorzi anzi, nonostante le maggiori difficoltà oggettive di un rapporto fra culture differenti, è meno marcato fra le unioni miste rispetto ai matrimoni fra soli italiani.
A proposito di luoghi comuni sfatati, il Dossier conferma che non esiste alcun nessun nesso tra aumento degli stranieri e aumento delle denunce: tra il 2007 e il 2009 calano del 13,5% le denunce nei confronti degli immigrati (sia regolari che non): nello stesso periodo i soli stranieri residenti crescono del 25%. Confermato anche il dato che il tasso di criminalità dei regolari è sostanzialmente appaiato a quello degli italiani. Particolare il caso di Roma, dove in tre anni la popolazione straniera regolare è cresciuta del 62%, le denunce contro regolari e irregolari del 6,8%. Addirittura eclatante il caso romeno: +142% di presenze, -13% di denunce. E mentre la donna immigrata assume sempre più il ruolo di “motore della trasformazione”, i redattori del Dossier ricordano che è sempre necessaria una riflessione rigorosa su flussi migratori e capacità di accoglienza. L’unico modo per governare un fenomeno che entra ogni anno sempre più nel Dna umano e culturale dell’Italia. (ska - tratto da Redattore Sociale del 26ott10)